Latin · Filosofia occidentale

Aeternitas

aeternitas

La definizione classica dell'eternità, forgiata da Boezio nel libro V: il possesso intero e simultaneo di una vita senza successione, senza inizio, mezzo né fine. Essa si oppone alla durata temporale, che non si possiede mai tutta intera — il domani manca ancora quando il giorno prima è già perduto. L'eternità non è un tempo molto lungo: è un modo d'essere in cui tutto è tenuto in un sol colpo. Da distinguere dalla *[distentio animi](/lexique/distentio-animi/)* di Agostino, il tempo vissuto come stiramento e dissipazione dell'anima; e da una semplice durata infinita, poiché una successione senza fine resta una successione, non un possesso simultaneo.

L’éternité est la possession entière et parfaite d’une existence qui n’a ni commencement, ni milieu, ni fin.
Boèce, La Consolation de la philosophie, Livre V. Hachette, 1861 · trans. Louis Judicis de Mirandol · source

Aeternitas. Boezio cerca di comprendere come Dio conosca il futuro senza annullarne la libertà, e per questo deve innanzitutto definire cosa sia l’eternità divina. La sua risposta — interminabilis vitae tota simul et perfecta possessio — attraversa tutta la teologia che lo segue. La formula si regge su una parola chiave: possesso. L’eterno non subisce la sua durata, la possiede; non la percorre, la abbraccia in un unico atto.

Il contrasto è immediato con ciò che vive nel tempo. Boezio lo afferma senza giri di parole: nulla di ciò che esiste nel tempo può «abbracciare simultaneamente tutti gli istanti della sua durata». Noi non abbiamo mai la vita intera; ne abbiamo quel sottile filo del presente, «questo momento rapido e fugace», stretto tra un passato perduto e un domani che ancora non si tiene. Esistere nel tempo significa mancare perpetuamente di sé.

Da qui una precisazione che Boezio tiene a fare, contro Platone e Aristotele: il mondo, pur non avendo avuto inizio e non dovendo mai finire, non per questo è eterno — è solo perpetuo. Durare senza fine significa ancora procedere da istante a istante senza mai possedere tutto. L’eternità non è una linea allungata all’infinito: è un punto che contiene tutto.

È in questo punto che l’aeternitas si discosta dalla distentio animi di Agostino. In Agostino, l’anima umana misura il tempo perché si distende, si disperde tra attesa e memoria; il tempo è questa lacerazione interiore. Boezio descrive l’esatto opposto: una vita raccolta, indivisa, senza dilatazione. L’una è la dispersione di un essere che scorre; l’altra, la pienezza di un essere che si tiene.

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