Kathêkon
καθῆκον (kathêkon)
Il *kathêkon* è l’azione conveniente: ciò che la situazione presente richiede, l’atto adeguato al ruolo e all’istante. Mangiare quando è l’ora di mangiare, curare il proprio padre, mantenere il proprio posto di fratello, sopportare la febbre con rettitudine. Non è la perfezione morale del saggio, ma il gesto che ogni uomo in cammino può compiere: non «ciò che è bene in sé», ma «ciò che conviene qui». Tutta la condotta stoica si regola su questa misura, relazione per relazione, circostanza per circostanza.
Voici le moment d’avoir soif ; aie soif, et sois convenable. Voici le moment d’avoir faim ; aie faim, et sois convenable. Cela ne dépend-il pas de toi ?
La parola greca kathêkon (καῆκον) — letteralmente « ciò che spetta », ciò che tocca a qualcuno — indica nello stoicismo l’azione conveniente: il gesto che richiedono la natura, il ruolo e il momento. Guyau lo rende con « il conveniente », « essere conveniente »: non una regola astratta, ma l’adattamento alla situazione presente. Avere sete quando è l’ora di aver sete, e sopportarlo con rettitudine, ecco cosa significa essere conveniente.
La sua misura è relazionale. I doveri, dice Epitteto, « si misurano in generale in base alle relazioni in cui ci troviamo »: hai un padre, ti è ordinato averne cura; hai un fratello, mantieni nei suoi confronti il tuo ruolo di fratello. Il kathêkon non si deduce da un principio universale stabilito in anticipo — si legge nel posto che si occupa, e cambia con esso. Sopraggiunta la febbre, « essere conveniente » consiste « nel non prendersela né con Dio né con gli uomini », nel fare ciò che lo stato presente richiede, senza maledirlo.
È per questo che il kathêkon è l’azione dell’uomo che progredisce, non quella del saggio compiuto. Ogni viandante può mantenere il suo rango di viandante, ogni febbricitante il suo rango di febbricitante. La rettitudine che esige non è la scienza perfetta del bene; è l’accordo, qui e ora, della proairesis con ciò che la natura ordina. L’hēgemonikon giudica; il kathêkon è ciò che il giudizio, così regolato, fa compiere.
Da distinguere dal katorthōma, l’azione perfetta: il kathêkon è l’atto conveniente che qualsiasi progrediente può porre, il katorthōma lo stesso atto ma compiuto a partire dalla disposizione stabile del saggio, che sa pienamente perché lo fa. E da distinguere dal dovere kantiano: quest’ultimo si deduce da una legge universale valida ovunque e per tutti, a prescindere dalle circostanze; il kathêkon, invece, si legge nella situazione e nel ruolo, e varia con essi. Dovere adattato all’istante ≠ dovere dedotto da una regola universale.