Lessico
Le parole di ogni tradizione, ricondotte alla loro lingua. Per ritrovare, dietro le traduzioni moderne, l'operazione precisa che il termine designa.
A
- Accelerazione sociale — Filosofia occidentale · French Da Hartmut Rosa, l'accelerazione sociale non è la sensazione individuale di rincorrere il tempo, ma la logica strutturale delle società moderne. Una società moderna regge solo aumentando senza sosta: ha bisogno di crescita economica, di accelerazione tecnica e di innovazione culturale costanti anche solo per mantenere il proprio equilibrio. Questi tre motori si alimentano a vicenda e finiscono per dettare il ritmo della vita, fino a recidere il soggetto da ogni relazione viva con il mondo.
- Acédie · ἀκηδία (akèdia) — Mistica cristiana · French Torpore e disgusto spirituale che afferra il monaco a metà giornata, che la tradizione monastica chiama « il demonio di mezzogiorno » dal salmo 90/91. Evagrio Pontico lo annovera tra gli otto pensieri malvagi e lo descrive come il più gravoso: non la sensualità né la vanagloria, ma un senso di nausea per l’ora presente e il luogo in cui ci si trova. La parola greca *akèdia* significa letteralmente « assenza di cura », l’incapacità di prendersi a cuore ciò che dovrebbe importare. Il suo segno più certo non è il riposo, ma l’instabilità: il disgusto per la cella spinge a uscirne.
- Active Hope — Filosofia occidentale · English Da Joanna Macy e Chris Johnstone, la speranza smette di essere una previsione — *« prima o poi si sistemerà tutto »* — per diventare una pratica. Non la si *ha*, la si *fa*, come si coltiva un orto o ci si allena al tai-chi. Tre gesti la compongono: guardare in faccia la realtà, nominare la direzione che si vuole veder realizzare, fare un passo verso di essa. Non richiede ottimismo: la si può praticare anche là dove ci si sente senza speranza, perché ciò che la guida non è la stima delle probabilità, ma l’intenzione. Sperare diventa un verbo.
- adiar o fim do mundo · différer la fin du monde — Krenak · Portuguese Espressione del pensatore krenak Ailton Krenak (*A vida não é útil*, 2020; titolo del suo libro *Ideias para adiar o fim do mundo*, 2019): non ritardare con la tecnica una catastrofe imminente, ma tenere aperta la possibilità di immaginare un altro mondo. Krenak la rovescia subito: la fine non è davanti a noi, è già avvenuta — per i popoli delle Americhe, il mondo è già finito una volta, con la conquista. «Differire la fine del mondo» non significa quindi prolungare l’ordine presente, che rifiuta, ma impedire la fine della capacità di sognare un mondo diverso. Ciò che ne fa le veci, presso i Krenak, è il sogno praticato come istituzione.
- Advaita · अद्वैत (advaita) — Vedānta · Sanskrit La non-dualità: letteralmente «non due». Al termine della ricerca, l'anima individuale (*ātman*) e l'assoluto (*brahman*) non sono due realtà separate, ma una sola, sotto la molteplicità apparente. La parola procede per negazione: non dice «uno», rifiuta il «due». La diversità del mondo è reale come manifestazione, non come separazione tra sostanze distinte.
- Aeternitas · aeternitas — Filosofia occidentale · Latin La definizione classica dell'eternità, forgiata da Boezio nel libro V: il possesso intero e simultaneo di una vita senza successione, senza inizio, mezzo né fine. Essa si oppone alla durata temporale, che non si possiede mai tutta intera — il domani manca ancora quando il giorno prima è già perduto. L'eternità non è un tempo molto lungo: è un modo d'essere in cui tutto è tenuto in un sol colpo. Da distinguere dalla *[distentio animi](/lexique/distentio-animi/)* di Agostino, il tempo vissuto come stiramento e dissipazione dell'anima; e da una semplice durata infinita, poiché una successione senza fine resta una successione, non un possesso simultaneo.
