Lessico
Le parole di ogni tradizione, ricondotte alla loro lingua. Per ritrovare, dietro le traduzioni moderne, l'operazione precisa che il termine designa.
A
- Accelerazione sociale — Filosofia occidentale · French Da Hartmut Rosa, l'accelerazione sociale non è la sensazione individuale di rincorrere il tempo, ma la logica strutturale delle società moderne. Una società moderna regge solo aumentando senza sosta: ha bisogno di crescita economica, di accelerazione tecnica e di innovazione culturale costanti anche solo per mantenere il proprio equilibrio. Questi tre motori si alimentano a vicenda e finiscono per dettare il ritmo della vita, fino a recidere il soggetto da ogni relazione viva con il mondo.
- Acédie · ἀκηδία (akèdia) — Mistica cristiana · French Torpore e disgusto spirituale che afferra il monaco a metà giornata, che la tradizione monastica chiama « il demonio di mezzogiorno » dal salmo 90/91. Evagrio Pontico lo annovera tra gli otto pensieri malvagi e lo descrive come il più gravoso: non la sensualità né la vanagloria, ma un senso di nausea per l’ora presente e il luogo in cui ci si trova. La parola greca *akèdia* significa letteralmente « assenza di cura », l’incapacità di prendersi a cuore ciò che dovrebbe importare. Il suo segno più certo non è il riposo, ma l’instabilità: il disgusto per la cella spinge a uscirne.
- Active Hope — Filosofia occidentale · English Da Joanna Macy e Chris Johnstone, la speranza smette di essere una previsione — *« prima o poi si sistemerà tutto »* — per diventare una pratica. Non la si *ha*, la si *fa*, come si coltiva un orto o ci si allena al tai-chi. Tre gesti la compongono: guardare in faccia la realtà, nominare la direzione che si vuole veder realizzare, fare un passo verso di essa. Non richiede ottimismo: la si può praticare anche là dove ci si sente senza speranza, perché ciò che la guida non è la stima delle probabilità, ma l’intenzione. Sperare diventa un verbo.
- adiar o fim do mundo · différer la fin du monde — Krenak · Portuguese Espressione del pensatore krenak Ailton Krenak (*A vida não é útil*, 2020; titolo del suo libro *Ideias para adiar o fim do mundo*, 2019): non ritardare con la tecnica una catastrofe imminente, ma tenere aperta la possibilità di immaginare un altro mondo. Krenak la rovescia subito: la fine non è davanti a noi, è già avvenuta — per i popoli delle Americhe, il mondo è già finito una volta, con la conquista. «Differire la fine del mondo» non significa quindi prolungare l’ordine presente, che rifiuta, ma impedire la fine della capacità di sognare un mondo diverso. Ciò che ne fa le veci, presso i Krenak, è il sogno praticato come istituzione.
- Advaita · अद्वैत (advaita) — Vedānta · Sanskrit La non-dualità: letteralmente «non due». Al termine della ricerca, l'anima individuale (*ātman*) e l'assoluto (*brahman*) non sono due realtà separate, ma una sola, sotto la molteplicità apparente. La parola procede per negazione: non dice «uno», rifiuta il «due». La diversità del mondo è reale come manifestazione, non come separazione tra sostanze distinte.
- Aeternitas · aeternitas — Filosofia occidentale · Latin La definizione classica dell'eternità, forgiata da Boezio nel libro V: il possesso intero e simultaneo di una vita senza successione, senza inizio, mezzo né fine. Essa si oppone alla durata temporale, che non si possiede mai tutta intera — il domani manca ancora quando il giorno prima è già perduto. L'eternità non è un tempo molto lungo: è un modo d'essere in cui tutto è tenuto in un sol colpo. Da distinguere dalla *[distentio animi](/lexique/distentio-animi/)* di Agostino, il tempo vissuto come stiramento e dissipazione dell'anima; e da una semplice durata infinita, poiché una successione senza fine resta una successione, non un possesso simultaneo.
- Afrotopia — Filosofia occidentale · French Da Felwine Sarr, l'Afrotopia non è un luogo ma un'utopia attiva: non il sogno di un paradiso africano a venire, ma il lavoro di individuare, nella realtà presente del continente, i germi di un futuro possibile e di fecondarli. Respinge il racconto del «recupero» — l'idea che l'Africa debba rincorrere il modello economico e sociale dell'Occidente per colmare un ritardo. Sarr contrappone un'Africa che attinge alle proprie risorse mitologiche, culturali e spirituali per inventare la propria traiettoria. Né nostalgia di un passato precoloniale, né mimetismo dello sviluppo: un atto di fede in possibilità da far nascere attraverso il pensiero e l'azione.
- Agencement — Filosofia occidentale · French Un assemblaggio è un insieme eterogeneo che fa funzionare insieme elementi di natura diversa — corpi, enunciati, affetti, strumenti. Si dispiega lungo due assi: da un lato il contenuto e l’espressione, realmente distinti ma in presupposizione reciproca; dall’altro la territorialità che lo stabilizza e le linee di deterritorializzazione che lo attraversano e lo portano verso altro. Ciò che lo costituisce non è una struttura fissa, ma un movimento doppio, sempre in atto.
- Ahiṃsā · a-hiṃsā (pali identique) — Buddhismo · Sanskrit La non-nocività: astenersi dal ferire e uccidere tutto ciò che vive. La parola unisce il privativo *a-* a *hiṃsā*, «l’atto di nuocere». Nel *Dhammapada*, questa astensione non discende da una legge ricevuta: risale al riconoscere che ogni essere trema davanti alla violenza e tiene alla propria vita, come me. Una moderazione attiva fondata sulla paura condivisa, non una semplice passività.
- ahupuaʻa · prononc. « a-hou-pou-A-a » (ʻokina = coup de glotte) — Kanaka Maoli · Hawaiian Termine hawaiano (*ʻōlelo Hawaiʻi*): la grande suddivisione territoriale dell'antico Hawaiʻi, che scende dalla montagna al mare e si prolunga nell'oceano. George Kanahele ne fornisce l'etimologia: il nome deriva da un cumulo di pietre (*ahu*) posto al confine, sormontato da un'immagine di maiale (*puaʻa*). L'*ahupuaʻa* non è una semplice ripartizione amministrativa: è l'unità che garantisce, all'interno di uno stesso territorio continuo, l'accesso a tutte le risorse — quelle delle alture, quelle della costa e quelle del mare — senza che la riva ne costituisca mai un confine.
- Ainu Mosir · Ainu Mosir (mosir : terre, monde, pays) — Ainu · Ainu Nome che gli Ainu danno alla propria terra — Hokkaidō, le Curili, Sachalin —, prima che lo Stato giapponese la ribattezzasse « Hokkaidō » e ne facesse una provincia da colonizzare. Shigeru Kayano, anziano di Nibutani e primo Ainu eletto alla Dieta giapponese (1994), lo spiega egli stesso nelle sue memorie: *Ainu Mosir* significa «una terra pacifica per gli umani». La parola *mosir* (terra, mondo, paese) non è propria solo degli umani: nei canti divini (*yukar*) designa anche il *kamuy mosir*, la «terra degli dei», dove risiedono i *kamuy*. Due mondi vicini, una sola parola per nominarli entrambi — traccia linguistica di una cosmologia in cui gli dei non stanno sopra gli umani, ma accanto.
- Ajutap · awajún (tronc jívaro) ; Alto Marañón, Amazonie péruvienne — awajun · Awajun Tra gli Awajún del río Marañón, l’*ajutap* è un essere-antenato che dona il potere di vivere. Non ha forma fissa: si manifesta come tigre di terra (*ikamñawa*), aquila, boa o testa fluttuante (*bukea*), sempre in un vento violento, e parla «come un umano». Ciò che trasmette è un *discurso*, un discorso che annuncia a chi lo riceve come sarà la sua vita. Lo si ottiene solo al termine di un lungo digiuno rituale — *toé*, tabacco e ayahuasca assunti vicino a una cascata — perché è lì che gli *ajutap* vanno a bere. L’*ajutap* non è né un dio a cui si prega né un’anima di defunto: è una potenza ancestrale che parla e fa vivere a lungo chi sa accoglierla.
- Akinananti · akinananti — Shipibo-Conibo · Shipibo Nave shipibo-konibo che l'artista Chonon Bensho e suo marito Pedro Favaron glossano come: il lavoro fatto insieme, con amore e gioia, che non persegue fini egoistici ma cerca il bene di tutti. Non è un metodo per produrre meglio in molti: l'amore e la gioia (l'affetto) e il bene comune (il fine) non sono aggiunti al compito, lo costituiscono. La parola presuppone un mondo fatto di soggetti in relazione — *«nessuno è nella solitudine»* — e non una riserva di oggetti inerti da prelevare.
- Akrasia · ἀκρασία (akrasia) — Filosofia occidentale · Greek L'incontinenza, la mancanza di padronanza di sé: lo stato di chi conosce il bene eppure fa il male, la sua risoluzione travolta dalla passione. L'incontinente non ha un pensiero fermo a favore della sua colpa; lotta ancora contro sé stesso, poi cede. Aristotele ne fa il problema centrale del Libro VII: come si può agire contro ciò che si sa essere buono? Da distinguere dall'*intemperanza* (il dissoluto), che sceglie deliberatamente il male per convinzione e non prova alcuna lotta, e dal vizio tout court, che corrompe fino al giudizio.
- Aktēmosynè · ἀκτημοσύνη (aktēmosynē) — Mistica cristiana · Greek L'*aktēmosynè* è il non possesso volontario — non la povertà che si subisce, ma l’indigenza che si sceglie come disciplina. Prima delle ascesi del deserto: non tenere nulla per sé, affinché nulla ti tenga. Il monaco se ne serve per alleggerire il cuore e volgerlo senza impedimenti verso Dio.
- aliento del Sol vivo · le souffle du Soleil vivant — Asháninka · Spanish Formulazione dello specialista asháninka Eusebio Laos — in spagnolo, la lingua in cui ha affidato la sua visione del mondo, neppure una parola nella lingua asháninka. Essa definisce l’acqua non come una sostanza né una risorsa, ma come il <em>soffio</em> (aliento) di un Sole vivo: questo soffio, il Sole lo ha fatto girare intorno alla terra affinché vivessero uccelli, bestie e persone, e l’aria ne è lo spirito («lo spirito dell’acqua è l’aria»). Respirare e traspirare — piante, animali, umani — significa dunque condividere uno stesso soffio-acqua che il Sole ha posto tutto intorno al mondo. L’acqua non è un elemento tra gli altri: è l’alito di un astro considerato una persona, prestato a tutto ciò che vive.
- aloha ʻāina · prononc. « a-LO-ha AÏ-na » (ʻokina = coup de glotte) — Kanaka Maoli · Hawaiian Espressione hawaiana (*ʻōlelo Hawaiʻi*): l'amore per la terra. Ma la parola che ama, *ʻāina*, non significa «suolo» né «territorio»: deriva da *ʻai*, il cibo e l'atto di mangiare, e si lascia tradurre, secondo George Kanahele, come «ciò che nutre». Amare la *ʻāina*, dunque, non è affezionarsi a uno scenario né rivendicare una proprietà: è tenere a ciò che ti nutre, e che gli Hawaiani considerano un avo vivente — la terra nata dall'unione di Papa (la Madre Terra) e Wākea (il Padre Cielo), da cui discendono. L'amore qui ha come rovescio un dovere di cura, *mālama*, «prendersi cura con amore». *Aloha ʻāina* può essere definito «patriottismo», osserva Kanahele — ma un patriottismo il cui oggetto non è una bandiera: è la terra-che-nutre stessa, un parente che non si profana.
- Aluna · aluna jaba (kággaba) — Kogi (Kággaba) · Spanish Tra i Kággaba (Kogi) della Sierra Nevada di Santa Marta, *aluna* indica la dimensione spirituale del mondo — spesso resa come « il pensiero-madre » — in cui ogni elemento della natura possiede il proprio padrone spirituale, il proprio padre e la propria madre, con cui è necessario mantenere la comunicazione. Non è un aldilà separato: è il rovescio da cui ha origine e si ordina ciò che appare. Il termine affiora nel discorso pubblico dell'Organizzazione Gonawindúa Tayrona nella forma « aluna jaba », la Madre in *aluna*, colei che ha lasciato la storia di ogni cosa e dei suoi legami. Ci si attiene qui a quanto i Kággaba stessi hanno reso pubblico: il sapere riservato dei *mamos* non viene dissotterrato.
- Amicitia · amicitia — Filosofia occidentale · Latin Per Cicerone, l'*amicitia* non è uno scambio di favori, ma la perfetta armonia di due anime unite da un affetto reciproco, e il suo unico fondamento è la virtù: senza di essa, non esiste vera amicizia. Questa non nasce dalla nostra debolezza — non colma una mancanza — ma da un’inclinazione della natura che riconosce nell’altro la rettitudine. Da qui la sua formula: l’amico è «un altro sé stesso», e l’amicizia vera, poiché la natura non muta, è eterna.
- Amor Dei intellectualis — Filosofia occidentale · Latin L'«*amore intellettuale di Dio*» è il vertice dell'*Etica* di Spinoza. Nasce dal terzo genere di conoscenza — l'intuizione che coglie le cose singole «*sotto la specie dell'eternità*» — come una gioia accompagnata dall'idea di Dio assunto come causa. Non l'amore di un Dio immaginato presente, ma quello che segue dal concepire che Dio è eterno. Eterno esso stesso, è la parte attraverso cui lo spirito umano partecipa all'amore infinito con cui Dio ama se stesso.
- Amor fati — Filosofia occidentale · Latin « Amore del destino ». In Nietzsche letto da Deleuze, l'*amor fati* non è la sottomissione a un fato che si subisce, ma l'affermazione del necessario come si afferma un lancio di dadi: si getta il caso in un solo gesto, e si ama la combinazione che ricade perché è necessaria. Il caso lanciato e la necessità del risultato non si oppongono — formano la coppia dionisiaca caso-destino. Amare il fatale significa volere il reale fin dentro ciò che non è stato scelto.
- Amour de soi — Filosofia occidentale · French Presso Rousseau, l’*amour de soi* è un sentimento naturale, anteriore a ogni società, che spinge ogni animale a vegliare sulla propria conservazione. Non è né buono né cattivo in sé: guidato nell’uomo dalla ragione e temperato dalla pietà, genera umanità e virtù. Appartiene allo stato di natura, dove ciascuno si cura solo del proprio benessere senza misurarsi con gli altri. È la radice sana dell’autoconservazione, da non confondere con l’*amour-propre*, suo doppio snaturato dalla vita sociale.
- Amour-propre — Filosofia occidentale · French Da Rousseau, l'*amour-propre* è un sentimento relativo, artificiale e nato nella società, che spinge ogni individuo a tenere più a sé che a qualsiasi altro. Nasce dal confronto: non appena gli uomini vivono insieme, ciascuno si misura, vuole essere notato, preferito, stimato, e trae il proprio valore dallo sguardo altrui. Assente nello stato di natura, è il cardine del *Discorso*: è da questo passaggio dall’amore di sé all’*amour-propre* che scaturisce la disuguaglianza morale, con il corteo di mali che gli uomini si infliggono a vicenda.
- Anachoresis · ἀναχώρησις (anachôrêsis) — Stoicismo · Greek L'anacoresi è il ritiro — ma in Marco Aurelio, un ritiro senza luogo: il ripiegamento dell'anima in sé stessa, ovunque ci si trovi. Invece di fuggire la corte, la città o la folla, ci si ritira nel dominio interiore che nessuno può raggiungere. Questo ritiro è disponibile in ogni istante e non richiede alcuno spostamento.
- Analogisme — Filosofia occidentale · French Da Philippe Descola, l'analogismo è uno dei quattro modi di identificare gli esistenti — quello che presuppone tra umani e non-umani interiorità diverse E fisicità diverse. Il mondo vi appare dapprima frantumato in una miriade di singolarità separate da lievi scarti; questa frammentazione generalizzata viene poi ricucita da una fitta rete di corrispondenze e analogie, le risonanze tra microcosmo e macrocosmo. È l'ontologia della divinazione cinese, dell'astrologia, della teoria delle segnature: un universo in cui tutto fa eco a tutto.
