Expérience pure
純粋経験 (junsui keiken)
Nella filosofia di Kitarō Nishida, l’*esperienza pura* è l’istante di conoscenza in cui si coglie il fatto così com’è, prima di ogni interpretazione. Nell’attimo in cui si vede un colore o si ode un suono, non c’è ancora qualcuno che sente né qualcosa di sentito: soggetto e oggetto non sono emersi, il conoscere e il suo oggetto sono tutt’uno. Nishida ne fa l’unico fondamento da cui poi si separano l’io e le cose — e il punto di partenza di tutta la sua filosofia, che intreccia lo <em>zen</em> e il pensiero occidentale.
To experience means to know facts just as they are, to know in accordance with facts by completely relinquishing one's own fabrications. What we usually refer to as experience is adulterated with some sort of thought, so by pure I am referring to the state of experience just as it is without the least addition of deliberative discrimination.
Il termine giapponese junsui keiken — 純粋経験 — inaugura An Inquiry into the Good, primo libro di Nishida e atto fondativo della scuola di Kyōto. « Fare esperienza » vi significa conoscere i fatti esattamente per come sono, rinunciando del tutto alle proprie costruzioni. La parola puro indica uno stato di esperienza ancora immune da qualsiasi discriminazione riflessa.
Il suo nucleo è un’anteriorità. Nell’istante in cui si vede un colore, dice Nishida, si è al di qua non solo del pensiero che quel colore sia l’effetto di un oggetto esterno, o che lo si stia percependo, ma persino del giudizio su cosa esso possa essere. Lì, « non c’è ancora né soggetto né oggetto, e il conoscere e il suo oggetto sono perfettamente unificati ». L’esperienza pura non è una percezione impoverita: è la forma più raffinata dell’esperienza, il tutto concreto prima che lo si frammenti.
Questo terreno precede la scissione che di solito struttura la conoscenza. L’io che conosce e la cosa conosciuta non sono due poli già dati che l’esperienza collegherebbe a posteriori; ne derivano. Per questo Nishida ne fa l’unica realtà, e vi radica tanto la sua lettura dello zen quanto la sua rielaborazione dell’empirismo europeo — la stessa unità immediata che, per altre vie, mira la presenza attenta o la seduta che dimentica del taoismo.
Esperienza pura ≠ esperienza nel senso comune. Quest’ultima è già intrisa di pensiero, osservata dall’esterno, passiva; l’esperienza pura è colta dall’interno, attiva, e cessa di essere pura non appena vi si aggiunge un giudizio.
Esperienza pura ≠ sensazione empirista. Per Wundt e l’empirismo, l’esperienza è un dato passivo analizzato a posteriori; Nishida la coglie come un tutto dinamico, anteriore alla divisione soggetto/oggetto, e non come una materia grezza da ricostruire.
Esperienza pura ≠ vacuità. La vacuità afferma che nulla ha natura propria; l’esperienza pura descrive l’istante concreto di coscienza in cui questa non-separazione si vive, prima che soggetto e oggetto si costituiscano.