- Afrotopia — Filosofia occidentale · French Da Felwine Sarr, l'Afrotopia non è un luogo ma un'utopia attiva: non il sogno di un paradiso africano a venire, ma il lavoro di individuare, nella realtà presente del continente, i germi di un futuro possibile e di fecondarli. Respinge il racconto del «recupero» — l'idea che l'Africa debba rincorrere il modello economico e sociale dell'Occidente per colmare un ritardo. Sarr contrappone un'Africa che attinge alle proprie risorse mitologiche, culturali e spirituali per inventare la propria traiettoria. Né nostalgia di un passato precoloniale, né mimetismo dello sviluppo: un atto di fede in possibilità da far nascere attraverso il pensiero e l'azione.
- Agencement — Filosofia occidentale · French Un assemblaggio è un insieme eterogeneo che fa funzionare insieme elementi di natura diversa — corpi, enunciati, affetti, strumenti. Si dispiega lungo due assi: da un lato il contenuto e l’espressione, realmente distinti ma in presupposizione reciproca; dall’altro la territorialità che lo stabilizza e le linee di deterritorializzazione che lo attraversano e lo portano verso altro. Ciò che lo costituisce non è una struttura fissa, ma un movimento doppio, sempre in atto.
- Ahiṃsā · a-hiṃsā (pali identique) — Buddhismo · Sanskrit La non-nocività: astenersi dal ferire e uccidere tutto ciò che vive. La parola unisce il privativo *a-* a *hiṃsā*, «l’atto di nuocere». Nel *Dhammapada*, questa astensione non discende da una legge ricevuta: risale al riconoscere che ogni essere trema davanti alla violenza e tiene alla propria vita, come me. Una moderazione attiva fondata sulla paura condivisa, non una semplice passività.
- ahupuaʻa · prononc. « a-hou-pou-A-a » (ʻokina = coup de glotte) — Kanaka Maoli · Hawaiian Termine hawaiano (*ʻōlelo Hawaiʻi*): la grande suddivisione territoriale dell'antico Hawaiʻi, che scende dalla montagna al mare e si prolunga nell'oceano. George Kanahele ne fornisce l'etimologia: il nome deriva da un cumulo di pietre (*ahu*) posto al confine, sormontato da un'immagine di maiale (*puaʻa*). L'*ahupuaʻa* non è una semplice ripartizione amministrativa: è l'unità che garantisce, all'interno di uno stesso territorio continuo, l'accesso a tutte le risorse — quelle delle alture, quelle della costa e quelle del mare — senza che la riva ne costituisca mai un confine.
- Ainu Mosir · Ainu Mosir (mosir : terre, monde, pays) — Ainu · Ainu Nome che gli Ainu danno alla propria terra — Hokkaidō, le Curili, Sachalin —, prima che lo Stato giapponese la ribattezzasse « Hokkaidō » e ne facesse una provincia da colonizzare. Shigeru Kayano, anziano di Nibutani e primo Ainu eletto alla Dieta giapponese (1994), lo spiega egli stesso nelle sue memorie: *Ainu Mosir* significa «una terra pacifica per gli umani». La parola *mosir* (terra, mondo, paese) non è propria solo degli umani: nei canti divini (*yukar*) designa anche il *kamuy mosir*, la «terra degli dei», dove risiedono i *kamuy*. Due mondi vicini, una sola parola per nominarli entrambi — traccia linguistica di una cosmologia in cui gli dei non stanno sopra gli umani, ma accanto.
- Ajutap · awajún (tronc jívaro) ; Alto Marañón, Amazonie péruvienne — awajun · Awajun Tra gli Awajún del río Marañón, l’*ajutap* è un essere-antenato che dona il potere di vivere. Non ha forma fissa: si manifesta come tigre di terra (*ikamñawa*), aquila, boa o testa fluttuante (*bukea*), sempre in un vento violento, e parla «come un umano». Ciò che trasmette è un *discurso*, un discorso che annuncia a chi lo riceve come sarà la sua vita. Lo si ottiene solo al termine di un lungo digiuno rituale — *toé*, tabacco e ayahuasca assunti vicino a una cascata — perché è lì che gli *ajutap* vanno a bere. L’*ajutap* non è né un dio a cui si prega né un’anima di defunto: è una potenza ancestrale che parla e fa vivere a lungo chi sa accoglierla.