- Ānanda · आनन्द (ānanda) — Vedānta · Sanskrit Nel Vedānta, *ānanda* è la beatitudine: non un sentimento che giunge all'essere, ma la natura stessa dell'essere. Terzo termine di *Satchidānanda* (Esistenza-Coscienza-Beatitudine), designa la delizia essenziale che l'esistenza prova nell'esistere — di cui piacere, dolore e indifferenza non sono che traduzioni superficiali. Per Sri Aurobindo, questa gioia d'essere è inalienabile: velata dall'ego, mai perduta, è la causa, il movente e l'oggetto dell'esistenza cosmica.
- Anattā · anattā (sct. anātman) — Buddhismo · Pali Il non-sé: nulla, negli aggregati che compongono l'esperienza, è un sé permanente e sostanziale. Terza delle tre caratteristiche dell'esistenza, e negazione diretta dell'*ātman* brahmanico. Fernand Hû la rende con una perifrasi: *«Tutte le forme sono prive di realtà sostanziale»*. Ciò che viene negato è la sostanza, non l'esperienza.
- Anicca · anicca (sct. anitya) — Buddhismo · Pali L'impermanenza: tutto ciò che è composto nasce, si trasforma e si dissolve. Prima delle tre caratteristiche dell'esistenza, non è una tesi sul mondo, ma un fatto da penetrare — chi ne è «ben penetrato», dice il *Dhammapada*, è liberato dal dolore. Fernand Hû la rende con un aggettivo: gli aggregati sono «passeggeri».
- Animisme — Filosofia occidentale · French Da Philippe Descola, l'animismo non è una credenza arcaica che attribuisce un'anima alle cose, ma uno dei quattro modi di identificare gli esistenti — quello che presuppone tra umani e non-umani interiorità simili e fisicità diverse. Uno spirito identico abita in corpi distinti: l'orso, il tapiro, il fiume hanno un'anima come la mia, ma un corpo che conferisce loro un altro punto di vista. È la formula inversa del *naturalismo* moderno, che ci unisce per la materia e ci separa per lo spirito.
- Anthropotechnique · Anthropotechnik — Filosofia occidentale · German Concetto di Peter Sloterdijk: le antropotecniche sono i metodi di esercizio – mentali e fisici – attraverso cui l’essere umano lavora su sé stesso e si plasma. L’uomo vi appare come un essere di esercizio (*Übung*), sospeso a un imperativo che Sloterdijk legge nel busto di Apollo di Rilke: *« Devi cambiare la tua vita »*. Religioni, etiche, ascesi, sport: tanti sistemi di pratica che, sotto nomi diversi, rientrano in questa stessa fabbrica del sé.
- Apatheia · ἀπάθεια (apatheia) — Stoicismo · Greek L'apatia stoica non è l'assenza di sentire, ma l'assenza di turbamento: lo stato dell'anima che non è più scossa dalle passioni perché ha corretto i giudizi da cui esse nascono. Il saggio percepisce ancora le cose, ma nessun oggetto gli strappa un assenso che non abbia voluto. Non è una natura fredda, è una vittoria della ragione sul tumulto.
- Aponia · ἀπονία (aponia) — Filosofia occidentale · Greek L'aponìa è, in Epicuro, l'assenza di dolore del corpo: non un piacere che si aggiunge, ma uno stato in cui la sofferenza fisica è cessata. Essa forma con l'*atarassia* — l'assenza di turbamento dell'anima — i due versanti del sommo bene. Il corpo appagato, la mente senza agitazione: la voluttà epicurea non chiede nulla di più, e tutto ciò che pretende di accrescerla non fa che spostarla.
- Appamāda · appamāda (sanskrit apramāda) — Buddhismo · Pali Vigilanza o non-negligenza. Qualità fondamentale della mente nell'insegnamento del Buddha: non lasciarsi andare, mantenere l'attenzione presente. Secondo la tradizione, queste furono le ultime parole del Buddha prima della sua morte.
- Arútam · wampis (famille jívaro ; río Santiago, Amazonie péruvienne) — wampis · Wampis Tra i Wampis del río Santiago, l’*arútam* è uno spirito potente — e la forza-visione che dona. Questi spiriti assumono mille forme (il bradipo, lo sparviero, il condor, la tigre, il fulmine, il boa) e vagano ovunque, ma frequentano soprattutto le cascate. L’uomo che vuole trovare « la visione » si ritira lì in un rifugio, digiuna per giorni, si astiene dalle donne e assume tabacco, toé o ayahuasca *con bastante fe*, con molta fede. Chi crede negli *arútam* trova sempre la visione: essa gli conferisce un potere preciso — vivere senza problemi, dominare un nemico con la sola parola, non farsi uccidere. L’*arútam* non è un’allucinazione; non è una visione-spettacolo: è una forza che si conquista e si conserva.
- Assentatio · assentatio — Filosofia occidentale · Latin Adulazione per assenso: il vizio di chi approva sempre, dice ciò che si vuole sentire e non ha mai un'opinione contraria alla vostra. Cicerone, nel *Lelio*, ne fa il nemico capitale dell'amicizia — non perché menta sul suo oggetto, ma perché sopprime la verità, unico terreno su cui due anime possono incontrarsi. L'*assentator* non è anzitutto un bugiardo: è un uomo senza anima propria, che si conforma alla vostra «al minimo cenno». Distinta dal complimento esagerato (*adulatio*), l'*assentatio* è più sottile e più difficile da smascherare, poiché si traveste da accordo sincero.
- Ataraxia · ἀταραξία (ataraxia) — Stoicismo · Greek L'atarassia non è una calma che si installa, ma un turbamento che si rimuove. Per lo stoico, l'anima non è mai agitata dalle cose in sé — solo dalle opinioni che nutre su di esse. Togli il giudizio falso, e l'agitazione cade da sé: non resta nulla da placare. La tranquillità è dunque lo stato di default di una ragione che ha smesso di giudicare male, non una conquista aggiunta alla natura.
- Ātman · आत्मन् (ātman) — Vedānta · Sanskrit Nel Vedānta, l'Ātman è il Sé puro — non l'io psicologico fatto di abitudini, opinioni e memorie, ma il soggetto assoluto che le osserva senza dissolversi in esse. Il principio fondamentale dell'Advaita (non-dualismo): Ātman = [Brahman](/lexique/brahman/). Ciò che in ciascuno di noi è identico alla Realtà totale non è né una scintilla né un frammento — è la stessa luce, senza divisione.
- Attention · προσοχή (prosochè) / sati / νῆψις (nēpsis) — Trasversale · French Da Simone Weil, l'attenzione non è uno sforzo di concentrazione, ma il suo contrario: la sospensione del pensiero, che si rende disponibile, vuoto, pronto a ricevere l'oggetto. Non si cerca, si attende; non si afferra, si accoglie. Al suo grado più alto — *«assolutamente senza mescolanza»* — diventa preghiera. Una stessa parola racchiude tuttavia gesti opposti a seconda delle tradizioni: tensione vigile dello stoico, presenza nuda del buddhista, accoglienza del vuoto in Weil.
- Atterrir — Filosofia occidentale · French Da Bruno Latour, « *atterrare* » designa un gesto politico: rinunciare ai due poli che magnetizzavano la modernità — il Globale (l’orizzonte infinito della globalizzazione) e il Locale (il suolo-rifugio, l’identità chiusa) — per volgersi verso un terzo attrattore, il Terrestre. Il Terrestre non è « la natura » contemplata da lontano: è la sottile zona in cui la vita è possibile, popolata da agenti che reagiscono ai nostri atti. Orientarsi in questo paesaggio, e trovare dove ci si posa e con chi si accetta di coabitare, ecco cosa significa *atterrare*.
- Autarkeia · αὐτάρκεια (autarkeia) — Filosofia occidentale · Greek L'autarchia epicurea non è l'autosufficienza orgogliosa di chi fa a meno degli altri, ma l'arte di aver bisogno solo di poco — abbastanza poco perché la sorte non abbia più presa. Si conquista attraverso la selezione dei desideri: distinguendo i bisogni che la natura stessa delimita dai desideri vuoti che non hanno fondo, il saggio abbassa la soglia del sufficiente fino a renderla sempre raggiungibile. Non una privazione subita, ma un'indipendenza conquistata.
- Autopoiesis · autopoïèse (grec auto- + poièsis) — Filosofia occidentale · English Concetto elaborato da Humberto Maturana e Francisco Varela (*autopoiesi*, intorno al 1972), dal greco *auto-* (sé) e *poièsis* (fare, produrre): « farsi da sé». Designa il tratto proprio del vivente — non una sostanza, né un elenco di componenti, ma un modo di organizzazione. Un sistema vivente è una rete la cui unica funzione è produrre e rigenerare i componenti che, a loro volta, producono la rete. È chiuso sulla propria organizzazione: non fabbrica un oggetto esterno, ma fabbrica sé stesso, in modo continuo. È questo *loop* — prodotto dai suoi componenti, produttore di questi componenti — a distinguere il vivente da qualsiasi assemblaggio meccanico. «*Autopoiesi*» ne è il calco francese usuale.
- Ayllu · aymara ; mot partagé avec le quechua — Aymara · Aymara Parola aymara delle alte terre andine (condivisa con il quechua), che di solito si traduce con «comunità» — ma che il giurista aymara Fernando Huanacuni Mamani ritiene troppo riduttiva per ciò che racchiude. L'*ayllu* non è la società degli umani: è l'«unità e struttura di vita», la comunità allargata in cui gli animali, gli insetti, le piante, le montagne, l'aria, l'acqua, il sole, gli antenati e «persino ciò che non si vede» hanno la loro parte, l'essere umano non essendo che un filo tra gli altri. La sua conseguenza è tanto linguistica quanto politica: nell'*ayllu*, dice Huanacuni, «non c'è spazio per il termine *risorsa*», perché dove tutto vive, ciò che esiste sono esseri e non oggetti.
- Ayni · ayni (aymara et quechua) — Aymara · Aymara Principio andino di reciprocità: ciò che si riceve richiede un dono in cambio, nello stesso momento o in un altro. Fernando Huanacuni Mamani lo definisce «l’energia che circola tra tutte le forme di esistenza» — non uno scambio solo tra esseri umani, ma il flusso di mutuo aiuto che lega la comunità, la Madre Terra e il cosmo. L’*ayni* è la grammatica concreta del *vivir bien* andino: non si accumula, si restituisce; ogni relazione economica, giuridica o agricola ne deriva. La sua figura non è la bilancia del contratto, ma la circolazione che mantiene l’equilibrio del tutto.
B
- Bandaiyan · bandaiyan — Worrorra · Ngarinyin Parola della lingua ngarinyin (Kimberley, Australia nord-occidentale) che l’anziano David Mowaljarlai usa per l’intero continente concepito come un unico corpo vivente — lui stesso lo sottotitola *«Corpus Australis»*. Il glossario del suo libro la rende con: la massa terrestre, la natura, le persone in relazione. Il paese giace disteso supino, le sue regioni nominate come parti di un corpo: la testa a nord (Capo York, Terra di Arnhem, Kimberley), l’ombelico al centro (Uluru), il ventre a ovest (*wadi*), i polmoni sotto il golfo di Carpentaria. Al suo interno dimora il Serpente Wunggud, che fa crescere la natura sulla superficie del proprio corpo. Gli esseri umani non vi abitano da proprietari, ma vi agiscono *«come un corpo costituito»* (*a corporation*); il corpo è *«intatto»*, e la terra *«agisce per le persone»* anche dove nessuno vive. ≠ mappa/territorio (una superficie che si delimita e si divide), ≠ *«corpo»* politico (metafora dello Stato, solo umani), ≠ ambiente (ciò che ci circonda). Parola condivisa con i popoli vicini worora e wunambal.
- Baqāʾ · بقاء (baqâ) — Sufismo · Arabic Parola araba che significa « sussistenza », « permanenza ». L'esatto contrario dell'estinzione (*fanāʾ*): ciò che permane, in Dio, una volta cancellato il sé separato. Non un ritorno a sé, ma una vita nuova in cui il mistico sussiste *per* Dio e non più per sé stesso. Garcin de Tassy ne rende l'idea con l'atomo che, perduto nel sole, « partecipa alla sua durata eterna ».
- Barbaros · βάρβαρος (bárbaros) — Filosofia occidentale · Greek Parola greca che designa lo straniero dal solo suono della sua lingua: per l'orecchio ellenico, che non comprende, l'altro non parla, fa « bar-bar », un rumore inarticolato. Il barbaro non è dunque definito da ciò che è, ma da ciò che io non afferro di lui dalla mia sponda. Il termine porta in sé, fin dalla sua origine, la provincialità del giudizio che esprime: dice meno l'altro che il limite del mio uso.
- barzakh — Sufismo · Arabic Spazio liminale e intermedio, il *barzakh* designa l'istmo che separa due stati dell'essere senza confondervisi. Non è né pienamente l'uno né pienamente l'altro, ma il luogo in cui la loro opposizione si risolve in una tensione feconda. Nel pensiero sufi, incarna quella zona in cui la coscienza oscilla tra presenza e assenza, tra vita e morte, senza mai arrestarsi all'una o all'altra.
- Béatitude · beatitudo — Filosofia occidentale · Latin In Spinoza, la beatitudine non è una ricompensa promessa dopo la morte né la conseguenza di una vita virtuosa: è la virtù stessa, identificata con l’*amor intellectualis Dei*. È lo stato dell’anima che conosce le cose attraverso il terzo genere di conoscenza — la conoscenza intuitiva — e che, in questo atto, è pienamente attiva, libera, potente. La beatitudine non corona lo sforzo; ne è la <em>stoffa</em>.
- Bhakti · भक्ति (bhakti) — Vedānta · Sanskrit La devozione: l'amore rivolto a Dio come via di liberazione, accanto alla via della conoscenza e a quella dell'azione. *Bhakti* non è un sentimento che si aggiunge alla pratica religiosa; è un abbandono totale di sé, in cui il fedele fa del Divino l'unico oggetto del suo pensiero, dei suoi atti e del suo culto. La *Gītā* le dedica un intero capitolo (il «*Yoga della Devozione*») e ne fa la strada più accessibile: lì dove la conoscenza dell'Invisibile richiede uno sforzo che pochi sostengono, l'amore rivolto a un Dio personale apre la liberazione a tutti, fino al più umile.
- biiskabiyang · le retour à soi — Anishinaabe · Nishnaabemowin Parola *nishnaabemowin* portata dalla scrittrice michi saagiig nishnaabeg Leanne Betasamosake Simpson (*As We Have Always Done*, 2017): il processo — individuale e collettivo — del ritorno a sé: riprendere ciò che si è lasciato indietro, riemergere, dispiegarsi dall’interno verso l’esterno. Non un passo indietro: un ritorno al presente, che avviene attraverso le pratiche (la lingua, la pesca, il riso selvatico, la cerimonia) e non con l’introspezione. In Simpson, designa la decolonizzazione e la rinascita vissute dall’interno.
- Brahman · ब्रह्मन् (brahman) — Vedānta · Sanskrit Nel Vedānta, Brahman indica la Realtà onnipresente, assoluta e infinita, fondamento di tutto ciò che esiste. Non è un semplice concetto né una personalità divina tra le altre: è l'Esistenza in sé, la Coscienza di sé, la Beatitudine (*Satchidānanda*), che sostiene il cosmo senza ridursi ad esso. Brahman è al contempo il trascendente incomunicabile e l'immanente che abita ogni forma — l'Uno da cui nulla è escluso.
- Bu-zheng · 不爭 (bù zhēng) — Taoismo · Chinese La non-contesa: non lottare, non entrare in rivalità per un posto. Non è rassegnazione né ritiro, ma un modo di agire che trae vantaggio senza opporsi. Nel capitolo VIII del *Tao Te King*, l’acqua ne è la figura: fa del bene a tutti gli esseri e *«non lotta»*, occupando il basso che la folla disdegna. Poiché non contende nulla a nessuno, il saggio non attira alcuna colpa.
C
- Capital personnifié — Filosofia occidentale · French Ecco la traduzione: Formula con cui Marx, nel *Capitale*, coglie il capitalista non come una persona mossa da un appetito, ma come il « *supporto consapevole* » di un movimento impersonale: un valore che si valorizza, il cui unico motivo è l’appropriazione sempre crescente della ricchezza astratta. In questa figura, il mezzo — il denaro, il valore di scambio — diventa soggetto, e l’uomo non è più che il luogo in cui questo movimento prende coscienza di sé. Il carattere smisurato dell’acquisizione non è dunque un vizio di temperamento che si potrebbe moderare, ma la logica di una forma: comprare per vendere più caro si richiude sulla propria origine e non prevede alcun termine.
