English · Filosofia occidentale

Enaction

énaction (français)

Concetto di Varela, Thompson e Rosch (*The Embodied Mind*, 1991) — formato in inglese dal verbo *to enact* (mettere in atto, far accadere). Designa l’idea che conoscere non sia rappresentare un mondo già dato, ma farlo emergere: la cognizione non è né la copia di un fuori preesistente, né una proiezione della mente, ma ciò che sorge da una lunga storia di accoppiamento tra un essere e il suo ambiente, attraverso l’azione sensori-motoria. Mente e mondo nascono insieme, l’uno attraverso l’altro. «*Énaction*» non ne è che un calco francese di comodo, segnalato come tale.

Enaction: A history of structural coupling that brings forth a world.
Francisco J. Varela, Evan Thompson, Eleanor Rosch, The Embodied Mind: Cognitive Science and Human Experience, Part IV, ch. 9, « Defining the Enactive Approach » (citation en anglais). MIT Press, 1991

Ecco la traduzione in italiano idiomatico, mantenendo la formattazione Markdown e gli elementi richiesti:

Il termine è inglese — enaction, dal verbo to enact, « recitare », « mettere in atto », « far accadere ». Gli autori lo coniano per mancanza di un vocabolo esistente: né « rappresentazione » (che presuppone un mondo già dato, semplicemente riflesso), né « costruzione » (che farebbe del mondo un’invenzione della mente). «Énaction» non ne è che un calco francese, segnalato come tale. La lacuna che colma è precisa: nominare una conoscenza che non è né specchio né sogno, ma gesto — un mondo che sorge nell’atto stesso di attraversarlo.

La frase-definizione si condensa in una riga: conoscere è a history of structural coupling that brings forth a world — « una storia di accoppiamento strutturale che fa emergere un mondo ». Tre parole ne reggono il senso. History: nulla è dato in un colpo solo, tutto nasce da un passato di interazioni. Coupling: l’essere e il suo ambiente si modellano a vicenda, nessuno dei due preesiste da solo. Brings forth: il mondo non è trovato, è fatto accadere. Altrove gli autori lo dicono diversamente — la cognizione non è « la rappresentazione di un mondo pre-dato da parte di una mente pre-data », ma l’emergere congiunto di una mente e di un mondo.

Questo gesto si avvicina, senza sovrapporvisi, alla vacuità buddhista che il libro richiama esplicitamente: il mondo dell’enaction non ha un fondamento in sé posto una volta per tutte, è privo di natura propria, dipendente dall’accoppiamento che lo fa apparire. E ha una disciplina: l’attenzione incarnata, la presenza vigile, attraverso cui l’esperienza cessa di essere teoria astratta per ridiventare ciò che si vive.

Da distinguere dal rappresentazionalismo, per cui la cognizione riflette un mondo pre-dato come uno specchio riflette la natura: lì, il mondo è fuori, finito, da recuperare; qui, adviene. Da distinguere anche dall’idealismo o dal costruttivismo solipsistico: il mondo non è inventato dalla mente, emerge da un accoppiamento in cui l’ambiente conta quanto il vivente. Né fuori pre-dato, né proiezione dell’interno — tra i due, l’accoppiamento.

← torna al lessico