- Akinananti · akinananti — Shipibo-Conibo · Shipibo Nave shipibo-konibo che l'artista Chonon Bensho e suo marito Pedro Favaron glossano come: il lavoro fatto insieme, con amore e gioia, che non persegue fini egoistici ma cerca il bene di tutti. Non è un metodo per produrre meglio in molti: l'amore e la gioia (l'affetto) e il bene comune (il fine) non sono aggiunti al compito, lo costituiscono. La parola presuppone un mondo fatto di soggetti in relazione — *«nessuno è nella solitudine»* — e non una riserva di oggetti inerti da prelevare.
- Akrasia · ἀκρασία (akrasia) — Filosofia occidentale · Greek L'incontinenza, la mancanza di padronanza di sé: lo stato di chi conosce il bene eppure fa il male, la sua risoluzione travolta dalla passione. L'incontinente non ha un pensiero fermo a favore della sua colpa; lotta ancora contro sé stesso, poi cede. Aristotele ne fa il problema centrale del Libro VII: come si può agire contro ciò che si sa essere buono? Da distinguere dall'*intemperanza* (il dissoluto), che sceglie deliberatamente il male per convinzione e non prova alcuna lotta, e dal vizio tout court, che corrompe fino al giudizio.
- Aktēmosynè · ἀκτημοσύνη (aktēmosynē) — Mistica cristiana · Greek L'*aktēmosynè* è il non possesso volontario — non la povertà che si subisce, ma l’indigenza che si sceglie come disciplina. Prima delle ascesi del deserto: non tenere nulla per sé, affinché nulla ti tenga. Il monaco se ne serve per alleggerire il cuore e volgerlo senza impedimenti verso Dio.
- aliento del Sol vivo · le souffle du Soleil vivant — Asháninka · Spanish Formulazione dello specialista asháninka Eusebio Laos — in spagnolo, la lingua in cui ha affidato la sua visione del mondo, neppure una parola nella lingua asháninka. Essa definisce l’acqua non come una sostanza né una risorsa, ma come il <em>soffio</em> (aliento) di un Sole vivo: questo soffio, il Sole lo ha fatto girare intorno alla terra affinché vivessero uccelli, bestie e persone, e l’aria ne è lo spirito («lo spirito dell’acqua è l’aria»). Respirare e traspirare — piante, animali, umani — significa dunque condividere uno stesso soffio-acqua che il Sole ha posto tutto intorno al mondo. L’acqua non è un elemento tra gli altri: è l’alito di un astro considerato una persona, prestato a tutto ciò che vive.
- aloha ʻāina · prononc. « a-LO-ha AÏ-na » (ʻokina = coup de glotte) — Kanaka Maoli · Hawaiian Espressione hawaiana (*ʻōlelo Hawaiʻi*): l'amore per la terra. Ma la parola che ama, *ʻāina*, non significa «suolo» né «territorio»: deriva da *ʻai*, il cibo e l'atto di mangiare, e si lascia tradurre, secondo George Kanahele, come «ciò che nutre». Amare la *ʻāina*, dunque, non è affezionarsi a uno scenario né rivendicare una proprietà: è tenere a ciò che ti nutre, e che gli Hawaiani considerano un avo vivente — la terra nata dall'unione di Papa (la Madre Terra) e Wākea (il Padre Cielo), da cui discendono. L'amore qui ha come rovescio un dovere di cura, *mālama*, «prendersi cura con amore». *Aloha ʻāina* può essere definito «patriottismo», osserva Kanahele — ma un patriottismo il cui oggetto non è una bandiera: è la terra-che-nutre stessa, un parente che non si profana.