- Cheng · 誠 (chéng) — Trasversale · Chinese La sincerità confuciana, ma intesa in un senso forte che la parola francese indebolisce: non l'onestà verso gli altri, ma la perfetta coincidenza di un essere con la propria realtà. Lo *Zhongyong* ne fa la Via del cielo stessa; in Zhou Dunyi e Zhu Xi, è il fondamento delle virtù e la molla che porta le cose al loro compimento. Essere pienamente *cheng* significa realizzare la propria natura — e, con lo stesso movimento, compiere quella di tutte le cose. (Il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: questo termine vi è classificato come trasversale.)
- Chien de paille · 芻狗 (chú gǒu) — Taoismo · Chinese L’effigie di cane intrecciata in paglia che si ergeva per un sacrificio: adornata di ornamenti per la durata del rito, poi gettata e calpestata una volta terminata la cerimonia. Lao-Tse ne fa l’immagine dell’imparzialità del cielo e della terra, che «guardano tutte le creature come il cane di paglia» — senza affetto all’ingresso, senza disprezzo all’uscita. Non l’indifferenza crudele, ma l’uguaglianza perfetta di un cosmo che non predilige nessuno.
- Christogenèse — Filosofia occidentale · French In Teilhard de Chardin, la cristogenesi è il prolungamento cristico dell’ascesa del cosmo: se il mondo converge verso un centro, e questo centro è il Cristo, allora la «Cristogenesi» di san Paolo e di san Giovanni non è altro che la continuazione della noogenesi, a sua volta coronamento della cosmogenesi. Il divenire dell’universo, il suo ripiegarsi verso il punto Omega, vi si rilegge come una convergenza in un centro personale — il Cristo cosmico — che assume organicamente l’intera opera della creazione.
- Chthulucène — Filosofia occidentale · French Nome che Donna Haraway propone per la nostra epoca, in contrapposizione all’*Antropocene* e al *Capitalocene*. Forgiato su due radici greche — *khthôn*, la terra e le sue potenze sotterranee, e *kainos*, l’« ora » — indica un tempo-luogo in cui umani e non-umani sono inestricabilmente intrecciati, dove si tratta di *fare-con* e di *restare con il problema* piuttosto che fuggire in un futuro riparato o in un collasso accettato. Niente a che vedere con il Cthulhu di Lovecraft: Haraway tiene al «ctonio», agli esseri della terra, tentacolari e molteplici.
- clinamen — Filosofia occidentale · Latin Deviazione minima e imprevedibile degli atomi nella loro caduta, che introduce un principio di libertà all’interno di un determinismo meccanico. Questo movimento minimo, senza causa assegnabile, consente l’emergere delle forme e delle esistenze spezzando la necessità assoluta. Incarna lo scarto attraverso cui la natura si rinnova e sfugge alla ripetizione sterile.
- Clôture opérationnelle · operational closure (anglais) — Filosofia occidentale · English Da Varela, il criterio che consente di comprendere un sistema cognitivo o vivente non attraverso le sue relazioni di input e output, ma attraverso la *chiusura* del suo funzionamento: un sistema a *chiusura operazionale* è una rete di processi i cui risultati sono questi stessi processi — un circuito che non sfocia in nulla di esterno a sé. Non si tratta dell’assenza di scambi con l’ambiente (il sistema resta aperto sul piano materiale ed energetico), ma dell’autonomia della sua organizzazione: ciò che lo definisce non è ciò che entra o esce, ma il fatto che la sua operazione si richiuda su se stessa. Una simile rete sfugge all’eteronomia — al controllo da parte di meccanismi esterni.
- Collapsologie · du latin collapsus, « qui est tombé en un seul bloc » — Filosofia occidentale · French Termine coniato da Pablo Servigne e Raphaël Stevens per designare lo studio transdisciplinare del possibile collasso della civiltà industriale, e di ciò che potrebbe seguirle. Né profezia di sventura né manuale di ritirata, è un tentativo di conoscenza lucida — che unisce dati scientifici, ragione e intuizione — per affrontare ciò che viene e discutere serenamente di cosa farne.
- Como en un panal de avispas · expression du relator shawi ; « comme dans un nid de guêpes » — shawi · Spanish Per dire la forma del mondo, gli Shawi dell'Amazzonia peruviana non ricorrono innanzitutto a una mappa né a un cielo: dicono che *il mondo è ovale come il favo delle vespe*. L'immagine non è decorativa. Un nido di vespe è chiuso, alveolato, tutto in celle comunicanti; così il mondo shawi è un volume chiuso, ricoperto da un immenso strato azzurro fatto di «terra» di sole, dove ogni spazio — quello dell'acqua, del sottosuolo, della pioggia, del vento, della luna, del sole, dei morti — è un'alveola abitata, dotata della sua «madre» (*a'shin*). Abitare il mondo, per uno Shawi, significa sapersi alloggiato in una di queste celle di un medesimo corpo popolato. Il favo delle vespe non è una comparazione poetica: è un modello cosmologico — una geometria del mondo ≠ una metafora ornamentale.
- Complexité — Filosofia occidentale · French Da Edgar Morin, la complessità non è la complicazione (un gran numero di elementi da enumerare), ma il carattere di ciò che è tessuto insieme — la parola latina *complexus* significa letteralmente « ciò che è intrecciato ». Un fenomeno complesso non si lascia ridurre alle sue parti: il tutto e le parti vi si generano a vicenda. Pensare la complessità significa rifiutare il pensiero che seziona, isola e semplifica.
- Complexité-conscience — Filosofia occidentale · French La legge della complessità-coscienza è l’asse di tutto il pensiero di Teilhard: più una materia si organizza e si complica, più si interiorizza e diventa consapevole. Complessità all’esterno e coscienza all’interno non sono due fenomeni paralleli, ma le due facce di uno stesso movimento — l’avvolgimento dell’universo su se stesso, dal semplicissimo all’estremamente complicato, pagato con un’ascesa correlativa di interiorità.
- Conatus · conatus — Filosofia occidentale · Latin Lo sforzo con cui ogni cosa tende a perseverare nel proprio essere. In Spinoza, non è un attributo della cosa, ma la sua stessa essenza in atto: una pietra, un albero, un uomo non sono altro che la spinta con cui si mantengono nell'esistenza. Il *conatus* è l'asse attorno a cui ruota tutta l'*Etica* — desiderio, gioia, virtù vi si riconducono.
- Contentement de soi (acquiescentia in se ipso) · acquiescentia in se ipso — Filosofia occidentale · Latin In Spinoza, l'autocompiacimento è una gioia nata dalla considerazione che l'uomo fa di sé e della sua *potenza d'agire*. Non è un vago sentimento di soddisfazione: è un affetto attivo, prodotto dalla sola ragione, che sorge ogni volta che l'anima si conosce adeguatamente — cioè vede con chiarezza ciò che segue dalla propria potenza. Questo <em>contentement</em> è il più grande possibile, ed è stabile.
- continuing unity · une unité continue — Dakota (Sioux) · English Espressione di Vine Deloria Jr. (*God Is Red*, 1973) — in inglese, la sua lingua di scrittura, non una parola di una lingua autoctona. Descrive il modo in cui, in molte visioni originarie dell’America, la comunità e la famiglia formano un tutt’uno che la morte non spezza: il defunto non se ne va verso un altrove lontano, resta sulla terra dei suoi, e il suo corpo ridiventa la polvere che nutre ciò che lo aveva nutrito. La morte cessa così di essere una frattura: non è che *«un passaggio da una forma di esperienza a un’altra»* all’interno di una vita più vasta che, essa, continua. Deloria la contrappone alla religione occidentale della salvezza individuale, dove l’anima raggiunge un aldilà svincolato da ogni suolo.
- Contre-productivité — Filosofia occidentale · French Soglia oltre la quale uno strumento o un’istituzione comincia a produrre l’opposto del suo fine: la scuola che *abbrutisce*, il trasporto che *immobilizza*, la medicina che *ammala*. In *La convivialità*, Illich lo definisce il «secondo livello di mutazione» — il momento in cui, superato un certo punto di crescita, lo strumento smette di servire l’uomo e lo manipola. Più tardi formalizzerà il termine di «controproduttività» (in particolare in *Nemesi medica*), ma il concetto è già interamente descritto qui: non un semplice rendimento decrescente, ma un rovesciamento dello strumento contro la sua stessa ragion d’essere.
- Convivialité — Filosofia occidentale · French Da Ivan Illich, la *convivialità* indica un modo di vita in cui lo strumento resta al servizio della persona integrata nella sua comunità, e non il contrario. Una società è conviviale quando ciascuno conserva la libertà di agire con strumenti controllabili; cessa di esserlo quando lo strumento, superata una certa soglia, manipola l’uomo e lo riduce a consumatore-utente. La parola non designa il calore di un pasto condiviso, ma una politica dello strumento.
- Corps sans organes — Filosofia occidentale · French Il corpo senza organi (CsO) non è un corpo distrutto né un corpo ideale: è il piano d'immanenza del desiderio, la superficie su cui circolano intensità libere, anteriori a ogni organizzazione in organi e funzioni. Si oppone all'organismo — cioè a ciò che la vita si dà come limite e chiusura — non per distruggerlo, ma per disfare l'organizzazione che ne blocca i passaggi. È una pratica, non una nozione: non lo si raggiunge, non si smette di accedervi.
- Country · « le Pays » (rendu FR, trad. A. Delmas) — Apalec · English Parola dell'inglese aborigeno australiano, scritta con la maiuscola, per l'estensione vivente e relazionale che include terra, acque, viventi, racconti, Legge e antenati — e di cui gli esseri umani sono membri responsabili, non i proprietari. *Country* non si traduce né con «paese» (nel senso di una nazione delimitata) né con «territorio» (una superficie che si possiede): è un luogo che dona e riceve la vita, che si visita, a cui si parla, di cui ci si prende cura. Tyson Yunkaporta (clan Apalech) lo concepisce come il suolo stesso della conoscenza e della Legge: non si impara *sul* *Country*, si impara *da* esso.
- Couplage structurel · structural coupling (anglais) — Filosofia occidentale · English Nel pensiero di Maturana e Varela, il modo in cui un sistema a chiusura operazionale interagisce con il proprio ambiente senza che quest’ultimo ne determini gli stati interni. Le interazioni ricorrenti con l’ambiente innescano cambiamenti nel sistema — lo perturbano — ma non li specificano: l’ambiente non prescrive nulla, rende solo possibile una selezione di cui non determina la forma. Un sistema accoppiato strutturalmente si distingue così da una macchina il cui comportamento input/output è fissato dall’esterno da un progettista: nel corso della sua storia di accoppiamento, costruisce il mondo stesso a cui risponde.
- Cupiditas — Filosofia occidentale · Latin Il desiderio, in Spinoza: non una mancanza da colmare né un vizio da estirpare, ma l’essenza stessa dell’uomo. È l’appetito — lo sforzo con cui ogni essere persevera nel proprio essere — divenuto consapevole di sé. Spinoza rovescia l’ordine accettato: non desideriamo una cosa perché la giudichiamo buona, la giudichiamo buona perché la desideriamo. La servitù non risiede dunque nel desiderio in quanto tale, ma nel desiderio passivo, nato da idee inadeguate; il desiderio nato dalla Ragione, invece, *«non può avere eccessi»*.
D
- Datong · 大同 (dàtóng) — Trasversale · Chinese La « Grande Concordia »: l’età ideale in cui il mondo è tenuto in comune (*tianxia wei gong* 天下為公), senza confini, senza classi, senza famiglie chiuse, dove si trattano tutti i vecchi e tutti i bambini come i propri. Abbozzato dapprima nel capitolo *Liyun* del *Libro dei riti*, il motivo viene ripreso e sistematizzato da Kang Youwei (1858-1927) in un’utopia universalista: abolizione delle distinzioni tra Stati, razze, sessi e lignaggi in nome di un’umanità (*ren* 仁) senza limiti. (Il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: questo termine vi è classificato come trasversale.)
- De · 德 (dé) — Taoismo · Chinese Il *de* non è la virtù morale nel senso di un merito o di una conformità a una legge. È la potenza-efficienza propria di un essere: ciò che il Tao deposita in lui e che lo fa crescere secondo ciò che è. Il Tao produce, il *de* nutre. Virtù nel senso antico di forza che rende capace — la linfa che fa sì che una cosa giunga pienamente a se stessa.
- Décréation — Mistica cristiana · French Parola coniata da Simone Weil per indicare il consenso a non essere più il centro — «far passare il creato nell'incréato». Non distruggersi (ciò farebbe passare il creato nel nulla), ma disfare in sé l'io che occupa tutto lo spazio, per lasciare entrare ciò che lei chiama la *grazia*.
- Décroissance · de-growth (trad. angl.) ; à entendre comme « a-croissance », sur le modèle d'« a-théisme » — Filosofia occidentale · French Parola d'ordine coniata da Serge Latouche per designare l'uscita volontaria dalla società della crescita — l'abbandono del culto della crescita fine a sé stessa. Né recessione, né « crescita negativa », ma rottura con un immaginario: quello che fa dell'espansione economica un fine in sé e dell'essere umano un semplice mezzo. Latouche vi vede una «*a-crescita*»: non ridurre la produzione nello stesso mondo, ma cambiare mondo.
- Deep Ecology · écologie profonde / Soi écologique (deep ecology, ecological self) — Filosofia occidentale · English Movimento e postura filosofica denominati dal norvegese Arne Naess nel 1973, in contrasto con un’ecologia « superficiale » (*shallow*). L’ecologia superficiale combatte l’inquinamento e l’esaurimento delle risorse, ma al servizio della salute e della prosperità degli esseri umani dei paesi ricchi: la natura vi resta uno stock da gestire per il nostro comfort. L’ecologia profonda, invece, contesta l’immagine stessa dell’«*uomo-nel-suo-ambiente*» a favore di un campo relazionale totale in cui gli organismi sono nodi. La sua molla interiore è la «realizzazione del Sé» (*Self-realisation*): l’allargamento dell’io ristretto, l’ego, fino a un Sé che si identifica con un campo di vita ben più vasto di sé. «*Ecologia profonda*» e «*Sé ecologico*» ne sono i calchi francesi usuali.
- désespoir métaphysique — Filosofia occidentale · French Stato di rottura radicale con l'ordine apparente del mondo, dove la ragione e i valori stabiliti crollano sotto il peso di una verità insostenibile: l'assenza di un fondamento ultimo. Questa disperazione non è psicologica, ma ontologica, che rivela l'abisso sotto le certezze morali, estetiche o religiose. Agisce come una lucidità dolorosa, in cui l'uomo percepisce l'arbitrarietà dei sistemi che pretendono di dare un senso all'esistenza.
- Déterritorialisation — Filosofia occidentale · French La deterritorializzazione è il movimento attraverso cui un assemblaggio abbandona il proprio territorio — abbandona ciò che lo stabilizzava, lo definiva, gli dava la sua « casa ». Questo movimento è inseparabile dal suo correlato: la riterritorializzazione, che ricopre la linea di fuga su una nuova terra, reale o immaginaria. La deterritorializzazione non è dunque una semplice perdita: è il motore stesso del cambiamento, ora bloccato e rovesciato in riterritorializzazione, ora spinto all’assoluto.
- Déterritorialisation absolue — Filosofia occidentale · French In Deleuze e Guattari, la deterritorializzazione assoluta non è un grado superiore della deterritorializzazione relativa: è un altro regime di movimento. La relativa abbandona un territorio per ritrovarne un altro — resta impigliata negli strati e nelle loro compensazioni. L’assoluta si distingue qualitativamente, non quantitativamente: indipendente da ogni velocità, connette le *linee di fuga* tra loro e traccia il *piano di consistenza*. È anzi primaria: il relativo non ne è che una stratificazione.
- Devenir-animal — Filosofia occidentale · French Il divenire-animale non è l'imitazione di un animale né l'identificazione con esso: è entrare in una zona di vicinanza con particelle, velocità, affetti che sono quelli dell'animale senza diventarlo realmente. È un processo molecolare, un'alleanza piuttosto che una filiazione, un contagio piuttosto che una somiglianza — un blocco di divenire in cui due termini si trasformano l'uno con l'altro senza che né l'uno né l'altro resti ciò che era.
