Arabic · Sufismo

ʿIshq

عشق (ʿishq) — « ischc » chez Garcin de Tassy

Parola araba per l'amore al suo grado ardente: non l'affetto né l'inclinazione, ma la passione che consuma. Nel vocabolario sufi, l'*ʿishq* è la forza che getta il cercatore fuori di sé verso Dio, al punto di perderci la ragione. ʿAṭṭār ne fa la seconda delle sette vallate del cammino: vi si entra solo facendosi fuoco da sé.

Après la première vallée (continua la huppe), celle de l'amour ( ischc ) se présente. Pour y entrer il faut se plonger tout à fait dans le feu ; que dis-je ? on doit être soi-même du feu, car autrement on ne pourrait y vivre.
Farîd al-Dîn ʿAttâr, Le Langage des oiseaux (Mantic Uttaïr), Le discours de la huppe — la deuxième vallée, celle de l'amour. Imprimerie impériale, 1863 (transcription remacle.org) · trans. Joseph Héliodore Garcin de Tassy · source

Dalla radice araba ʿ-sh-q, che esprime l’eccesso dell’amore, il suo troppo-pieno che trabocca e brucia. Garcin de Tassy la traslittera in ischc e la rende con « amore », ma la lingua persiana di ʿAṭṭār non confonde l’ʿishq con la semplice inclinazione: è l’amore portato all’incandescenza, quello che non lascia nulla in piedi. Dove l’amore ordinario vuole possedere il suo oggetto, l’ʿishq vuole annientarvisi.

Nel poema, l’upupa colloca l’amore subito dopo la ricerca: prima si cerca, poi si ama, e l’amore è « senza limite ». Per attraversare questa valle, non basta amare il fuoco, bisogna « essere fuoco essi stessi ». ʿAṭṭār ne trae la sua legge paradossale: « con l’amore, né il bene né il male esistono più », e « quando arriva l’amore, la ragione fugge via in fretta ». Il vero amante gioca la propria testa in contanti; non calcola, si consuma. Questo ardore è ciò che spinge l’uccello nelle valli successive, verso la pura unità (tawhid) e l’estinzione (fanāʾ), oltre le quali non resta più nessuno per amare.

L’ʿishq ≠ l’amore-attaccamento: quest’ultimo rinserra l’io attorno a ciò che desidera, il primo lo dissolve nell’amato. E l’ʿishq ≠ l’eros profano che cerca il proprio godimento: la passione sufi non vuole trattenere nulla per sé, vuole che l’amante scompaia nell’amore stesso. Per questo ʿAṭṭār può scrivere che « l’esistenza dell’amore viene a poco a poco completamente distrutta dall’ebbrezza stessa dell’amore » — il fuoco finisce per bruciare persino il fuoco, e l’amore disfa l’innamorato che si era.

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