French · Filosofia occidentale

Amour-propre

Da Rousseau, l'*amour-propre* è un sentimento relativo, artificiale e nato nella società, che spinge ogni individuo a tenere più a sé che a qualsiasi altro. Nasce dal confronto: non appena gli uomini vivono insieme, ciascuno si misura, vuole essere notato, preferito, stimato, e trae il proprio valore dallo sguardo altrui. Assente nello stato di natura, è il cardine del *Discorso*: è da questo passaggio dall’amore di sé all’*amour-propre* che scaturisce la disuguaglianza morale, con il corteo di mali che gli uomini si infliggono a vicenda.

L’amour-propre n’est qu’un sentiment relatif, factice et né dans la société, qui porte chaque individu à faire plus cas de soi que de tout autre, qui inspire aux hommes tous les maux qu’ils se font mutuellement et qui est la véritable source de l’honneur.
Jean-Jacques Rousseau, Discours sur l'origine et les fondements de l'inégalité parmi les hommes, Notes, Note XV. texte original, éd. 1823 (Wikisource) · source

L’amor proprio è la passione cardine del Discorso. Sentimento « artificiale e nato nella società », esso non esiste nell’uomo originario: « nel nostro stato primitivo, nel vero stato di natura, l’amor proprio non esiste ». E per una buona ragione: è « un sentimento che trae origine dai confronti » che il selvaggio, considerandosi l’unico spettatore della propria vita, non è in grado di fare. Occorre la vita in comune, la prossimità degli sguardi, perché esso germogli.

Il suo meccanismo è quello del confronto. « È la ragione a generare l’amor proprio, ed è la riflessione a rafforzarlo »: non appena ci si misura con gli altri, si vuole valere più di loro; « Essere e apparire divennero due cose del tutto diverse », e da questa scissione tra l’essere e l’apparire nascono lo sfarzo, l’astuzia, la gelosia. L’uomo smette di vivere in sé stesso per vivere nell’opinione altrui, arrivando a prendere in prestito persino il senso della propria esistenza dal giudizio degli altri.

Da distinguere dall’amore di sé, con cui Rousseau vieta espressamente di confonderlo. L’amore di sé è naturale, assoluto, volto alla conservazione; l’amor proprio è artificiale, relativo, volto alla preminenza. L’uno vuole vivere, l’altro vuole primeggiare. Tutta l’antropologia del Discorso si regge su questo slittamento: la disuguaglianza tra gli uomini non nasce da un vizio originario, ma da questa passione tardiva in cui il valore di sé si misura nello sguardo altrui.

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