- Devenir-nègre du monde — Filosofia occidentale · French Diagnosi forgiata da Achille Mbembe: sotto il capitalismo neoliberale, la condizione un tempo riservata agli schiavi di origine africana — essere trasformati in cosa, in merce, in corpi intercambiabili, spossessati di ogni potere sul proprio futuro — cessa di essere limitata a un gruppo per estendersi all'intera umanità. Il «Negro» diventa allora il nome di una condizione generalizzata: quella di un umano reso fungibile, solubile, sfruttabile a piacimento del capitale. Mbembe definisce questo movimento il *divenire-negro* del mondo. Non è una categoria razziale né una semplice metafora, ma l'analisi di una logica economica che universalizza un'esperienza dapprima vissuta dagli schiavi.
- Dharma · धर्म (dharma) — Vedānta · Sanskrit Il dharma è l'ordine che regge le cose: la legge cosmica, ma anche il dovere proprio di ogni essere secondo il suo posto e la sua natura. Burnouf lo rende con «legge» o «dovere». La sua forma più esigente è lo *svadharma*, «la propria legge» — il compito adatto a ciò che si è, fosse anche modesto. Meglio adempierlo in modo imperfetto che eccellere in quello altrui.
- Diákrisis · διάκρισις (diakrisis) — Mistica cristiana · Greek La *diákrisis* è il discernimento degli spiriti: la facoltà di giudicare da dove provenga un pensiero o un desiderio — da Dio, dalla propria natura o dal demonio. I Padri del deserto ne fanno la virtù cardinale del monaco, quella che governa tutte le altre e preserva dall’illusione. Il termine greco è l’apporto dotto; la tradizione latina e francese lo rende con «discrezione», nel senso antico della giusta misura che sa distinguere. Essa non giudica il valore morale di un atto, ma la provenienza di un moto interiore, ciò che la distingue dalla prudenza filosofica.
- Diplomatie du vivant — Filosofia occidentale · French Da Baptiste Morizot, l’arte di negoziare gli usi condivisi di uno stesso territorio tra umani e altri viventi, senza dominare né sottomettersi. Il diplomatico delle interdipendenze non rappresenta nessuna parte — né il lupo, né il pastore — ma lavora per la relazione che li lega. Non impone una soluzione giusta: cerca un *modus vivendi* continuamente rinegoziato, all’altezza dei viventi.
- Disproportion · disproportio (latin) — Filosofia occidentale · French Da Pascal, la mancanza di misura comune tra l'uomo e la realtà che lo avvolge. Posto « *tra due abissi* » — l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo —, l'uomo non è che « *un punto medio tra il nulla e il tutto* »: la sua ragione, fatta per grandezze medie, non raggiunge né i principi né il fine delle cose. La sproporzione non è dunque la semplice piccolezza dell'uomo nello spazio, ma il difetto di proporzione tra le sue facoltà e ciò che esse pretendono di abbracciare. Di qui, in Pascal, il terrore: la scoperta non rimpicciolisce soltanto l'uomo, ma gli toglie ogni fondamento e ogni titolo a essere la misura delle cose.
- Distentio animi — Mistica cristiana · Latin La distensione dell'anima: in Agostino, il tempo non è una cosa esterna, ma uno stiramento dello spirito, teso tra la memoria di ciò che non è più e l'attesa di ciò che non è ancora. Il passato e il futuro hanno essere solo nell'anima — come presente del passato, presente del presente, presente dell'avvenire. Misurare il tempo significa misurare questa tensione interiore; e questa ha un rovescio, la dispersione dell'anima fuori dal suo centro, a cui risponde il raccoglimento nell'eterno presente.
- Divertissement · divertere (latin) — Filosofia occidentale · French Da Pascal, il *divertimento* con cui l’uomo si strappa alla vista della propria condizione. La parola non indica il semplice svago, ma un’operazione precisa: tutto ciò che occupa e agita — il gioco, la caccia, la guerra, la carica, persino gli affari più seri — in quanto ci volge altrove e ci impedisce di pensare a noi stessi. Il suo motore non è l’oggetto inseguito («*non lo si vorrebbe se fosse offerto*»), ma il trambusto che distrae. Il *divertimento* è dunque un velo teso sul nulla, sulla miseria e sulla morte, che l’uomo non sopporta di guardare in faccia.
- Division fondamentale — Filosofia occidentale · French L'architettura che domina l'intero trattato di Schopenhauer. I beni della vita si suddividono in tre classi: ciò che si è (la personalità — salute, forza, temperamento, carattere morale, intelligenza), ciò che si ha (la proprietà, l'avere), ciò che si rappresenta (ciò che si è nell'opinione altrui — onore, rango, gloria). La tesi: ciò che si è determina la felicità molto più delle altre due, poiché queste ultime sono beni dipendenti da cause esterne, fragili e presi in prestito. Si tratta di una classificazione delle fonti della felicità secondo la loro dipendenza dall'esterno, non di una gerarchia delle virtù. Da distinguere da ciò che si rappresenta — l'essere nell'opinione — che non è mai altro che un riflesso, mentre ciò che si è ci accompagna ovunque.
- Doxa · δόξα (doxa) — Stoicismo · Greek Parola greca che esprime in un sol termine due cose: l'opinione — ciò che sembra vero — e la reputazione — lo splendore che si ha nell'opinione altrui. Il verbo da cui deriva, *dokeîn*, significa «sembrare, apparire». Presso gli stoici, la *doxa* nel senso di reputazione è annoverata tra i beni esteriori, «ciò che non dipende da noi»: reale, talvolta utile, ma mai opera nostra. La saggezza non sta nel disprezzarla, ma nel non riporvi il proprio riposo.
- Dukkha · dukkha (sct. duḥkha) — Buddhismo · Pali Il dolore — non solo la sofferenza dichiarata, ma l’insoddisfazione costitutiva di tutto ciò che è composto e passeggero. Seconda delle tre *marche dell’esistenza* e oggetto delle quattro nobili verità: il dolore, la sua origine, la sua cessazione, la via che vi conduce. Fernand Hû lo rende uniformemente con *«il dolore»*.
- Dunwu · 頓悟 (dùnwù) — Trasversale · Chinese Il risveglio improvviso del Ch'an di Hui-neng: la natura di buddha non si raggiunge al termine di una salita graduale, si riconosce in un colpo, appena si vede la propria mente. Non una conoscenza che si accumula, ma un rovesciamento istantaneo in cui si scopre una natura che era già lì, pura da sempre.
E
- ea · prononc. « É-a » — Kanaka Maoli · Hawaiian Parola hawaiana (ʻōlelo Hawaiʻi): la vita, il respiro e, per estensione, la sovranità di un paese — il termine da cui deriva oggi «indipendenza» in hawaiano moderno. George Kanahele la fa risuonare nel motto che Kamehameha III rivolse, a quanto si dice, «a tutte le generazioni» durante il ripristino della sovranità hawaiana nel 1843: *Ua mau ke ea o ka ʻāina i ka pono*. Kanahele cita la formula in un capitolo sul *pono* come fondamento del buon governo — la vita del paese non è garantita dalla forza né da un titolo: dipende dalla rettitudine di chi governa. *Ea* non è dunque la vita biologica di un individuo, ma quella, politica e collettiva, di una terra — che può perdersi se i suoi custodi tradiscono il loro incarico.
- Écoféminisme — Filosofia occidentale · French Termine coniato da Françoise d'Eaubonne nel 1974 in *Le Féminisme ou la mort*, dove designa l'incontro di due lotte fino ad allora considerate separate: quella delle donne e quella dell'ecologia. La tesi: la dominazione delle donne e la distruzione della natura non sono due mali distinti, ma le due facce logiche di uno stesso potere — quello che lei chiama il «Sistema maschile», che si è impadronito sia del suolo (da cui lo sfruttamento eccessivo e l'esaurimento delle risorse) sia del corpo delle donne (da cui la sovrappopolazione). Uscire dal pericolo ecologico presuppone dunque di smantellare questo sistema, non di «riorganizzare» la crescita.
- Écologie de l'action — Filosofia occidentale · French Concetto di Edgar Morin: un'azione, una volta avviata nel mondo, cessa di appartenere a chi l'ha intrapresa. Entra in un gioco di interazioni e retroazioni con l'ambiente in cui si svolge, che può deviarla dal suo corso o persino ritorcerla contro l'intenzione iniziale. Riconoscere questa *ecologia* significa ammettere di essere padroni dell'inizio di un'azione, mai delle sue conseguenze.
- Écologie des savoirs · ecology of knowledges ; epistemologies of the South — Trasversale · English Da Boaventura de Sousa Santos, l'*ecologia dei saperi* respinge il monopolio che la scienza occidentale si arroga sulla verità. Essa afferma che ogni forma di conoscenza è incompleta a modo suo, e che prendere coscienza di questa incompletezza reciproca condiziona ciò che egli definisce *giustizia cognitiva*. Si inserisce nelle «*epistemologie del Sud*»: un insieme di indagini sulla costruzione e la validazione dei saperi nati dalle lotte contro l'oppressione del capitalismo, del colonialismo e del patriarcato. Riconoscere questi saperi non significa giustapporli, ma farli dialogare nella loro diversità.
- Ecosofia · ecosophy (angl., Arne Naess) — de oikos, la maisonnée, + sophia, la sagesse — Filosofia occidentale · French Parola coniata dal filosofo norvegese Arne Naess: non una scienza della natura, ma una saggezza vissuta — una visione del mondo ispirata dalle condizioni della vita nell'ecosfera, che orienta le decisioni concrete di chi la abbraccia. L'ecologia descrive; l'*ecosofia* impegna. Ognuno articola la propria: Naess chiama «Ecosophy T» la sua variante, senza pretendere che debba essere adottata.
- Égards ajustés — Filosofia occidentale · French L'atteggiamento etico che Baptiste Morizot oppone all'alternativa logora tra sfruttare e santificare il vivente. Piuttosto che attribuire a tutti gli esseri uno stesso *status* morale fissato in anticipo, consiste nell'accordare a ciascuno le attenzioni adeguate alla sua forma di vita, e nel correggerle continuamente a seconda di come esso risponde. La parola giusta è *«aggiustati»*, non *«giusti»*: non esiste un buon rapporto stabilito una volta per tutte, solo un coaggiustamento da riprendere.
- Emingoyak — Potawatomi · Potawatomi Terra potawatomi con cui Robin Wall Kimmerer indica la terra: *« ciò che ci è stato donato »*. Il nome porta in sé il dono e il dono obbliga: la terra è ricevuta, mai posseduta. Kimmerer lo contrappone esplicitamente a *«risorse naturali»* e *«servizi ecosistemici»*, espressioni che relegano fin da subito il vivente dalla parte della proprietà.
- En nuestros sueños nos vienen a curar · c'est dans nos rêves qu'ils viennent nous soigner — kichwa · Spanish Formula dello specialista kichwa del Pastaza Agustín Butuna Cariajano — in spagnolo, la lingua in cui affida la sua *cosmovisione*. Essa designa una medicina senza intermediari: non si hanno «quasi stregoni», si invocano da sé le «madri» delle piante-remedio, ed è nel sogno che il *maestro* della pianta viene a guarire. La cura non è un gesto applicato al corpo sveglio, ma una visita ottenuta dormendo, dopo aver parlato alla radice e averle chiesto di sanare. Guarire, qui, non significa prendere un rimedio: significa essere visitati nel sonno dalla persona-pianta che si è pregata.
- Enaction · énaction (français) — Filosofia occidentale · English Concetto di Varela, Thompson e Rosch (*The Embodied Mind*, 1991) — formato in inglese dal verbo *to enact* (mettere in atto, far accadere). Designa l’idea che conoscere non sia rappresentare un mondo già dato, ma farlo emergere: la cognizione non è né la copia di un fuori preesistente, né una proiezione della mente, ma ciò che sorge da una lunga storia di accoppiamento tra un essere e il suo ambiente, attraverso l’azione sensori-motoria. Mente e mondo nascono insieme, l’uno attraverso l’altro. «*Énaction*» non ne è che un calco francese di comodo, segnalato come tale.
- Energeia · ἐνέργεια (energeia) — Filosofia occidentale · Greek L'atto, l'attività, l'essere in esercizio — in contrapposizione alla semplice attitudine o possesso che resta inerte. Aristotele rifiuta di collocare il sommo bene in una qualità che si possieda senza farne uso: l'attitudine può esistere nell'uomo che dorme senza produrre nulla, mentre l'atto, invece, agisce necessariamente e agisce bene. La felicità non è dunque un avere, ma un fare: l'attività dell'anima guidata dalla virtù, dispiegata lungo un'intera vita. Da distinguere dalla disposizione dormiente (*hexis* non esercitata) e dall'*eudaimonia*, che è precisamente questa attività compiuta, non uno stato che si possieda in quiete.
- Entraide — Filosofia occidentale · French Da Pablo Servigne e Gauthier Chapelle, l’aiuto reciproco non è una virtù da praticare, ma un fatto del vivente: la tendenza degli organismi — batteri, piante, funghi, animali, umani — ad associarsi e sostenersi, osservabile dalla simbiosi alla reciprocità umana. Lungi dall’essere l’eccezione sentimentale in una natura *«rossa di denti e di artigli»*, è una delle due forze che strutturano il mondo vivente, intimamente legata alla competizione. Riprendendo l’intuizione di Kropotkin, gli autori ne fanno *«l’altra legge della giungla»*.
- Eph' hēmin · ἐφ' ἡμῖν (eph' hēmin) — Stoicismo · Greek «E ciò che dipende da noi»: la suddivisione fondativa della morale di Epitteto. Da un lato i nostri giudizi, i nostri desideri, le nostre avversioni, i nostri impulsi — opere della *proairesis*, liberi e inviolabili; dall’altro il corpo, i beni, la reputazione, le cariche, schiavi dell’esterno. Tutto ciò che nessuno può né impedire né ostacolare ricade nel nostro dominio; tutto il resto ne è estraneo. La libertà e la felicità consistono nel desiderare solo ciò che appartiene a questo dominio, e nel dire addio al resto.
- Erlik · Erlikbej (forme d'adresse diminutive d'Erlik) — Tuva · Touva Nell'opera narrativa di Galsan Tschinag, Erlik è il Signore del Paese dei Morti. Il glossario dell'edizione inglese precisa che non lo si chiama sempre con il suo nome completo: *«Erlikbej»* è una forma di appellativo diminutivo che *«conferisce un rango pari a chi parla»* — un *tu* calcolato piuttosto che una prosternazione. Due scene del romanzo lo mostrano in atto: i morti stanno nudi davanti a lui, spogliati di tutto; e un morente annuncia la sua fine dicendo che il messaggero di Erlik andrà più veloce dei suoi. La morte qui non è un silenzio, ma una convocazione portata da un inviato, rivolta da un regno vicino a chi vive ancora.
- Espace lisse et espace strié — Filosofia occidentale · French Due modelli di spazio che Deleuze e Guattari oppongono e poi fanno continuamente comunicare: lo *striato* organizza attraverso l’intreccio di costanti e variabili (catena e trama, longitudine e latitudine), è chiuso, misurato, suddiviso in griglie; il *liscio* è un’eterogeneità di base, aperto, non metrico, occupato senza essere contato (feltro piuttosto che tessuto, *nomos* piuttosto che *logos*). I due spazi esistono in realtà solo mescolati, traducendosi incessantemente l’uno nell’altro.
- Espèce gardienne · custodial species (concept de T. Yunkaporta) — Apalec · English Concetto dell’accademico aborigeno Tyson Yunkaporta (clan apalech) in *Sand Talk* — in inglese *custodial species*, reso in francese con « specie guardiana » nella traduzione di Anne Delmas. Definisce il ruolo proprio dell’essere umano nella creazione: non dominarla né farsene padrone, ma averne cura dall’interno, « tenere la creazione in movimento » e contenere l’eccesso — a cominciare dal proprio. In un racconto del Sogno che Yunkaporta riceve da un anziano nyoongar, Noel Nannup, le specie si riuniscono per decidere quale sarà la *specie guardiana*; quella che pretende di essere il capo (l’<em>Emu</em>) è proprio quella che le altre devono riportare a terra. Essere la *specie guardiana* non è dunque un privilegio di supremazia, ma un compito volto a preservare l’insieme — l’opposto dell’amministrazione che si pone al di fuori del sistema che gestisce.
- État de nature — Filosofia occidentale · French Da Rousseau, lo *stato di natura* non è un'epoca storica, ma un'ipotesi metodica: una finzione regolata che isola l'uomo originario — autosufficiente, senza industria né linguaggio fisso, né buono né malvagio — per misurare tutto ciò che la società ha aggiunto o snaturato. È «uno stato che non esiste più, che forse non è mai esistito, che probabilmente non esisterà mai», e di cui bisogna tuttavia farsi nozioni giuste per giudicare lo stato presente. L'uomo vi è mosso da due principi anteriori alla ragione — l'<em>amore di sé</em> e la *pietà* — e non dal calcolo né dalla rivalità. Ciò che lo strappa da quello stato non è un vizio, ma una facoltà, la *perfettibilità*. Da non confondere con un'età dell'oro perduta: non è un racconto d'origine, ma uno strumento di misura.