- Aluna · aluna jaba (kággaba) — Kogi (Kággaba) · Spanish Tra i Kággaba (Kogi) della Sierra Nevada di Santa Marta, *aluna* indica la dimensione spirituale del mondo — spesso resa come « il pensiero-madre » — in cui ogni elemento della natura possiede il proprio padrone spirituale, il proprio padre e la propria madre, con cui è necessario mantenere la comunicazione. Non è un aldilà separato: è il rovescio da cui ha origine e si ordina ciò che appare. Il termine affiora nel discorso pubblico dell'Organizzazione Gonawindúa Tayrona nella forma « aluna jaba », la Madre in *aluna*, colei che ha lasciato la storia di ogni cosa e dei suoi legami. Ci si attiene qui a quanto i Kággaba stessi hanno reso pubblico: il sapere riservato dei *mamos* non viene dissotterrato.
- Amicitia · amicitia — Filosofia occidentale · Latin Per Cicerone, l'*amicitia* non è uno scambio di favori, ma la perfetta armonia di due anime unite da un affetto reciproco, e il suo unico fondamento è la virtù: senza di essa, non esiste vera amicizia. Questa non nasce dalla nostra debolezza — non colma una mancanza — ma da un’inclinazione della natura che riconosce nell’altro la rettitudine. Da qui la sua formula: l’amico è «un altro sé stesso», e l’amicizia vera, poiché la natura non muta, è eterna.
- Amor Dei intellectualis — Filosofia occidentale · Latin L'«*amore intellettuale di Dio*» è il vertice dell'*Etica* di Spinoza. Nasce dal terzo genere di conoscenza — l'intuizione che coglie le cose singole «*sotto la specie dell'eternità*» — come una gioia accompagnata dall'idea di Dio assunto come causa. Non l'amore di un Dio immaginato presente, ma quello che segue dal concepire che Dio è eterno. Eterno esso stesso, è la parte attraverso cui lo spirito umano partecipa all'amore infinito con cui Dio ama se stesso.
- Amor fati — Filosofia occidentale · Latin « Amore del destino ». In Nietzsche letto da Deleuze, l'*amor fati* non è la sottomissione a un fato che si subisce, ma l'affermazione del necessario come si afferma un lancio di dadi: si getta il caso in un solo gesto, e si ama la combinazione che ricade perché è necessaria. Il caso lanciato e la necessità del risultato non si oppongono — formano la coppia dionisiaca caso-destino. Amare il fatale significa volere il reale fin dentro ciò che non è stato scelto.
- Amour de soi — Filosofia occidentale · French Presso Rousseau, l’*amour de soi* è un sentimento naturale, anteriore a ogni società, che spinge ogni animale a vegliare sulla propria conservazione. Non è né buono né cattivo in sé: guidato nell’uomo dalla ragione e temperato dalla pietà, genera umanità e virtù. Appartiene allo stato di natura, dove ciascuno si cura solo del proprio benessere senza misurarsi con gli altri. È la radice sana dell’autoconservazione, da non confondere con l’*amour-propre*, suo doppio snaturato dalla vita sociale.
- Amour-propre — Filosofia occidentale · French Da Rousseau, l'*amour-propre* è un sentimento relativo, artificiale e nato nella società, che spinge ogni individuo a tenere più a sé che a qualsiasi altro. Nasce dal confronto: non appena gli uomini vivono insieme, ciascuno si misura, vuole essere notato, preferito, stimato, e trae il proprio valore dallo sguardo altrui. Assente nello stato di natura, è il cardine del *Discorso*: è da questo passaggio dall’amore di sé all’*amour-propre* che scaturisce la disuguaglianza morale, con il corteo di mali che gli uomini si infliggono a vicenda.
- Anachoresis · ἀναχώρησις (anachôrêsis) — Stoicismo · Greek L'anacoresi è il ritiro — ma in Marco Aurelio, un ritiro senza luogo: il ripiegamento dell'anima in sé stessa, ovunque ci si trovi. Invece di fuggire la corte, la città o la folla, ci si ritira nel dominio interiore che nessuno può raggiungere. Questo ritiro è disponibile in ogni istante e non richiede alcuno spostamento.
