French · Filosofia occidentale

Joie

laetitia (latin scolastique)

Per Spinoza, la gioia non è uno stato d’animo stabile né un « valore ». È il passaggio dell’anima da una perfezione minore a una maggiore — in altre parole, il superamento di una soglia di *potenza d’agire*. La gioia non si possiede, la si attraversa.

La Joie est le passage de l'homme d'une moindre à une plus grande perfection. La Tristesse est le passage de l'homme d'une plus grande à une moindre perfection.
Baruch Spinoza, Éthique, Livre III, déf. des affections, 2 et 3. Garnier Frères, 1913 · trans. Charles Appuhn · source

Ecco la traduzione in italiano idiomatico, mantenendo la formattazione Markdown:

La parola che sorregge l’intero edificio è passaggio. Lo stesso Spinoza si ferma nella spiegazione che segue le sue definizioni: «Dico passaggio. Perché la Gioia non è la perfezione stessa». Se nascessimo perfetti, non proveremmo alcuna gioia — saremmo perfetti, semplicemente, senza saperlo.

Da distinguere dalla beatitudine (beatitudo), che in Spinoza ancora indica non un sentimento, ma la conoscenza del terzo genere, stato stazionario del saggio. La gioia è dinamica, la beatitudine è acquisita.

Da distinguere anche dalla mudita buddhista (gioia simpatetica davanti alla felicità altrui) e dalla chara greca neotestamentaria (gioia evangelica legata all’attesa del Regno). Tre tradizioni, tre operazioni diverse coperte da una stessa parola italiana.

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