- Éternel retour · ewige Wiederkunft — Filosofia occidentale · French Letto da Deleuze, l'*eterno ritorno* di Nietzsche non è la credenza cosmologica in un ciclo che riporterebbe lo stesso stato del mondo. È un pensiero selettivo, una prova: ciò che vuoi, lo vorresti un’infinità di volte? Pensato così, l’idea del ritorno non ripete nulla; seleziona. Elimina dal volere tutto ciò che non regge la sua eternità — la mezza misura, il rancore, ciò che si vuole a condizione — e lascia ritornare solo l’affermazione, il *divenire-attivo*. Volere diventa creare.
- Éthique de la terre · the land ethic — Filosofia occidentale · French Formula con cui Aldo Leopold estende la comunità morale oltre gli esseri umani, fino ai suoli, alle acque, alle piante e agli animali — insomma, alla terra intesa come un tutto vivente. L'uomo vi muta di condizione: da conquistatore che dispone della terra, ridiventa un membro tra gli altri, soggetto come loro al rispetto della comunità che lo sostiene. L'etica cessa di essere una faccenda tra umani per diventare un limite che ci si impone verso il suolo che ci nutre.
- Eudaimonia · εὐδαιμονία (eudaimonia) — Stoicismo · Greek L'eudaimonia non è la contentezza passeggera né la buona sorte: è la vita compiuta, lo stato di un'anima ben ordinata. La parola significa letteralmente «avere un buon demone» (*eu-daimōn*) — un genio interiore in buon ordine, cioè una ragione retta. Per lo stoico, questa felicità non si riceve dall'esterno e non dipende da alcuna circostanza: consiste nel fare il bene e nel vivere secondo natura. Non la si incontra né nella ricchezza, né nella gloria, né nel piacere, ma unicamente nell'adempimento di ciò che esige la natura dell'uomo.
- Eukolia · εὐκολία (eukolia) — Filosofia occidentale · Greek Il temperamento sereno, l’umore facile, in opposizione alla *dyskolia* (δυσκολία), l’umore difficile. Schopenhauer riprende questi due termini da Platone per designare un dato primario della sensibilità: il modo in cui un essere incassa il successo e il fallimento, prima ancora di tutto ciò che gli accade. L’*eukolos* si rallegra di un solo colpo buono, il *dyskolos* si inasprisce per un solo fallimento nonostante nove successi. Questa disposizione dipende dalla costituzione innata, legata alla salute. Da distinguere dall’[atarassia](/lexique/ataraxia/), conquistata attraverso la disciplina del giudizio: l’*eukolia* non è un esercizio ma un dono del temperamento, una fortuna di nascita.
- Eunoia · εὔνοια (eunoia) — Filosofia occidentale · Greek La benevolenza: volere il bene altrui unicamente per lui stesso, senza attendersi nulla in cambio. Aristotele, nel libro IX, ne fa l’inizio dell’amicizia senza che sia ancora amicizia — si può essere benevoli verso sconosciuti, persone mai viste, o atleti che si ammirano da lontano. Manca la reciprocità riconosciuta e lo scambio condiviso che creano il vero legame. La benevolenza è così «un’amicizia pigra» che, maturata dal tempo e dalla familiarità, può diventare amicizia.
- Évolution de la conscience · Spiritual Evolution / Evolution of Consciousness — Vedānta · English Nella visione di Sri Aurobindo, il movimento attraverso cui una coscienza involuta nella Materia risale attraverso forme sempre più organizzate — *materia*, *vita*, *mente* — fino a rivelare lo Spirito che porta in sé fin dall’origine. Non si tratta di un’evoluzione darwiniana di strutture biologiche, ma dell’ascesa progressiva di una stessa Coscienza-Forza, dapprima nascosta nell’inconsapevolezza della materia, che si libera per gradi. È il movimento d’insieme; il *supramentale* ne è l’ultima tappa, non il suo sinonimo.
- Expérience pure · 純粋経験 (junsui keiken) — Trasversale · Japanese Nella filosofia di Kitarō Nishida, l’*esperienza pura* è l’istante di conoscenza in cui si coglie il fatto così com’è, prima di ogni interpretazione. Nell’attimo in cui si vede un colore o si ode un suono, non c’è ancora qualcuno che sente né qualcosa di sentito: soggetto e oggetto non sono emersi, il conoscere e il suo oggetto sono tutt’uno. Nishida ne fa l’unico fondamento da cui poi si separano l’io e le cose — e il punto di partenza di tutta la sua filosofia, che intreccia lo <em>zen</em> e il pensiero occidentale.
- Extractivismo · extractivisme (fr.) — Trasversale · Spanish Da Eduardo Gudynas, l'*extractivismo* non indica l’estrazione in generale — ogni società estrae risorse — ma una modalità di appropriazione su larga scala, orientata all’esportazione di materie appena trasformate. A definire il concetto non è la risorsa (*oro, petrolio, soia, minerali*), ma la struttura: volumi massicci, scarso valore aggiunto, destinazione estera, e una serie di impatti sociali e ambientali considerati il prezzo normale dello sviluppo. Gudynas ne fa la chiave di lettura delle economie sudamericane, dalla colonia ai governi definiti *progressisti*.
F
- Fa · 法 (fǎ) — Trasversale · Chinese La legge come la concepisce il legismo di Han Fei: uno standard oggettivo, pubblico, scritto, uguale per tutti senza riguardo al rango. Statuti e ordini formulati dallo Stato, accompagnati da ricompense per chi obbedisce e da castighi per chi trasgredisce. Il sovrano non governa attraverso la virtù né con l’esempio, ma rendendo il male impraticabile — «*utilizza l’incapacità degli uomini a fare il male*» piuttosto che contare sulla loro bontà.
- Fanāʾ · فناء (fanâ) — Sufismo · Arabic Parola araba che significa « estinzione », « annientamento ». Nel lessico sufi, lo *sfacelo* dell'io separato nel divino: non la morte, ma la scomparsa di colui che si credeva un centro. ʿAṭṭār ne fa la settima e ultima valle del cammino spirituale, quella oltre la quale nessuno può avanzare — poiché non resta più nessuno per avanzare.
- fanāʾ fi-l-tawhīd — Sufismo · Arabic Annientamento dell'*ego* nell'unicità divina. Stato in cui il soggetto, assorbito dalla presenza di Dio, cessa di esistere come entità separata per non percepire più che *Lui*. Non è una distruzione, ma una dissoluzione in cui l'individualità si fonde nella realtà ultima, rivelando l'unità sottesa a ogni apparenza di molteplicità.
- Fatum · fatum — Filosofia occidentale · Latin Il Destino, in Boezio (libro IV): non una potenza cieca, ma lo svolgimento temporale della Provvidenza divina. Una sola realtà, due sguardi. Visto nell’unità semplice dell’intelligenza di Dio, l’agire divino si chiama Provvidenza; visto nel suo dispiegarsi molteplice attraverso lo spazio e il tempo, si chiama Destino. Il Destino dipende dalla Provvidenza come l’esecuzione dipende dal piano dell’artista: Dio concepisce tutto in un solo atto, poi lo realizza *«attraverso una serie di operazioni successive»*. Da distinguere dal destino cieco degli Antichi e dalla [Fortuna](/lexique/roue-de-la-fortune/) capricciosa; dall’*[eph’hemin](/lexique/eph-hemin/)* stoico, poiché il Destino non si domina — solo l’assenso lo fa; e dall’*[amor fati](/lexique/amor-fati/)* nietzschiano, amare la necessità per sé stessa.
- Fétichisme de la marchandise — Filosofia occidentale · French Concetto elaborato da Marx nel primo capitolo del *Capitale*. In una società che produce per lo scambio, i rapporti sociali tra gli uomini — chi lavora, per chi, a quali condizioni — assumono l'apparenza di rapporti tra le cose: una merce «vale» un'altra come se il valore fosse una delle sue proprietà fisiche. Marx mutua il termine «feticismo» dalla scienza delle religioni del suo tempo per designare questo rovesciamento, in cui i prodotti della mano umana si ergono di fronte al loro produttore come potenze autonome. A differenza delle saggezze antiche, che collocano il disordine dei beni nell'anima che li brama, il feticismo marxiano è oggettivo: risiede nella forma sociale della cosa, non nella passione del soggetto, e non si dissolve quindi con la sola disciplina del desiderio.
- fruição · savourer la vie — Krenak · Portuguese Parola portoghese che il pensatore krenak Ailton Krenak (*A vida não é útil*, 2020) oppone all’utilità: la vita non è un mezzo, è *fruição* — la si assapora come si è dentro una danza, senza regolarla su uno scopo. Non trarre profitto dall’esistenza, ma esserci pienamente, *«come un piccolo pesce in un oceano immenso»*. Il contrario della vita ridotta al suo rendimento, a un curriculum, a una sopravvivenza mercanteggiata.
G
- Ganying 感應 · 感應 (gǎnyìng) — Trasversale · Chinese La risonanza: stimolo (*gan*) e risposta (*ying*) tra le cose di una stessa categoria (*lei*), che si influenzano a distanza senza contatto né catena causale. Nella cosmologia Han di Dong Zhongshu, il Cielo e l'uomo si corrispondono così, poiché entrambi possiedono lo yin e lo yang e appartengono allo stesso ordine. La *ganying* non è una causalità meccanica che si propaga per gradi ≠ una coincidenza fortuita: è un accordo per affinità di natura, come due corde intonate che vibrano insieme.
- Gaudium — Stoicismo · Latin La gioia stabile del saggio stoico: non l’umore allegro né il piacere passeggero, ma il profondo appagamento nato da un’anima retta — buona coscienza, propositi onesti, azioni giuste. Seria e sostanziale, non dipende da nulla di esterno: è l’unica gioia che la sorte non può togliere, perché non ne proviene.
- Gelassenheit — Mistica cristiana · German Disposizione dell’anima che, liberata da ogni legame egoistico, si abbandona alla volontà divina. Non è né passività né rinuncia, ma un’apertura attiva in cui l’essere si svuota di sé per lasciare che avvenga l’opera di Dio in lui. In questa nudità, l’uomo accede a una comunione con il divino, non per fusione, ma per partecipazione alla sua luce.
- Gewu · 格物 (géwù) — Trasversale · Chinese « L'investigazione delle cose »: il primo degli otto gradi del programma morale della *Grande Scienza* (*Daxue*). Il testo fa dipendere la sincerità dell'intenzione dall'estensione del sapere, e l'estensione del sapere dal *gewu* — *«l'estensione del sapere consiste nell'investigazione delle cose»*. Da questo punto di partenza risale tutta la catena che conduce dal cuore rettificato alla pace del mondo. Il termine diventerà il fulcro di un grande dissenso: Zhu Xi vi legge l'esame esaustivo del principio (*li*) presente in ogni cosa; Wang Yangming, invece, intende *ge* come «rettificare» — rettificare le cose, cioè gli affari del cuore, e non accumulare un sapere esteriore.
- Gloire — Filosofia occidentale · French Da Schopenhauer, la gloria è il corrispettivo positivo dell’onore, e il suo esatto contrario: laddove l’onore attesta soltanto che non si fa eccezione, la gloria afferma che se ne è una. Non la si può rivendicare — nessuno può attribuirsela da sé — ma si conquista con una produzione fuori dal comune, azione o opera. Le azioni dipendono dall’occasione e dal testimone; le opere, invece, durano e si giudicano da sé, il che rende la loro gloria la più sicura e la più tardiva.
- Grammaire de l'animéité — Potawatomi · French Formula con cui la traduttrice di Robin Wall Kimmerer rende l'inglese *« grammar of animacy »*. Nel potawatomi — lingua anishinaabe dell'infanzia perduta dell'autrice —, la lingua stessa distingue gli esseri tra animati e inanimati, e annovera tra gli animati molto più degli umani: le piante, le rocce, l'acqua, le montagne. Non è il parlante a scegliere di trattare l'albero come soggetto; è la struttura della lingua a imporglielo. Laddove l'inglese — e l'italiano — dispongono solo di *« questo »* o *« quello »* per il non-umano, il potawatomi coniuga il vivente come una persona.
- Guī gēn · 歸根 (guī gēn) — Taoismo · Chinese Il ritorno alla radice: il movimento con cui i diecimila esseri, dopo il loro slancio, tornano alla propria origine — al fondo vuoto e immobile da cui sono nati. Nel capitolo XVI del *Tao Te Ching*, questo ritorno si snoda in una sequenza di nomi: tornare alla radice è la quiete; la quiete è tornare alla vita; tornare alla vita è il costante; conoscere il costante è essere illuminati. Non un declino, ma il compimento del ciclo, che riconduce ogni cosa al fondo da cui apparentemente si era solo staccata.
- Guṇa · गुण (guṇa) — Vedānta · Sanskrit I tre *guṇa* sono i modi costitutivi della natura (*prakṛti*): *sattva* (chiarezza, equilibrio), *rajas* (passione, movimento) e *tamas* (inerzia, oscurità). Burnouf li traduce con «Verità, istinto, oscurità». Tutto ciò che esiste nel mondo manifesto è frutto del loro intreccio e della loro mutevole predominanza. Non sono virtù da acquisire, ma forze impersonali che tessono la materia — compresa l’anima finché crede di esservi legata.
H
- Hairât · حيرة (hairât) — « hairât » chez Garcin de Tassy — Sufismo · Arabic Parola araba per lo stupore, lo sbigottimento, lo smarrimento di chi non sa più dove si trova. Nella poesia di ʿAṭṭār, la *hairât* è la sesta delle sette valli del cammino, *«il terribile stupore»*. Il cercatore che la raggiunge, dopo aver attraversato l’amore, la conoscenza, l’autosufficienza e l’unità, si ritrova senza sapere: non distingue più, non sa più se è o non è. Questa perdita non è un fallimento, ma la penultima stazione, appena prima dell’annientamento.
- Haoran-zhi-qi · 浩然之氣 (hàorán zhī qì) — Trasversale · Chinese Il « *soffio vasto* » di Mencius: un’energia morale che il saggio dice di nutrire in sé, e che « *riempie tutto lo spazio tra cielo e terra* ». Nasce dall’accumulo di atti giusti, non da atti isolati, e si accompagna alla giustizia e alla Via; privata di esse, si spegne. Wing-tsit Chan la rende con «*strong, moving power*» e la traslittera *hao-jan chih ch'i*. (Il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: questo termine vi è classificato come trasversale.)
- Hau — Maori · Maori Parola māori: il respiro, il vento, la forza vitale che circola. Nel senso comune, *hau* indica il vento, e si ritrova in *hauora*, «soffio di vita, salute, vigore». Ma il concetto che Marcel Mauss ha reso celebre, attraverso l’antico Tamati Ranapiri, è lo *hau* del dono: lo spirito della cosa donata. Quando un *taonga* (oggetto prezioso) passa di mano in mano, porta con sé una parte della forza vitale del donatore e della sua parentela, intrecciando le vite di chi dà e di chi riceve. Tenere per sé lo *hau* mette in pericolo; deve ripartire. Lo *hau* non salda lo scambio — lo rilancia, e tesse la solidarietà di vicinanza in vicinanza.
- Hēgemonikon · ἡγεμονικόν (hēgemonikon) — Stoicismo · Greek L'*hēgemonikon* è, per gli stoici, la parte direttiva dell'anima: il centro in cui si formano i giudizi, dove si concede o si nega l'assenso alle rappresentazioni. Tutto il resto dell'anima e del corpo gli obbedisce. In Marco Aurelio, è l'unico luogo che rimane inviolabile — né il dolore, né la morte, né gli altri possono raggiungerlo finché non si turba da sé. La cura di sé consiste nel mantenerlo saldo.
- Hèsychia · ἡσυχία (hēsychia) — Mistica cristiana · Greek L'*hèsychia* è la quiete del solitario: non l'assenza di rumore, ma il riposo dell'anima che ha smesso di disperdersi e si tiene tutta intera davanti a Dio. I Padri del deserto ne fanno il fondamento della vita monastica — si ottiene con la fuga dagli uomini e la custodia del silenzio, e non è un fine ma un fondamento: il luogo in cui la preghiera diventa possibile.