- Analogisme — Filosofia occidentale · French Da Philippe Descola, l'analogismo è uno dei quattro modi di identificare gli esistenti — quello che presuppone tra umani e non-umani interiorità diverse E fisicità diverse. Il mondo vi appare dapprima frantumato in una miriade di singolarità separate da lievi scarti; questa frammentazione generalizzata viene poi ricucita da una fitta rete di corrispondenze e analogie, le risonanze tra microcosmo e macrocosmo. È l'ontologia della divinazione cinese, dell'astrologia, della teoria delle segnature: un universo in cui tutto fa eco a tutto.
- Ānanda · आनन्द (ānanda) — Vedānta · Sanskrit Nel Vedānta, *ānanda* è la beatitudine: non un sentimento che giunge all'essere, ma la natura stessa dell'essere. Terzo termine di *Satchidānanda* (Esistenza-Coscienza-Beatitudine), designa la delizia essenziale che l'esistenza prova nell'esistere — di cui piacere, dolore e indifferenza non sono che traduzioni superficiali. Per Sri Aurobindo, questa gioia d'essere è inalienabile: velata dall'ego, mai perduta, è la causa, il movente e l'oggetto dell'esistenza cosmica.
- Anattā · anattā (sct. anātman) — Buddhismo · Pali Il non-sé: nulla, negli aggregati che compongono l'esperienza, è un sé permanente e sostanziale. Terza delle tre caratteristiche dell'esistenza, e negazione diretta dell'*ātman* brahmanico. Fernand Hû la rende con una perifrasi: *«Tutte le forme sono prive di realtà sostanziale»*. Ciò che viene negato è la sostanza, non l'esperienza.
- Anicca · anicca (sct. anitya) — Buddhismo · Pali L'impermanenza: tutto ciò che è composto nasce, si trasforma e si dissolve. Prima delle tre caratteristiche dell'esistenza, non è una tesi sul mondo, ma un fatto da penetrare — chi ne è «ben penetrato», dice il *Dhammapada*, è liberato dal dolore. Fernand Hû la rende con un aggettivo: gli aggregati sono «passeggeri».
- Animisme — Filosofia occidentale · French Da Philippe Descola, l'animismo non è una credenza arcaica che attribuisce un'anima alle cose, ma uno dei quattro modi di identificare gli esistenti — quello che presuppone tra umani e non-umani interiorità simili e fisicità diverse. Uno spirito identico abita in corpi distinti: l'orso, il tapiro, il fiume hanno un'anima come la mia, ma un corpo che conferisce loro un altro punto di vista. È la formula inversa del *naturalismo* moderno, che ci unisce per la materia e ci separa per lo spirito.
- Anthropotechnique · Anthropotechnik — Filosofia occidentale · German Concetto di Peter Sloterdijk: le antropotecniche sono i metodi di esercizio – mentali e fisici – attraverso cui l’essere umano lavora su sé stesso e si plasma. L’uomo vi appare come un essere di esercizio (*Übung*), sospeso a un imperativo che Sloterdijk legge nel busto di Apollo di Rilke: *« Devi cambiare la tua vita »*. Religioni, etiche, ascesi, sport: tanti sistemi di pratica che, sotto nomi diversi, rientrano in questa stessa fabbrica del sé.
- Apatheia · ἀπάθεια (apatheia) — Stoicismo · Greek L'apatia stoica non è l'assenza di sentire, ma l'assenza di turbamento: lo stato dell'anima che non è più scossa dalle passioni perché ha corretto i giudizi da cui esse nascono. Il saggio percepisce ancora le cose, ma nessun oggetto gli strappa un assenso che non abbia voluto. Non è una natura fredda, è una vittoria della ragione sul tumulto.
- Aponia · ἀπονία (aponia) — Filosofia occidentale · Greek L'aponìa è, in Epicuro, l'assenza di dolore del corpo: non un piacere che si aggiunge, ma uno stato in cui la sofferenza fisica è cessata. Essa forma con l'*atarassia* — l'assenza di turbamento dell'anima — i due versanti del sommo bene. Il corpo appagato, la mente senza agitazione: la voluttà epicurea non chiede nulla di più, e tutto ciò che pretende di accrescerla non fa che spostarla.
