Maʿrifat
معرفة (maʿrifat) — « ma'rifat » chez Garcin de Tassy
Parola araba per la conoscenza, e in particolare la conoscenza per svelamento piuttosto che per accumulo. Nel poema di ʿAṭṭār, la *maʿrifat* è la terza delle sette valli del cammino, quella « che non ha né inizio né fine ». Ognuno la percorre secondo le proprie forze — il ragno non segue il passo dell’elefante; essa offre « volti diversi », e gli uni vi trovano il *miḥrāb*, gli altri l’idolo. Non è un sapere che si porta via, ma una luce in cui, in ogni atomo, il cercatore vede il tutto.
C'est celle de la connaissance ( ma'rifat ), qui n’a ni commencement ni fin.
Dalla radice araba ʿ-r-f, che esprime l’atto di conoscere, di riconoscere, il maʿrifat designa la conoscenza spirituale — quella che si riceve per svelamento, non quella che si accumula con lo studio. Garcin de Tassy la rende con «la conoscenza». ʿAṭṭār ne fa la terza valle, dopo la ricerca (ṭalab) e l’amore (ʿishq), prima dell’autosufficienza (istignāʾ).
Ciò che distingue questa valle dalle precedenti è che «non ha né inizio né fine»: nessuno può stabilire la lunghezza del cammino che vi si percorre. «Diverso è il viaggiatore temporale, diverso il viaggiatore spirituale», dice l’upupa; il sentiero «si manifesta solo entro i limiti delle forze di ciascuno». L’immagine è rimasta: nel percorso che Abramo compì, «potrebbe il debole ragno seguire il passo dell’elefante?». Ognuno si avvicina alla meta «secondo la propria disposizione», e nessun uccello vola come un altro.
Da qui la formula più inquietante della valle: la conoscenza spirituale «ha lì volti diversi. Alcuni hanno trovato il miḥrāb, altri l’idolo». Lo stesso svelamento non mostra a tutti la stessa cosa; la conoscenza non è un contenuto fisso da trasmettere, ma una luce che illumina «ciascuno secondo il suo merito». Quando splende il sole del maʿrifat, il mistero dell’essenza degli esseri si rivela, e la fornace del mondo si trasforma in giardino.
Il maʿrifat ≠ il sapere libresco (ʿilm). Il sapere si accumula, si conta, si cita; è identico per chi lo apprende. La conoscenza per svelamento, invece, è relativa alle forze di chi la riceve e non si esaurisce mai. Il maʿrifat ≠ l’istignāʾ, la quarta valle: lì, quella conoscenza faticosamente conquistata cessa di pesare, il ricercatore non misura più il suo cammino con ciò che ha compreso. La terza valle illumina; la quarta dissolve persino il prezzo di quella chiarezza.