- Hexis · ἕξις (hexis) — Filosofia occidentale · Greek La disposizione durevole, lo stato acquisito: il modo di essere stabile che ci si dà ripetendo gli stessi atti, e che l’abitudine incide nel carattere. La natura ci offre solo la possibilità di una virtù; l’*hexis* è ciò che ne facciamo. La virtù morale è un’*hexis* — una qualità acquisita che dipende dalla nostra volontà, e non un sentimento passeggero né un’abilità ricevuta già compiuta. Da distinguere dall’attitudine puramente naturale, che nessuna ripetizione conferisce, e dall’*energeia*, l’esercizio in atto che mette questa disposizione al lavoro.
- Hominisation — Filosofia occidentale · French Per Teilhard de Chardin, l'*ominizzazione* designa il superamento del « passo » della riflessione: il momento in cui la vita, nell'uomo, si ripiega su sé stessa e diventa capace di conoscersi. Non è un grado in più nell'evoluzione animale, ma un cambiamento di stato — il passaggio dall'istinto al pensiero. Il termine abbraccia due scale: la soglia individuale, in cui un essere accede alla coscienza riflessa, e la soglia collettiva, in cui la specie intera si umanizza e si spiritualizza nel corso della civiltà.
- Homonoia · ὁμόνοια (homonoia) — Filosofia occidentale · Greek La concordia: ciò che Aristote chiama *«l’amicizia civile»*, l’accordo di una città su ciò che si deve volere e fare. Non una semplice conformità di opinioni — degli sconosciuti possono pensare allo stesso modo sull’astronomia senza alcuna concordia tra loro — ma l’intesa pratica sugli interessi generali: prendere la stessa parte ed eseguire di concerto la risoluzione comune. Essa si applica sempre ad atti, e a quelli che importano a tutti. Presuppone persone perbene, poiché i malvagi, per egoismo senza freni, sono perpetuamente in disaccordo.
- Honneur — Filosofia occidentale · French Da Schopenhauer, l’onore non è una virtù ma un tribunale: l’opinione che gli altri hanno del nostro valore, e il timore che essa ci ispira. Non misura ciò che valiamo, ma ciò che rappresentiamo agli occhi altrui. È una coscienza rivolta all’esterno, la cui sede è nella testa degli altri e non nella nostra.
- Honte prométhéenne · die prometheische Scham — la honte prométhéenne ; das prometheische Gefälle / le décalage prométhéen — Filosofia occidentale · German Concetto elaborato da Günther Anders (*Die Antiquiertheit des Menschen*, 1956): la vergogna che l’uomo prova di fronte alla perfezione degli oggetti che ha fabbricato lui stesso. Di fronte a macchine esatte, infallibili, l’essere umano si scopre inferiore ai propri prodotti — vergogna non di aver agito male, ma di essere nato anziché fabbricato, di essere un vivente fallibile, impreciso, mortale, «superato» dall’alta qualità di ciò che ha creato. Anders la collega allo *scarto prometeico* (*das prometheische Gefälle*): il divario crescente tra ciò che l’uomo può produrre e ciò che può ancora rappresentarsi, sentire o assumersi. Mentre la vergogna ordinaria si manifesta davanti agli altri, questa si manifesta davanti alle cose; il suo oggetto non è una colpa, ma la condizione stessa di essere creatura.
I
- Impuissance des méchants — Filosofia occidentale · Latin Tesi paradossale del libro IV di Boezio: i malvagi sono deboli, non forti. Tutti gli uomini, buoni o cattivi, tendono per natura allo stesso fine, il *sommo bene*; ma i buoni lo raggiungono attraverso il mezzo naturale — la virtù — mentre i malvagi, ridotti a mezzi contro natura, mancano proprio ciò che più desiderano. Il potere di nuocere non è dunque una potenza: poiché il male «non è nulla», chi può solo il male non può nulla. Il criminale che sembra ottenere tutto fallisce nell’unica cosa che conta. Da distinguere dall’*eph’hemin* stoico, che riguarda ciò che controllo (l’assenso), non la vera potenza; e dai favori della *Fortuna*, che lasciano il malvagio felice ma sempre impotente al bene.
- Indisponibilité — Filosofia occidentale · French Da Hartmut Rosa, l'*indisponibilità* (in tedesco *Unverfügbarkeit*) è la qualità di ciò che non può essere reso pienamente controllabile, prevedibile e « a disposizione ». Ciò che risuona in noi — un essere amato, un’opera, un paesaggio — deve conservare una parte che ci sfugge. Lungi dall’essere una mancanza, questa riserva di inafferrabile è la condizione stessa di un rapporto vivo con il mondo.
- Insociabilité — Filosofia occidentale · French In Schopenhauer, inclinazione naturale — non virtù, non ascesi — dell’uomo di alto grado intellettuale a ritirarsi dal commercio degli uomini. La regola è di proporzione: più uno spirito possiede in sé stesso, meno gli è necessario l’esterno, e meno gli altri possono essergli utili; la ricchezza interiore rende la società quasi superflua. L’insocievolezza non è dunque misantropia né disciplina, ma il rovescio di un’autarchia mentale. Essa prolunga la *douleur et l’ennui*: lo spirito ricco colma da solo il proprio vuoto, mentre lo spirito povero corre agli incontri per fuggire il suo. Da distinguere dall’[anachôrèse](/lexique/anachoresis/) monastica, ritiro ascetico voluto per Dio, e dall’[autarkeia](/lexique/autarkeia/) stoica, autosufficienza conquistata con la virtù: l’insocievolezza schopenhaueriana è ricevuta con l’intelligenza, non conquistata su di sé.
- Intrusion de Gaïa — Filosofia occidentale · French Espressione coniata dalla filosofa Isabelle Stengers per designare l’irruzione di una potenza globale — il sistema-Terra sregolato — che si impone all’umanità senza consultarla e la richiama alla sua dipendenza. Gaia, qui, non è né una dea benevola né « la natura » armoniosa: è una forza indifferente alle nostre ragioni, che pone una domanda senza interessarsi alla nostra risposta.
- Ira · ira — Stoicismo · Latin Rabbia, sdegno. Per gli stoici, l'*ira* non è un umore né una fatalità del temperamento, ma una passione nata da un giudizio e da un assenso della ragione che si smarrisce: si acconsente all’idea che un’offesa richieda vendetta. Poiché poggia su un giudizio, si dissolve con il giudizio — e il suo rimedio proprio è la *mora*, il ritardo che restituisce alla ragione il tempo di tornare.
- Istignâ · استغناء (istignâ) — « istignâ » chez Garcin de Tassy — Sufismo · Arabic Parola araba per l'autosufficienza, l'indipendenza: fare a meno di tutto, non aver bisogno di nulla. Nella poesia di ʿAṭṭār, l'*istignāʾ* è la quarta delle sette valli del cammino. Vi si entra solo dopo aver rinunciato alla propria anima e al proprio cuore; chi vi si ferma scopre che né il sapere né le opere gli bastano più, e che bastare a se stessi è possibile solo smettendo di voler possedere alcunché.
J
- Jakon joi · jakon joi — Shipibo-Conibo · Shipibo Espressione shipibo-konibo che l'artista Chonon Bensho dà come titolo al suo testo e glossa con *«the good word»*, la buona parola. La parola qui non è buona nel senso morale di un contenuto edificante: è buona come un'acqua è viva, perché *«beve alla stessa sorgente aerea e vegetale»* che nutriva gli antichi saggi Onanya. Accanto a essa, Chonon Bensho declina il pensiero — *shina* — in *koshi shina* (pensiero forte), *ani shina* (grande), *jakon shina* (buono), *metsa shina* (bello), e la parola — *joi* — in *koshi joi* (parola forte): pensiero e parola sono materie vive che si tengono buone restando in connessione, non facoltà private che si producono da soli.
- Jñāna · ज्ञान (jñāna) — Vedānta · Sanskrit La conoscenza: non un sapere accumulato, ma la lucidità che scioglie l’ignoranza e libera. Via a sé stante nella Gītā — lo *«Yoga della Scienza»* (capitolo IV) —, *jñāna* affranca attraverso la visione giusta, laddove la devozione affranca con l’amore e l’azione disinteressata con il dono dell’opera. Ciò che questa conoscenza dissolve non è un errore di ragionamento, ma la confusione che lega l’anima alle opere e ai loro frutti. La Gītā ne fa un fuoco: ciò che vi si consuma sono gli atti stessi, e con essi il legame delle rinascite.
- Joie · laetitia (latin scolastique) — Filosofia occidentale · French Per Spinoza, la gioia non è uno stato d’animo stabile né un « valore ». È il passaggio dell’anima da una perfezione minore a una maggiore — in altre parole, il superamento di una soglia di *potenza d’agire*. La gioia non si possiede, la si attraversa.
- Jōriki · 定力 (jōriki) — Buddhismo · Japanese Il *jōriki* è la forza nata dalla concentrazione: la potenza che emerge quando la mente, unificata e portata a un solo punto nello *zazen*, cessa di essere dispersa. Più che una semplice capacità di concentrarsi, è una forza dinamica che, una volta mobilitata, permette di agire subito, senza deliberare, in modo giusto — e libera dalla schiavitù delle passioni. Primo dei tre scopi dell'assise, si coltiva senza fine con la pratica, e svanisce se la si trascura.
- Junzi · 君子 (jūnzǐ) — Trasversale · Chinese L'uomo virtuoso, la persona compiuta — letteralmente «figlio di principe», ma che Confucio strappa alla nascita per farne un titolo morale. Wing-tsit Chan lo rende con *«the superior man»*: non l'aristocratico di sangue, ma colui che si è elevato attraverso la coltivazione di sé. Il *junzi* si riconosce da ciò a cui mira — la virtù piuttosto che i beni, il giusto piuttosto che il profitto, il biasimo in sé piuttosto che negli altri. Confucio lo definisce sempre per contrasto con il *xiaoren* 小人, l'uomo di poco conto, che misura tutto a proprio vantaggio. La nobiltà, in questa lingua, cessa di essere ereditaria: si conquista. Il *junzi* non è il nobile per sangue; non è il *xiaoren*, il suo esatto opposto morale. (Il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: questo termine vi è classificato come trasversale.)
K
- Kaitiaki — Maori · Maori Parola māori: il guardiano — spesso un'intera tribù, piuttosto che un individuo — investito del compito di vigilare su un luogo, una risorsa o un popolo. Secondo Hirini Moko Mead, tradizionalmente erano le tribù in occupazione a essere i *kaitiaki* di tutti i luoghi del loro territorio; rivendicare oggi lo status di *kaitiaki* di un *wāhi tapu*, un luogo sacro, serve anche a consolidare una pretesa di occupazione o di proprietà. Il *kaitiaki* indica l'agente, colui o coloro che custodiscono; la *kaitiakitanga*, già pubblicata in questo dizionario, indica il compito stesso, l'esercizio continuo di questa custodia. Il termine non è quindi innanzitutto un concetto ecologico: è una posizione insieme genealogica e politica, oggi reinvestita nelle rivendicazioni fondiarie e nelle richieste di riconoscimento.
- Kaitiakitanga · kaitiaki (gardien) + -tanga (suffixe d'abstraction) — Maori · Maori Parola māori: il peso del custode che lega un essere a ciò che protegge — il territorio, il corso d’acqua, la foresta, il popolo. Secondo Anne Salmond, antropologa neozelandese, il *kaitiaki*, il custode, porta obblighi molto particolari di prendersi cura di coloro che protegge, obblighi fondati sull’esercizio del *mana*, la potenza ancestrale. La custodia non è quindi un mandato amministrativo, ma un rapporto di parentela e di autorità ereditata: si protegge ciò di cui si risponde davanti agli antenati. Nella concezione antica, sono esseri diversi dagli umani — *taniwha*, squali, razze — a esercitare il *kaitiakitanga* su porzioni di oceano; l’uomo è protetto prima di essere custode. Il *kaitiakitanga* non è la «gestione» di una risorsa né la «tutela» utilitaristica di un capitale naturale: è una responsabilità di cura radicata nel legame, in cui si deve render conto a ciò che si protegge.
- Kalyāṇa-mitta · kalyāṇa-mitta (« noble ami ») — Buddhismo · Pali Il « buon » o « nobile » amico: nel buddhismo, il compagno che spinge verso il bene — colui la cui frequentazione aiuta nel cammino verso la liberazione. Il *Dhammapada* non usa il termine, ma ne stabilisce la regola: si procede solo con un pari o con uno migliore; in mancanza, è meglio viaggiare da soli. Il buon compagno è un sostegno lungo la strada, non la sua meta — che si conquista da sé. Da distinguere dalla *philia* di Aristotele, che fa dell’amico una parte costitutiva della vita felice.
- Kama · kāma — Vedānta · Sanskrit Il desiderio, l’appetito, la bramosia. Quando Arjuna chiede cosa spinga l’uomo al male *«come da una forza estranea»*, Krishna risponde: è il *kāma*. Nella *Bhagavad-Gītā*, il desiderio non è una mancanza neutra da colmare, ma una potenza divorante, nemica della conoscenza, che offusca il giudizio e incatena l’anima ai suoi oggetti.
- Kamuy · kamuy (variante romanisée kamui) — Ainu · Ainu Parola ainu (Hokkaidō, Sachalin, Curili) spesso resa con «dio» o «spirito», ma che indica soprattutto un essere non umano: il gufo, l’orso, il fuoco del focolare, l’acqua corrente, persino l’imbarcazione di legno. Nei *yukar* — i canti trascritti già nel 1922 da Chiri Yukie, prima Ainu a fissare la letteratura orale del suo popolo —, un *kamuy* parla in prima persona e porta il proprio ritornello. L’anziano Shigeru Kayano lo esprime con semplicità: un dio abita ogni elemento della grande terra, e questi dei somigliano agli umani, parlano, hanno il proprio paese. *Kamuy* non designa dunque «la Natura» come uno sfondo impersonale, ma un ospite che si accoglie, a cui si rendono onori e che si può offendere.
- Karma · karma (karman) — Vedānta · Sanskrit L'atto, e per estensione la conseguenza dell'atto. Nella *Bhagavad-Gītā*, il karma non è anzitutto la legge morale di retribuzione che ne ha fatto l'Occidente, ma il principio stesso dell'attività: tutto, nel cosmo, si regge sull'*Atto*. Nessuno può astenersene; la questione non è quindi agire o meno, ma il modo di agire.
- Karma-yoga · karma-yoga — Vedānta · Sanskrit La via dell’azione — una delle tre grandi vie della *Bhagavad-Gītā* insieme alla conoscenza e alla devozione. Krishna la contrappone alla « Scienza secondo la Ragione » (*Sāṅkhya*): non rinunciare alle opere, ma compierle svincolandosi dal loro frutto. Agire senza incatenarsi all’azione, questa è l’Unione (*yoga*) che la *Gītā* insegna al guerriero che vorrebbe sottrarsi al combattimento.
- Karuṇā · karuṇā (sct. karuṇā) — Buddhismo · Pali La compassione: il moto interiore che vuole vedere cessare la sofferenza altrui. Seconda delle quattro «dimore sublimi» (*brahmavihāra*). Il *Dhammapada* usa la parola francese *Hû* al verso 270, che fa della compassione per tutti gli esseri il segno dell'*accomplito*.
- Kathêkon · καθῆκον (kathêkon) — Stoicismo · Greek Il *kathêkon* è l’azione conveniente: ciò che la situazione presente richiede, l’atto adeguato al ruolo e all’istante. Mangiare quando è l’ora di mangiare, curare il proprio padre, mantenere il proprio posto di fratello, sopportare la febbre con rettitudine. Non è la perfezione morale del saggio, ma il gesto che ogni uomo in cammino può compiere: non «ciò che è bene in sé», ma «ciò che conviene qui». Tutta la condotta stoica si regola su questa misura, relazione per relazione, circostanza per circostanza.
- Kené · kené (sing.) / kenebo (plur.) — Shipibo-Conibo · Shipibo Nave shipibo-konibo che l'antropologa Luisa Elvira Belaunde traduce con *«diseño»* (*motivo*, *disegno*). Il *kené* indica i tracciati geometrici che le donne shipibo-konibo applicano sulla pelle, sulla ceramica, sul tessuto, sul legno. Ma il motivo visibile non è che la parte materiale di una stessa cosa: il *kené* è anche ricevuto in visione sotto l'effetto di piante rituali (*rao*), cantato seguendone con il dito i percorsi, e considerato curativo. Disegno, visione, canto e cura non sono quattro usi di un ornamento — sono gli stati di un'unica realtà, l'energia delle piante resa sensibile.