- Appamāda · appamāda (sanskrit apramāda) — Buddhismo · Pali Vigilanza o non-negligenza. Qualità fondamentale della mente nell'insegnamento del Buddha: non lasciarsi andare, mantenere l'attenzione presente. Secondo la tradizione, queste furono le ultime parole del Buddha prima della sua morte.
- Arútam · wampis (famille jívaro ; río Santiago, Amazonie péruvienne) — wampis · Wampis Tra i Wampis del río Santiago, l’*arútam* è uno spirito potente — e la forza-visione che dona. Questi spiriti assumono mille forme (il bradipo, lo sparviero, il condor, la tigre, il fulmine, il boa) e vagano ovunque, ma frequentano soprattutto le cascate. L’uomo che vuole trovare « la visione » si ritira lì in un rifugio, digiuna per giorni, si astiene dalle donne e assume tabacco, toé o ayahuasca *con bastante fe*, con molta fede. Chi crede negli *arútam* trova sempre la visione: essa gli conferisce un potere preciso — vivere senza problemi, dominare un nemico con la sola parola, non farsi uccidere. L’*arútam* non è un’allucinazione; non è una visione-spettacolo: è una forza che si conquista e si conserva.
- Assentatio · assentatio — Filosofia occidentale · Latin Adulazione per assenso: il vizio di chi approva sempre, dice ciò che si vuole sentire e non ha mai un'opinione contraria alla vostra. Cicerone, nel *Lelio*, ne fa il nemico capitale dell'amicizia — non perché menta sul suo oggetto, ma perché sopprime la verità, unico terreno su cui due anime possono incontrarsi. L'*assentator* non è anzitutto un bugiardo: è un uomo senza anima propria, che si conforma alla vostra «al minimo cenno». Distinta dal complimento esagerato (*adulatio*), l'*assentatio* è più sottile e più difficile da smascherare, poiché si traveste da accordo sincero.
- Ataraxia · ἀταραξία (ataraxia) — Stoicismo · Greek L'atarassia non è una calma che si installa, ma un turbamento che si rimuove. Per lo stoico, l'anima non è mai agitata dalle cose in sé — solo dalle opinioni che nutre su di esse. Togli il giudizio falso, e l'agitazione cade da sé: non resta nulla da placare. La tranquillità è dunque lo stato di default di una ragione che ha smesso di giudicare male, non una conquista aggiunta alla natura.
- Ātman · आत्मन् (ātman) — Vedānta · Sanskrit Nel Vedānta, l'Ātman è il Sé puro — non l'io psicologico fatto di abitudini, opinioni e memorie, ma il soggetto assoluto che le osserva senza dissolversi in esse. Il principio fondamentale dell'Advaita (non-dualismo): Ātman = [Brahman](/lexique/brahman/). Ciò che in ciascuno di noi è identico alla Realtà totale non è né una scintilla né un frammento — è la stessa luce, senza divisione.
- Attention · προσοχή (prosochè) / sati / νῆψις (nēpsis) — Trasversale · French Da Simone Weil, l'attenzione non è uno sforzo di concentrazione, ma il suo contrario: la sospensione del pensiero, che si rende disponibile, vuoto, pronto a ricevere l'oggetto. Non si cerca, si attende; non si afferra, si accoglie. Al suo grado più alto — *«assolutamente senza mescolanza»* — diventa preghiera. Una stessa parola racchiude tuttavia gesti opposti a seconda delle tradizioni: tensione vigile dello stoico, presenza nuda del buddhista, accoglienza del vuoto in Weil.
- Atterrir — Filosofia occidentale · French Da Bruno Latour, « *atterrare* » designa un gesto politico: rinunciare ai due poli che magnetizzavano la modernità — il Globale (l’orizzonte infinito della globalizzazione) e il Locale (il suolo-rifugio, l’identità chiusa) — per volgersi verso un terzo attrattore, il Terrestre. Il Terrestre non è « la natura » contemplata da lontano: è la sottile zona in cui la vita è possibile, popolata da agenti che reagiscono ai nostri atti. Orientarsi in questo paesaggio, e trovare dove ci si posa e con chi si accetta di coabitare, ecco cosa significa *atterrare*.
