Greek · Stoicismo

Eudaimonia

εὐδαιμονία (eudaimonia)

L'eudaimonia non è la contentezza passeggera né la buona sorte: è la vita compiuta, lo stato di un'anima ben ordinata. La parola significa letteralmente «avere un buon demone» (*eu-daimōn*) — un genio interiore in buon ordine, cioè una ragione retta. Per lo stoico, questa felicità non si riceve dall'esterno e non dipende da alcuna circostanza: consiste nel fare il bene e nel vivere secondo natura. Non la si incontra né nella ricchezza, né nella gloria, né nel piacere, ma unicamente nell'adempimento di ciò che esige la natura dell'uomo.

Le bonheur, c’est d’avoir un bon génie ; c’est de faire le bien.
Marc Aurèle, Pensées pour moi-même, Livre VII, XVII. Wikisource FR (Germer-Baillière, 1876) · trans. Jules Barthélemy-Saint-Hilaire · source

Il termine greco eudaimonia (εὐδαιμονία) si compone di eu, bene, e daimōn, il genio, il demone interiore. Barthélemy-Saint-Hilaire lo traduce qui nel modo più fedele: «avere un buon genio». La felicità stoica non è dunque uno stato che si ottiene, ma la salute di una facoltà: un genio interiore in buon ordine, ovvero una ragione retta. «La felicità è avere un buon genio; è fare il bene» – la definizione sta in una riga e rimanda subito all’agire.

Questa felicità non si riceve dall’esterno. Marco Aurelio la cerca, e non la trova «né nello studio, né nella ricchezza, né nella gloria, né nel piacere, in una parola da nessuna parte», se non «facendo ciò che esige la natura dell’uomo». L’eudaimonia coincide così con la vita secondo natura: non è il fine che si perseguirebbe accanto all’azione retta, ma è questa stessa azione portata alla sua costanza. È l’opera dell’hēgemonikon, la parte direttiva, quando giudica con giustizia e agisce di conseguenza.

Da qui deriva la sua inespugnabilità. Nessun accidente fa decadere la natura dell’uomo finché questi resta «giusto, magnanimo, saggio»; la sventura che sopraggiunge «non è affatto una sventura», e anzi «è una vera felicità, se so sopportarla con nobile coraggio». Il buon genio non dipende da nulla di esterno perché è la rettitudine dell’interno.

Da distinguere dal piacere (hēdonē): questo è una sensazione che passa e scivola nella sofferenza non appena supera la misura; l’eudaimonia è uno stato stabile dell’anima, indipendente dal sentire. E da distinguere dalla sorte o dalla buona fortuna: la parola italiana «felicità» porta con sé entrambi i significati, ma l’eudaimonia non deve nulla al caso – nasce dall’agire retto, laddove la fortuna si limita a distribuire circostanze. Buon genio interiore ≠ buona fortuna esteriore.

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