- Kénōsis · κένωσις (kenōsis) — Mistica cristiana · Greek Parola greca derivata dal verbo *kenoō*, « svuotare », « rendere vuoto ». Indica l’abbassamento volontario con cui Cristo, secondo l’inno di Paolo ai Filippesi, *« si è svuotato »* (*heauton ekenōsen*) della sua condizione divina per assumere la forma del servo. La mistica cristiana ne ha fatto il modello di ogni spogliazione: scendere invece di salire, disfarsi della potenza piuttosto che afferrarla. Simone Weil ne riprende il gesto a proprio modo — l’uomo che imita il ritrarsi di Dio.
- Kenshō · 見性 (kenshō) — Buddhismo · Japanese Nel Zen, il *kenshō* è la prima apertura: l’istante in cui si «vede dentro» la propria natura e si coglie la vera sostanza del Sé. Letteralmente «vedere (見) la natura (性)», è il primo barlume del risveglio — non il suo compimento. Spiana la strada al *satori* pieno senza ancora contenerlo.
- Kiatsi — nomatsigenga · Nomatsigenga Tra i Nomatsiguenga, il Kiatsi è un signore delle profondità dei fiumi e dei laghi: un essere dal lungo pelame, con barbe lunghe *«come bisce»*, che afferra con esse chi passa sull’acqua. Non attacca per attaccare: ha molte figlie, e fa rovesciare le imbarcazioni perché gli uomini richiesti da loro restino a vivere sul fondo, sposati. Quelli che scompaiono nel gorgo non salgono in cielo — la loro anima è *«richiesta»* dagli esseri delle profondità. Il Kiatsi non è né un mostro da sconfiggere né un incidente: è un *dueño*, un proprietario del mondo acquatico che preleva vivi come generi.
- Kōan · 公案 (kōan) — Buddhismo · Japanese Il kōan (cinese *kung-an*) è il « caso pubblico »: in origine un documento, una decisione che fa giurisprudenza. Lo Zen ne ha fatto uno strumento di risveglio — un enigma o aneddoto degli antichi maestri che il discepolo deve « superare », e che esaurisce la mente discorsiva fino allo sfondamento. Il celebre *« suono di una sola mano »* ne è l’esempio tipico.
- kobade · un maillon dans une chaîne — Anishinaabe · Nishnaabemowin Parola *mishnabemowin* riportata dalla scrittrice michi saagiig nishnaabeg Leanne Betasamosake Simpson (*As We Have Always Done*, 2017), che la trae dall’anziana Edna Manitowabi: un solo termine per indicare i bisnonni E i bisnipoti — un anello nella catena tra le generazioni, le nazioni, gli stati dell’essere e gli individui. Per estensione, la stirpe e la nazione stesse, *«un lungo kobade che si snoda attraverso il tempo»*, intrecciato a tutte le nazioni del vivente. Chi parla non si considera alla fine della propria linea, ma come un anello, trattenuto e trattenente, con un obbligo rivolto a valle: dare più di quanto si prenda, per il *kobade* a venire.
- Kuarara · kuarara (var. karuara) ; gens-de-l'eau du Premier Soleil — kukama · Kukama Tra i Kukama-Kukamiria dell'Amazzonia peruviana, i *kuarara* sono le genti che abitano sotto terra e sotto l'acqua, nel Primo Sole (*Wepe Kuarachi*), il più basso dei cinque spazi del mondo. Si riconoscono dai loro berretti a righe e dai piedi tondi e larghi. La loro funzione non è decorativa: sono coloro che reggono il mondo. Nella laguna vive un boa immenso, il *Muiwatsu*, spirito di stregone punito, che cerca continuamente di fuggire — e se esce, scatena i grandi vortici, le *muyunas*. Allora i kuarara ordinano alle loro creature, la tigre e la *taricaya mama*, di trattenerlo per la coda. Il kuarara non è una divinità a cui si prega né un ornamento del mito: è un operaio invisibile della stabilità del mondo, da cui dipende che la terra non vada alla deriva.
- kuleana · prononc. « kou-lé-A-na » — Kanaka Maoli · Hawaiian Parola hawaiana (*ʻōlelo Hawaiʻi*): il lotto, l’onere, il diritto-dovere che lega una persona a un luogo preciso. George Kanahele mostra che prima del 1778 la vita hawaiana era radicata: un uomo nasceva, lavorava, si sposava, moriva *«in un solo luogo, un solo kuleana, in un solo ahupuaʻa»* – l’*ahupuaʻa* essendo la suddivisione di terra che va dalla montagna al mare. Il *kuleana* non è quindi innanzitutto una proprietà: è la parte che ti spetta e ti impegna, nello stesso luogo in cui hanno vissuto i tuoi antenati. Il termine ha indicato anche, dopo la riforma fondiaria del 1850, i lotti concessi in titolo ai plebei – ciò che Kanahele definisce le loro *«terre ancestrali»*. Avere un *kuleana* significa avere un posto: un luogo di cui si risponde.
L
- L'insuffisance de la richesse — Filosofia occidentale · French Argomento dialettico di Boezio (libro III): la ricchezza, lungi dal sopprimere il bisogno, lo accresce, e non rende mai il suo possessore autosufficiente. Interrogato sui suoi tesori passati, Boezio ammette di non aver mai conosciuto un giorno senza desiderio né affanno — prova che il ricco ha ancora bisogno, dunque non basta a sé stesso. Peggio: la ricchezza stessa espone a un bisogno supplementare, quello di una protezione contro chi vorrebbe rapirla.
- La douleur et l'ennui — Filosofia occidentale · French I due nemici della felicità umana secondo Schopenhauer. La vita oscilla tra essi: il bisogno e la privazione, sorte delle classi povere, generano dolore; l’agiatezza e l’abbondanza, sorte dei ricchi, danno vita alla noia. Allontanarsi dall’uno avvicina all’altro — la felicità non è mai uno stato stabile, ma un punto di equilibrio minacciato su entrambi i lati. Soggettivamente, la suscettibilità all’uno varia in ragione inversa dell’altro, regolata dalla misura delle forze intellettuali: lo spirito ottuso soffre poco ma si annoia, lo spirito ricco colma il vuoto ma avverte più vivamente il dolore. Da distinguere dall’*ataraxia*, tranquillità conquistata e mantenuta con la disciplina: qui, nessuna sponda stabile, solo un pendolo.
- la femme du Ciel · Skywoman — Potawatomi · English Nome che la botanica Robin Wall Kimmerer (popolo potawatomi) dà, nel suo inglese di scrittura — e non una parola di una lingua autoctona —, alla prima donna del racconto d'origine tramandato dai popoli dei Grandi Laghi nordamericani. Cade dal mondo di sopra attraverso un buco del cielo, stringendo a sé un piccolo fagotto: frutti e semi strappati all'albero del mondo celeste. Gli animali la salvano — le oche la attutiscono, la tartaruga offre il suo dorso, un topo muschiato muore portando un po' di fango dal fondo —, e su quel fango spalmato sul carapace semina i suoi semi e danza un mondo verde. Il nome non indica una dea che comanda dall'alto, ma una postura: la prima antenata arriva come giardiniera e ospite, le mani piene, debitrice — riceve la terra dagli altri viventi e la restituisce facendola fiorire. Kimmerer la contrappone termine a termine a Eva: due donne cadute da un giardino e da un cielo, ma l'una verso il bando (la terra come pena, la vera dimora altrove), l'altra verso la co-creazione (la terra come dono e dimora).
- Le commun — Filosofia occidentale · French Da Dardot e Laval, il *comune* non designa né una cosa, né una risorsa, né un patrimonio condiviso: è il principio politico di un’attività attraverso cui uomini impegnati in uno stesso compito si obbligano reciprocamente. Un fiume, un software, una foresta non sono «comuni» per natura; lo diventano solo quando una pratica li istituisce come tali e ne regola insieme l’uso. Il *comune*, dunque, è un *fare*, non un *avere* — e ciò che istituisce è per principio sottratto all’appropriazione.
- Ley de Origen · kággaba (kogi) — Kogi (Kággaba) · Spanish « *Legge d'origine* »: per il popolo kággaba (kogi) della Sierra Nevada di Santa Marta, la legge che ordina il territorio e la vita non è scritta in parole, ma inscritta nei codici della terra stessa, consacrata fin dall'origine delle cose. Termine spagnolo usato dall'Organizzazione Gonawindúa Tayrona, voce pubblica dei Kággaba, per esprimere all'esterno una nozione che, nel loro mondo, «*non è scritta in parole*» e si pratica quotidianamente dai *mamos* e dalle comunità.
- Li · 理 (lǐ) — Trasversale · Chinese Il « principio » del neoconfucianesimo della scuola Cheng-Zhu: l'ordine intelligibile, la struttura o ragione d'essere che fa sì che ogni cosa sia ciò che è. Anteriormente a ogni forma, il *li* è ciò per cui le cose esistono; si oppone e si congiunge al soffio o forza materiale, il *qi*, mediante il quale prendono corpo. In Zhu Xi, principio e forza materiale non si separano mai di fatto, ma devono distinguersi nel pensiero: l'uno è la legge dell'essere, l'altro lo strumento. (Da non confondere con il *li* 禮 dei riti; il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: questo termine vi è classificato come trasversale.)
- Liangzhi · 良知 (liángzhī) — Trasversale · Chinese Il « *sapere innato* »: la facoltà del *cuore-mente* che conosce spontaneamente il bene e il male, senza studio né riflessione. Per Wang Yangming, non è un sapere libresco, ma la sostanza stessa dello spirito, presente in ognuno; tutta la pratica consiste nel « *portarlo al suo culmine* » (*zhi liangzhi* 致良知, l'estensione del sapere innato), cioè nel seguirlo senza tradirlo. (Il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: il termine vi è classificato come trasversale.)
- Ligne de fuite — Filosofia occidentale · French In Deleuze e Guattari, la *linea di fuga* è ciò che sfugge a un assemblaggio e lo fa variare: il movimento attraverso cui un insieme smette di riprodursi identico a sé e comincia a mutare di natura. Non separa, <em>deterritorializza</em> — apre un fuori. Lontana dall’essere l’incidente o il margine di una struttura, ne è l’elemento primo: un campo sociale, un corpo, una lingua si definiscono innanzitutto per ciò che in essi fugge.
- Līlā · लीला (līlā) — Vedānta · Sanskrit Il gioco divino: l'esistenza cosmica concepita non come un compito, una caduta o una macchina, ma come lo svolgimento gratuito di una gioia che si offre in spettacolo a sé stessa. Il reale non serve a nulla — gioca. In Aurobindo, *līlā* è uno dei tre modi di guardare il mondo nel suo rapporto con l'assoluto, accanto al velo (*māyā*) e alla natura che opera (*prakriti*). Là dove questi due dicono l'illusione o il lavoro, *līlā* dice la felicità: l'Essere gioca a manifestarsi per la pura beatitudine di crearsi.
- Línea Negra · espagnol de contact ; kággaba/kogi — Kogi (Kággaba) · Spanish « Linea nera »: per il popolo kággaba (kogi) della Sierra Nevada di Santa Marta, il tracciato che circonda il territorio ancestrale collegando i siti sacri disposti intorno al massiccio — dalle lagune e foci della costa fino alle vette innevate. Non un confine che separa un dentro da un fuori, ma una rete di « punti di connessione » la cui salute di ciascuno, dicono, regge l'equilibrio dell'Universo. Termine spagnolo usato dall'Organizzazione Gonawindúa Tayrona per rendere all'esterno — e difendere davanti allo Stato colombiano — una nozione che «*riceve la propria denominazione in ciascuna delle nostre lingue*».
- Logismoi · λογισμοί (logismoi) — Mistica cristiana · Greek I pensieri-tentazioni nella spiritualità dei Padri del deserto. Non i pensieri ordinari, ma quei moti dello spirito che si presentano dall’esterno come suggeriti, e che, se trattenuti, conducono al peccato. Evagrio Pontico ne ha stilato l’elenco degli otto principali. Il monaco non li sceglie; la sua lotta consiste nel non acconsentirvi.
M
- Machine de guerre — Filosofia occidentale · French In Deleuze e Guattari, la macchina da guerra non è anzitutto un esercito: è un assemblaggio di tutt’altra natura rispetto all’apparato statale, esterno a esso, anteriore al suo diritto. Viene da altrove — dalle società di bande, dai nomadi, dalle mute — e inventa ciò che lo Stato non può produrre da sé: la velocità e il segreto. Lo Stato si dota di una macchina da guerra solo appropriandosene sotto forma di istituzione militare, operazione che non smette di porgli problemi.
- Mahua Yoxin · mahua yoxin — Shipibo-Conibo · Shipibo Nave shipibo-konibo che l'artista Chonon Bensho usa in negativo per dire ciò che una persona *non* è: il *mahua yoxin* è il fantasma del morto, privo di qualsiasi relazione e di qualsiasi legame. Bensho lo evoca per descrivere la donna shipibo che, lei, conosce le usanze delle sue nonne e cammina sulla terra dei suoi genitori — non è dunque sperduta nel mondo come lo è questo spettro senza vincoli. La parola non appartiene al soprannaturale spaventoso: nomina l'esatto contrario della persona radicata in una rete di parentela, di sapere e di territorio.
- Makyō · 魔境 (makyō) — Buddhismo · Japanese I makyō sono i fenomeni illusori — visioni, allucinazioni, sensazioni — che emergono durante lo *zazen* intenso, in una fase precisa della pratica. Da *ma* (魔), «demone», e *kyō* (境), «il mondo oggettivo»: le apparizioni «diaboliche» del *sitting*. Segno della forza della concentrazione, punto critico a metà strada, ma trappola se ci si attacca.
- Malheur — Mistica cristiana · French Da Simone Weil, la sventura (nel senso forte) non è la sofferenza ordinaria, ma uno strappo che distrugge l’«*io*» dall’esterno: uno schiacciamento dell’anima intera, insieme carnale, psichico e sociale, che la vittima non può né attraversare né sciogliere con le proprie forze. Dove il dolore resta esteriore e si sopporta, la sventura avvilisce, irrigidisce e annienta la persona — è la condizione dello schiavo, del sradicato, del condannato.
- Mana — Maori · Maori Parola māori: il prestigio, l’autorità e il potere di una persona o di un gruppo. Ogni Māori nasce con una parte di *mana* ereditata dagli antenati (*mana tipuna*), proporzionata al rango e alle azioni dei genitori. Ma secondo Hirini Moko Mead, il *mana* è, tra tutti gli attributi, il più aperto all’accrescimento: lo si aumenta con le proprie opere, elevando il *mana* dell’intero gruppo — è la forza creatrice e dinamica che spinge a fare meglio. Il *mana* non è un potere-dominio che si esercita sugli altri: è una qualità sociale che esige che altri riconoscano i tuoi meriti e ti accordino rispetto.
- Mana (hawaiien) · prononc. « MA-na » — Kanaka Maoli · Hawaiian Termine hawaiano (*ʻōlelo Hawaiʻi*): la forza universale che anima ogni vita e ogni elemento dell’universo. Nel suo capitolo sulla cosmologia hawaiana, George Kanahele presenta il *mana* come il concetto che meglio collega la visione del mondo degli Hawaiani ai loro valori: un’«energia universale» e una forza spirituale «divina» donata agli esseri umani per plasmare sé stessi. Il *mana* permea in gradi diversi gli dèi, i capi, i sacerdoti-esperti, gli artigiani, i poeti, fino al popolano, all’animale e alla pianta — la stessa materia di cui sono fatti gli dèi e da cui i grandi uomini traggono le loro opere. È una realtà tanto cosmologica quanto psicologica, tanto immateriale quanto materiale.
- Manaakitanga — Maori · Maori Parola māori: l’ospitalità e la cura con cui si accudisce l’altro elevandone il *mana*. Secondo Hirini Moko Mead, voce dall’interno, Ngāti Awa, il *manaakitanga* è meglio inteso come un principio fondamentale di condotta, valido per la maggior parte delle cerimonie e che dovrebbe guidare ciascuno. Sul *marae*, lo straniero divenuto ospite deve essere nutrito, alloggiato, protetto — ma il valore va oltre il pane e il tetto: inizia prima dell’arrivo dei visitatori, in tutto ciò che si prepara per accoglierli degnamente. Il suo scopo profondo è innalzare il *mana* di chi si riceve: gli eventi pubblici devono accrescere il *mana* dei partecipanti, e gli atti che lo diminuiscono arrecano danno. *Manaaki* contiene del resto nel suo nome il *mana*: prendersi cura significa aumentare la dignità dell’altro.
