Spanish · Kogi (Kággaba)

Aluna

aluna jaba (kággaba)

Tra i Kággaba (Kogi) della Sierra Nevada di Santa Marta, *aluna* indica la dimensione spirituale del mondo — spesso resa come « il pensiero-madre » — in cui ogni elemento della natura possiede il proprio padrone spirituale, il proprio padre e la propria madre, con cui è necessario mantenere la comunicazione. Non è un aldilà separato: è il rovescio da cui ha origine e si ordina ciò che appare. Il termine affiora nel discorso pubblico dell'Organizzazione Gonawindúa Tayrona nella forma « aluna jaba », la Madre in *aluna*, colei che ha lasciato la storia di ogni cosa e dei suoi legami. Ci si attiene qui a quanto i Kággaba stessi hanno reso pubblico: il sapere riservato dei *mamos* non viene dissotterrato.

cada elemento de la naturaleza tiene un dueño espiritual, tiene un padre y una madre en el mundo espiritual con los cuales se debe mantener comunicación, esas son las normas que deben revivirse permanentemente y para eso la Madre, aluna jaba, nos dejó una historia acerca de cada uno de los elementos de la naturaleza y sus relaciones.
Organización Gonawindúa Tayrona (OGT) — peuple Kággaba, Lineamientos para el ordenamiento y manejo del territorio Sierra Nevada de Santa Marta, desde la visión ancestral del Pueblo indígena Kággaba, 2. Visión Ancestral para el Ordenamiento del Territorio (document public, gonawindwa.wordpress.com). OGT, Sierra Nevada de Santa Marta, mai 2012 · trans. texte original espagnol ; rendu français maison

Aluna è una parola kággaba, e possiamo avvicinarla solo attraverso una mediazione: lo spagnolo dell’Organizzazione Gonawindúa Tayrona, la voce pubblica dei Kogi di fronte allo Stato colombiano. Loro stessi affermano che la Ley de Origen «non è scritta in parole» — la stessa cautela vale per aluna. Ciò che ne diciamo rientra nel solo perimetro che hanno reso pubblico; la conoscenza riservata dei mamos non va toccata.

In questo perimetro, il termine designa una dimensione: non un cielo di idee, ma il versante spirituale di ogni essere. «Ogni elemento della natura ha un padrone spirituale, un padre e una madre nel mondo spirituale», e con loro bisogna «mantenere la comunicazione». L’essere umano non è l’unico a popolare questo versante: tutto vi ha il suo corrispettivo. Ed è da lì, dicono, che «la Madre, aluna jaba, ci ha lasciato una storia di ciascuno degli elementi della natura e delle loro relazioni». Aluna è dunque meno una credenza che un modo di abitare: ciò che si vede e si tocca conserva, alle sue spalle, una parentela e una norma che vanno tenute vive.

Da non confondere con il mondo delle idee di Platone: lì, l’intelligibile è un altro luogo, più vero del sensibile e separato da esso; aluna non è altrove — è lo spessore relazionale di questo mondo, dove ogni montagna, ogni acqua ha il suo padre e la sua madre. Da non confondere neppure con l’immaginario o il simbolico delle nostre scienze umane, che relegano queste presenze al lato delle rappresentazioni: per i Kággaba, aluna è considerato reale, anteriore al materiale, ed è esso a prescrivere. È, dal lato dello spirito, ciò che la Ley de Origen è dal lato della norma, e la geografia sacra dal lato del racconto: tre modi per dire che la verità non fluttua fuori dal suolo, ma lo raddoppia.

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