- Autarkeia · αὐτάρκεια (autarkeia) — Filosofia occidentale · Greek L'autarchia epicurea non è l'autosufficienza orgogliosa di chi fa a meno degli altri, ma l'arte di aver bisogno solo di poco — abbastanza poco perché la sorte non abbia più presa. Si conquista attraverso la selezione dei desideri: distinguendo i bisogni che la natura stessa delimita dai desideri vuoti che non hanno fondo, il saggio abbassa la soglia del sufficiente fino a renderla sempre raggiungibile. Non una privazione subita, ma un'indipendenza conquistata.
- Autopoiesis · autopoïèse (grec auto- + poièsis) — Filosofia occidentale · English Concetto elaborato da Humberto Maturana e Francisco Varela (*autopoiesi*, intorno al 1972), dal greco *auto-* (sé) e *poièsis* (fare, produrre): « farsi da sé». Designa il tratto proprio del vivente — non una sostanza, né un elenco di componenti, ma un modo di organizzazione. Un sistema vivente è una rete la cui unica funzione è produrre e rigenerare i componenti che, a loro volta, producono la rete. È chiuso sulla propria organizzazione: non fabbrica un oggetto esterno, ma fabbrica sé stesso, in modo continuo. È questo *loop* — prodotto dai suoi componenti, produttore di questi componenti — a distinguere il vivente da qualsiasi assemblaggio meccanico. «*Autopoiesi*» ne è il calco francese usuale.
- Ayllu · aymara ; mot partagé avec le quechua — Aymara · Aymara Parola aymara delle alte terre andine (condivisa con il quechua), che di solito si traduce con «comunità» — ma che il giurista aymara Fernando Huanacuni Mamani ritiene troppo riduttiva per ciò che racchiude. L'*ayllu* non è la società degli umani: è l'«unità e struttura di vita», la comunità allargata in cui gli animali, gli insetti, le piante, le montagne, l'aria, l'acqua, il sole, gli antenati e «persino ciò che non si vede» hanno la loro parte, l'essere umano non essendo che un filo tra gli altri. La sua conseguenza è tanto linguistica quanto politica: nell'*ayllu*, dice Huanacuni, «non c'è spazio per il termine *risorsa*», perché dove tutto vive, ciò che esiste sono esseri e non oggetti.
- Ayni · ayni (aymara et quechua) — Aymara · Aymara Principio andino di reciprocità: ciò che si riceve richiede un dono in cambio, nello stesso momento o in un altro. Fernando Huanacuni Mamani lo definisce «l’energia che circola tra tutte le forme di esistenza» — non uno scambio solo tra esseri umani, ma il flusso di mutuo aiuto che lega la comunità, la Madre Terra e il cosmo. L’*ayni* è la grammatica concreta del *vivir bien* andino: non si accumula, si restituisce; ogni relazione economica, giuridica o agricola ne deriva. La sua figura non è la bilancia del contratto, ma la circolazione che mantiene l’equilibrio del tutto.
B
- Bandaiyan · bandaiyan — Worrorra · Ngarinyin Parola della lingua ngarinyin (Kimberley, Australia nord-occidentale) che l’anziano David Mowaljarlai usa per l’intero continente concepito come un unico corpo vivente — lui stesso lo sottotitola *«Corpus Australis»*. Il glossario del suo libro la rende con: la massa terrestre, la natura, le persone in relazione. Il paese giace disteso supino, le sue regioni nominate come parti di un corpo: la testa a nord (Capo York, Terra di Arnhem, Kimberley), l’ombelico al centro (Uluru), il ventre a ovest (*wadi*), i polmoni sotto il golfo di Carpentaria. Al suo interno dimora il Serpente Wunggud, che fa crescere la natura sulla superficie del proprio corpo. Gli esseri umani non vi abitano da proprietari, ma vi agiscono *«come un corpo costituito»* (*a corporation*); il corpo è *«intatto»*, e la terra *«agisce per le persone»* anche dove nessuno vive. ≠ mappa/territorio (una superficie che si delimita e si divide), ≠ *«corpo»* politico (metafora dello Stato, solo umani), ≠ ambiente (ciò che ci circonda). Parola condivisa con i popoli vicini worora e wunambal.