- Māra · māra (pali māra) — Buddhismo · Sanskrit Il Tentatore, la morte personificata — « il re della morte ». Potenza che « ha la meglio » su chi vive nell’incontinenza dei sensi, ma non trova alcun appiglio in chi vigila e ha fatto della propria mente una fortezza. Nel *Dhammapada*, Māra non è un diavolo esterno: è la figura mitica dell’impulso che asservisce — piacere smisurato, negligenza, brama — e il cui dominio si dissolve man mano che la vigilanza cresce.
- Matihi thëri pë · matihi thëri pë — Yanomami · Yanomami Espressione yanomami che Bruce Albert traduce con *«il popolo della merce»*: il nome che Davi Kopenawa dà ai Bianchi ne *La caduta del cielo*. Letteralmente *«la gente, gli abitanti della merce»* (o *matihi pë potima thë pë*, *«i padroni delle merci»*). *Matihi* indicava in origine i beni preziosi — ceneri funerarie, ornamenti di piume; la parola si è poi estesa alle merci dei Bianchi. È un esonimo: una società osservata nomina a sua volta quella che la osserva, e la definisce non per un territorio o per degli antenati, ma per l’affetto che la domina — l’amore di captazione degli oggetti accumulati. Da distinguere da *«consumismo»*, parola dall’interno: il popolo della merce è un nome dato dall’esterno.
- Mauri — Maori · Maori Parola māori: la scintilla di vita, il principio attivo che segnala che un essere è vivo — il respiro, il battito, il calore, la forza che anima il corpo e la personalità. Secondo Hirini Moko Mead, il *mauri* è legato a un individuo senza potersene distaccare: quando abbandona il corpo, la forza vitale si interrompe di colpo e il *mauri* stesso cessa di esistere. Il suo stato di equilibrio, quando la persona sta bene nel corpo e nei legami sociali, si chiama *mauri tau*, «il *mauri* è in pace». Il *mauri* non è un’anima-sostanza che sopravvive al corpo: è un’attività, che si spegne con esso.
- Māyā · माया (māyā) — Vedānta · Sanskrit Nel Vedānta, *māyā* indica il potere cosmico attraverso cui l’unica Realtà si manifesta in molteplicità. Il termine racchiude due operazioni distinte: un potere creatore (la forza che proietta l’universo) e un potere occultante (il velo che fa scambiare la manifestazione per la totalità del reale). Queste due operazioni sono inseparabili — la stessa potenza che crea nasconde ciò che ha creato.
- Maʿrifat · معرفة (maʿrifat) — « ma'rifat » chez Garcin de Tassy — Sufismo · Arabic Parola araba per la conoscenza, e in particolare la conoscenza per svelamento piuttosto che per accumulo. Nel poema di ʿAṭṭār, la *maʿrifat* è la terza delle sette valli del cammino, quella « che non ha né inizio né fine ». Ognuno la percorre secondo le proprie forze — il ragno non segue il passo dell’elefante; essa offre « volti diversi », e gli uni vi trovano il *miḥrāb*, gli altri l’idolo. Non è un sapere che si porta via, ma una luce in cui, in ogni atomo, il cercatore vede il tutto.
- Megalopsuchia · μεγαλοψυχία (megalopsuchia) — Filosofia occidentale · Greek La magnanimità, o grandezza d'animo: la disposizione dell'uomo che si giudica degno delle cose più grandi ed effettivamente lo è. Presuppone dunque una giusta stima di sé e una reale eccellenza — non esiste senza tutte le virtù, di cui è quasi l'ornamento. Ha per materia l'onore, il più grande dei beni esteriori. Da distinguere dalla vanità, che si crede degna del grande senza meritarlo, e dalla piccolezza d'animo, che si svaluta al di sotto del proprio valore.
- Meletē thanatou · μελέτη θανάτου (meletē thanatou) — Stoicismo · Greek L'esercizio della morte: non pensarci una volta sola, ma allenarvisi come a un gesto che si ripete. Il saggio tiene la propria fine per familiare per vivere diritto già da oggi, liberato dalla paura che rende schiavi. È una disciplina della vita presente, non una fascinazione per il nulla.
- Meraya · shipibo-konibo (langue pano) — Shipibo-Conibo · Shipibo Nave shipibo che non chiama « lo sciamano » ma il *grado* più alto di una scienza medica a tre livelli. Nella cosmovisione riportata da Pakan Meni (Elí Sánchez), il sapere di cura si gerarchizza: l’*onanya* inizia il suo regime di piante ma sa già diagnosticare e guarire con un semplice sguardo o tocco; il *yobé* è colui che ha infranto le regole del regime per diventare meraya e che le piante, in punizione, hanno dotato di un potere negativo (può guarire, ma soprattutto uccidere); il meraya è il vertice, « non c’è nessuno sopra di lui ». Il suo segno distintivo non è guarire meglio, ma poter percorrere *tutti* gli spazi del mondo — il mondo delle acque, il nostro, il mondo giallo delle colpe, lo spazio meraviglioso del Sole — e recarvisi di persona, trasformandosi in tigre, boa o puma e scomparendo a volontà. Dove la gente comune raggiunge lo spazio del Sole solo dopo la morte, lui solo ci va vivo. Meraya indica quindi una competenza di attraversamento e metamorfosi, non una funzione sociale né un dono.
- Mésotês / le juste milieu · μεσότης (mesotēs) — Filosofia occidentale · Greek La virtù come medietà: un punto intermedio tra due vizi, l'uno per eccesso, l'altro per difetto. Questa medietà non è il centro aritmetico di una cosa, identico per tutti; è relativo a noi, ciò che non pecca né per eccesso né per difetto nei nostri atti e nelle nostre passioni, così come lo determinerebbe l'uomo veramente saggio. Raggiungere questo giusto equilibrio è difficile, perché varia con le circostanze e la persona. Da non confondere con la media misurabile, né con la tiepidezza o il compromesso: il punto intermedio è esso stesso una vetta, e rispetto al bene, un estremo.
- Métamorphose — Filosofia occidentale · French Da Emanuele Coccia, la metamorfosi non è un evento raro riservato a pochi insetti, ma il regime ordinario del vivente. Una sola e medesima vita passa di forma in forma, di corpo in corpo, di specie in specie: il bruco e la farfalla, il bambino e i suoi genitori, il vivente e la Terra condividono un’unica vita che non smette di cambiare abiti. Questa continuità materiale fa di ogni essere un assemblaggio di storie eterogenee — *«ogni vivente è una chimera»*. La differenza delle forme non spezza l’unità della vita; ne è il modo d’esistenza.
- Metanoia · μετάνοια (metanoia) — Mistica cristiana · Greek Parola greca composta da *meta* (oltre, cambiamento) e *nous* (lo spirito, l’intelligenza): il rovesciamento del pensiero, il mutamento di sguardo da cui scaturisce la conversione. Il Nuovo Testamento ne fa la prima parola della predicazione («convertitevi»), e i Padri del deserto la spostano dal *foro* esteriore al *foro* interiore — non un atto che si compie una volta sola, ma un riorientamento continuo dell’anima. Il francese l’ha a lungo resa con *pénitence* o *conversion*, col rischio di ridurne il senso a un semplice rimpianto.
- Metaxu · μεταξύ (metaxu) — Mistica cristiana · Greek Parola greca dell'« *in-between* » che Simone Weil eleva a concetto spirituale: ciò che separa è anche ciò che unisce. Una casa, un paese, un essere amato sono *metaxu* — ponti verso l’aldilà, a patto di attraversarli e non di fermarvisi come a un traguardo.
- Mettā · mettā (sct. maitrī) — Buddhismo · Pali La benevolenza: un augurio di felicità esteso senza riserve a tutti gli esseri, senza eccezione né preferenza. Prima delle quattro *«dimore sublimi»* (*brahmavihāra*). Il *Dhammapada* non usa il termine, ma ne offre l'assioma negativo: l'odio non si spegne con l'odio, solo con la sua assenza.
- Min bao wu yu · 民胞物與 (mín bāo wù yǔ) — Trasversale · Chinese « Il popolo è mio fratello, gli esseri miei compagni. » Formula condensata dell’*Iscrizione occidentale* di Zhang Zai (1020-1077): poiché il Cielo è mio padre e la Terra mia madre, ogni vivente mi è parente. Ma la fratellanza cosmica non è un sentimento — è un dovere graduale: rispettare gli anziani, amare l’orfano e il debole, riconoscere come fratelli tutti coloro che soffrono e non hanno alcun sostegno. La parentela universale si misura dagli obblighi che comporta. (Il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: questo termine vi è classificato come trasversale.)
- Minidewak · bodwewadmin (anishinaabe) — Potawatomi · Potawatomi Il *potawatomi* che la botanica Robin Wall Kimmerer traduce con « donare dal profondo del cuore ». Indica il *giveaway* cerimoniale, in cui è la persona onorata a offrire, e più in generale un’economia in cui la ricchezza si misura sulla capacità di dare. Esteso al vivente, il *minidewak* designa la circolazione incessante dei doni con cui il mondo si regge — la Terra compresa, ricevuta come un dono da far passare.
- Mokṣa · मोक्ष (mokṣa) — Vedānta · Sanskrit La liberazione: termine ultimo dell'esistenza per il pensiero indù, l'affrancamento definitivo dal ciclo delle rinascite (*saṃsāra*) e dalla condizione che vi incatena. *Mokṣa* non è una ricompensa postuma né un luogo a cui si accede, ma lo scioglimento di un legame — quello che vincola l'anima alle opere, al desiderio e all'ignoranza. Non lo si ottiene: ci si ne libera. La *Gītā* la definisce ora «liberazione», ora estinzione in Dio, e la pone al di sopra di ogni frutto che si potrebbe desiderare, incluso il cielo.
- Mono no aware · 物の哀れ (mono no aware) — Trasversale · Japanese Concetto centrale di Motoori Norinaga (1730-1801), spesso reso con « la malinconia delle cose » — traduzione troppo ristretta. Il cuore della parola è *aware*: non solo la tristezza, ma ogni emozione profonda che le cose e gli eventi suscitano nel cuore. Essere « sensibili al *mono no aware* » significa cogliere il cuore delle cose (*mono no kokoro*) e lasciarsene commuovere: un’intelligenza affettiva del mondo, fondamento della letteratura secondo Norinaga.
- Mora · mora — Stoicismo · Latin In latino, la *mora* è il ritardo, l’intervallo che si lascia trascorrere prima di agire. Seneca ne fa il rimedio specifico dell’ira: poiché questa passione nasce da un giudizio affrettato e «fa tutto di corsa», la si disarma non con una forza contraria, ma con il tempo. Differire significa restituire alla ragione lo spazio che le occorre per riprendere il timone — il primo impeto si placa, e con esso la maggior parte dei motivi che sembravano esigere riparazione.
- Moro · moros (pluriel) — Kogi (Kággaba) · Kogi Tra i Kággaba (Kogi) della Sierra Nevada di Santa Marta, il *moro* è il bambino o l’adolescente scelto per divinazione per proseguire, oltre alla formazione iniziale di nove anni che riceve ogni futuro Mama, altri due periodi di nove anni nell’oscurità e nel digiuno — fino a diventare uno di quegli oracoli che, si dice, « hanno visto arrivare la fine del mondo ». Il termine indica anche, più in generale, ogni allievo in formazione per diventare Mama. Non è un titolo onorifico: è una privazione vissuta, di cui Mama Bernardo, formato fin dall’infanzia, ha raccontato la durezza ad Alan Ereira.
- Mu (kōan) · 無 (mu) — Buddhismo · Japanese Il *« Mu » di Jōshū* è la risposta — 無, *« no / non-è / nulla »* — che il maestro cinese Zhaozhou (giapp. Jōshū) lancia al monaco che gli chiede se un cane possieda la *natura-di-buddha*. Primo dei quarantotto casi del *Mumonkan* (*« La Barriera senza porta »*), è il *kōan*-cardine dello Zen: non un indovinello da risolvere, ma un muro eretto davanti al pensiero discorsivo. *« Ha »* e *« non ha »* vi si infrangono allo stesso modo; il *Mu* non è né affermazione né negazione, ma ciò che esaurisce la mente che vorrebbe decidere, fino allo sfondamento.
- Mumukṣutva · मुमुक्षुत्व (mumukṣutva) — Vedānta · Sanskrit Il bruciante desiderio di liberazione: la sete di sciogliersi, attraverso la conoscenza della propria natura, dai legami forgiati dall’ignoranza — in primo luogo, l’illusione di credersi l’agente che agisce. Quarta e ultima delle quattro disposizioni del Vedānta, *mumukṣutva* è ciò che mette in moto tutto il resto: senza di essa, discernimento e distacco restano sterili. Non un vago auspicio spirituale né l’attrattiva di uno stato gradevole, ma la volontà che non vuole più altro che la liberazione stessa.
- Muni · मुनि (muni) — Buddhismo · Pali Il muni è il saggio dell'antica India — ma la parola significa anzitutto « il silenzioso », colui che ha fatto del silenzio (*mauna*) la sua dimora. Il *Dhammapada* però rifiuta di farne una questione del solo mutismo: tacere non basta se la mente resta agitata. Il muni è colui che, avendo ponderato « i due volti delle cose », si è schierato dalla parte del bene — il suo silenzio è effetto di una mente pacificata, non la sua causa.
- Mushin · 無心 (mushin) — Buddhismo · Japanese Il « non-mentale » dello Zen: un agire che non si raddoppia, nello stesso istante, con uno sguardo rivolto su di sé dall'esterno. Non l'assenza di pensiero, ma il pensiero che non cerca più di controllarsi mentre pensa. Il termine cinese *wu-hsin* (giapponese *mushin*) definisce lo spirito autentico come « non-mente »: ciò che non si lascia né afferrare né maneggiare come un oggetto.
N
- Nada · nada (« rien ») — Mistica cristiana · Spanish Parola spagnola per « *nulla* ». In Giovanni della Croce, indica la via dello spogliamento totale con cui l’anima si svuota di ogni appetito — gustare, sapere, possedere, *essere* — per raggiungere il *todo*, il Tutto di Dio. Il *nada* non è una privazione subita, ma una notte scelta: si lascia ogni « qualcosa » di finito come un piolo, per salire verso ciò che non si possiede come una cosa. Il nulla qui è una soglia, non un termine.
- Nafs · نفس (nefs) — Sufismo · Arabic Parola araba che significa «*anima*», ma in senso basso: l’io avido, l’anima carnale che esige, possiede e si mette al centro. È l’avversario interiore della via sufi, da domare prima di tutto. Garcin de Tassy la traduce con «*anima infedele*», «*anima concupiscente*» — l’istanza che, dice ʿAṭṭār, bisogna «*far perire*» per essere al sicuro.
P
R
T
- The ethic of care · l'éthique du care (ou du soin) — Filosofia occidentale · English Concetto elaborato dalla psicologa Carol Gilligan (*In a Different Voice*, 1982) — in inglese, la sua lingua di scrittura. Indica un orientamento morale radicato nella responsabilità, nel legame e nella cura concreta dell’altro, in contrasto con una morale dei diritti, delle regole e dell’equità astratta. La «*voce diversa*» di Gilligan non affronta il problema morale come un conflitto di diritti da arbitrare, ma come una rete di relazioni da non danneggiare. «*L’éthique du care*» non è che un calco francese artigianale, segnalato come tale; la parola inglese *care* racchiude insieme la cura, la premura e l’attenzione prestata.
- The more-than-human world · le monde plus-qu'humain — Filosofia occidentale · English Espressione di David Abram (*The Spell of the Sensuous*, 1996) — in inglese, la sua lingua di scrittura. Essa definisce il reale non come « la natura », oggetto posto di fronte a noi, ma come un tessuto di presenze sensibili — venti, bestie, piante, terreno, pietre — di cui l’umano non è che un filo, e non il centro. Il prefisso « più-che- » fa tutto il lavoro: il mondo non è meno che umano (una materia grezza, inerte, da sfruttare), è *più che umano*, tracima e precede l’umano da ogni parte. Abram, fenomenologo passato attraverso le culture orali dell’Indonesia e del Nepal, funge qui da ponte tra un’esperienza autoctona del vivente animato e il lettore occidentale. « Il mondo *più-che-umano* » ne è il calco francese fatto in casa, segnalato come tale.
ʿ
Nessun termine per questa tradizione.