French · Filosofia occidentale

Analogisme

Da Philippe Descola, l'analogismo è uno dei quattro modi di identificare gli esistenti — quello che presuppone tra umani e non-umani interiorità diverse E fisicità diverse. Il mondo vi appare dapprima frantumato in una miriade di singolarità separate da lievi scarti; questa frammentazione generalizzata viene poi ricucita da una fitta rete di corrispondenze e analogie, le risonanze tra microcosmo e macrocosmo. È l'ontologia della divinazione cinese, dell'astrologia, della teoria delle segnature: un universo in cui tutto fa eco a tutto.

J’entends par là un mode d’identification qui fractionne l’ensemble des existants en une multiplicité d’essences, de formes et de substances séparées par de faibles écarts, parfois ordonnées dans une échelle graduée, de sorte qu’il devient possible de recomposer le système des contrastes initiaux en un dense réseau d’analogies reliant les propriétés intrinsèques des entités distinguées.
Philippe Descola, Par-delà nature et culture, Chapitre IX, « Les vertiges de l'analogie ». Éditions Gallimard, 2005

La parola dice ciò che fa: ana-logos, il rapporto, la proporzione che mette due termini a confronto. Descola ne fa il nome della quarta ontologia, il «complemento logico» del totemismo nella sua tavola delle modalità di identificazione degli esistenti. Il gioco resta lo stesso — somiglianze e differenze tra me e l’altro sui piani dell’interiorità e della fisicità — ma l’analogismo è la casella in cui nulla si assomiglia: interiorità diverse, fisicità diverse. Una discontinuità generalizzata, ogni essere considerato come una singolarità irriducibile.

Da qui l’operazione di pensiero che lo caratterizza. «Un mondo saturo di singolarità è quasi inconcepibile e in ogni caso assai inospitale»: occorre dunque renderlo abitabile. L’atomismo di partenza invoca il suo rimedio — un «vasto movimento di ricomposizione» attraverso cui corrispondenze e analogie intrecciano «senza sosta» legami tra i frammenti. È l’universo delle correlazioni tra microcosmo e macrocosmo, della geomanzia e della divinazione cinesi, dell’idea che i disordini sociali scatenino catastrofi celesti, della medicina delle segnature che legge nella forma di una pianta il rimedio per l’organo che essa imita. La ricerca della felicità o delle cause della sventura si fonda qui su una trama di somiglianze inferite, braccate con una «vigoria tanto più maniacale» quanto più i loro effetti sulla vita sono ritenuti cruciali.

L’analogismo di Descola ≠ il totemismo: entrambi sono schemi simmetrici, ma inversi. Il totemismo parte da una doppia continuità — stesse interiorità, stesse fisicità — mentre l’analogismo muove da una doppia serie di differenze che si affanna a collegare. E l’analogismo ≠ il naturalismo moderno: quest’ultimo riconduce tutta la diversità a un’unica natura, una materia universale regolata da leggi; l’analogismo, al contrario, moltiplica all’infinito le essenze e le riunisce solo attraverso la rete mai chiusa delle somiglianze. Dove il moderno unifica, l’analogista corrisponde.

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