- Baqāʾ · بقاء (baqâ) — Sufismo · Arabic Parola araba che significa « sussistenza », « permanenza ». L'esatto contrario dell'estinzione (*fanāʾ*): ciò che permane, in Dio, una volta cancellato il sé separato. Non un ritorno a sé, ma una vita nuova in cui il mistico sussiste *per* Dio e non più per sé stesso. Garcin de Tassy ne rende l'idea con l'atomo che, perduto nel sole, « partecipa alla sua durata eterna ».
- Barbaros · βάρβαρος (bárbaros) — Filosofia occidentale · Greek Parola greca che designa lo straniero dal solo suono della sua lingua: per l'orecchio ellenico, che non comprende, l'altro non parla, fa « bar-bar », un rumore inarticolato. Il barbaro non è dunque definito da ciò che è, ma da ciò che io non afferro di lui dalla mia sponda. Il termine porta in sé, fin dalla sua origine, la provincialità del giudizio che esprime: dice meno l'altro che il limite del mio uso.
- Béatitude · beatitudo — Filosofia occidentale · Latin In Spinoza, la beatitudine non è una ricompensa promessa dopo la morte né la conseguenza di una vita virtuosa: è la virtù stessa, identificata con l’*amor intellectualis Dei*. È lo stato dell’anima che conosce le cose attraverso il terzo genere di conoscenza — la conoscenza intuitiva — e che, in questo atto, è pienamente attiva, libera, potente. La beatitudine non corona lo sforzo; ne è la <em>stoffa</em>.
- Bhakti · भक्ति (bhakti) — Vedānta · Sanskrit La devozione: l'amore rivolto a Dio come via di liberazione, accanto alla via della conoscenza e a quella dell'azione. *Bhakti* non è un sentimento che si aggiunge alla pratica religiosa; è un abbandono totale di sé, in cui il fedele fa del Divino l'unico oggetto del suo pensiero, dei suoi atti e del suo culto. La *Gītā* le dedica un intero capitolo (il «*Yoga della Devozione*») e ne fa la strada più accessibile: lì dove la conoscenza dell'Invisibile richiede uno sforzo che pochi sostengono, l'amore rivolto a un Dio personale apre la liberazione a tutti, fino al più umile.
- biiskabiyang · le retour à soi — Anishinaabe · Nishnaabemowin Parola *nishnaabemowin* portata dalla scrittrice michi saagiig nishnaabeg Leanne Betasamosake Simpson (*As We Have Always Done*, 2017): il processo — individuale e collettivo — del ritorno a sé: riprendere ciò che si è lasciato indietro, riemergere, dispiegarsi dall’interno verso l’esterno. Non un passo indietro: un ritorno al presente, che avviene attraverso le pratiche (la lingua, la pesca, il riso selvatico, la cerimonia) e non con l’introspezione. In Simpson, designa la decolonizzazione e la rinascita vissute dall’interno.
- Brahman · ब्रह्मन् (brahman) — Vedānta · Sanskrit Nel Vedānta, Brahman indica la Realtà onnipresente, assoluta e infinita, fondamento di tutto ciò che esiste. Non è un semplice concetto né una personalità divina tra le altre: è l'Esistenza in sé, la Coscienza di sé, la Beatitudine (*Satchidānanda*), che sostiene il cosmo senza ridursi ad esso. Brahman è al contempo il trascendente incomunicabile e l'immanente che abita ogni forma — l'Uno da cui nulla è escluso.
- Bu-zheng · 不爭 (bù zhēng) — Taoismo · Chinese La non-contesa: non lottare, non entrare in rivalità per un posto. Non è rassegnazione né ritiro, ma un modo di agire che trae vantaggio senza opporsi. Nel capitolo VIII del *Tao Te King*, l’acqua ne è la figura: fa del bene a tutti gli esseri e *«non lotta»*, occupando il basso che la folla disdegna. Poiché non contende nulla a nessuno, il saggio non attira alcuna colpa.
C
P
R
Nessun termine per questa tradizione.