Latin · Filosofia occidentale

Cupiditas

Il desiderio, in Spinoza: non una mancanza da colmare né un vizio da estirpare, ma l’essenza stessa dell’uomo. È l’appetito — lo sforzo con cui ogni essere persevera nel proprio essere — divenuto consapevole di sé. Spinoza rovescia l’ordine accettato: non desideriamo una cosa perché la giudichiamo buona, la giudichiamo buona perché la desideriamo. La servitù non risiede dunque nel desiderio in quanto tale, ma nel desiderio passivo, nato da idee inadeguate; il desiderio nato dalla Ragione, invece, *«non può avere eccessi»*.

Le Désir est l’essence même de l’homme en tant qu’elle est conçue comme déterminée à faire quelque chose par une affection quelconque donnée en elle.
Baruch Spinoza, Éthique, Partie III, Définition I des affections. Wikisource (trad. Charles Appuhn, 1913) · trans. Charles Appuhn · source

Ecco la traduzione in italiano idiomatico, mantenendo la struttura Markdown e gli elementi richiesti:

Il latino cupiditas esprime il desiderio, la brama, talvolta l’avidità — una parola gravida di significato, dal lato della mancanza e della voracità. Spinoza la riprende per farne tutt’altro: un termine tecnico, privo di condanna. Il desiderio qui è l’appetito (il conatus riferito tanto all’anima quanto al corpo) « con coscienza di sé »: la spinta con cui un essere si sforza di perseverare nell’esistenza, e che sa di sé stessa. Lungi dall’essere una colpa, è ciò che più appartiene all’uomo.

Da qui il celebre rovesciamento: non si desidera ciò che si è prima giudicato buono; si giudica buono ciò verso cui, già, ci si protende. Il desiderio precede la stima del bene, non la segue. Per questo Spinoza non chiede mai di spegnere il desiderio — sarebbe come abbattere l’uomo con esso. Ciò che asservisce non è il desiderio, ma la sua forma passiva: il desiderio trascinato da cause esterne che si ignorano, che « tira l’uomo in direzioni diverse ». A cui si oppone il desiderio nato dalla Ragione, che scaturisce dalla sola potenza di comprendere, e che — cosa sorprendente — « non può avere eccesso ».

Cupiditas ≠ taṇhā. La bramosia buddhista è una radice da estirpare: la sua cessazione è il traguardo del cammino. Il desiderio spinoziano è la linfa stessa, che non si recide senza perdersi, e che si libera solo comprendendola. Due diagnosi opposte di una stessa esperienza: l’una vuole la fine della sete, l’altra la sua trasmutazione.

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