Néant absolu
絶対無 (zettai-mu) ; 空 (kū)
Da Keiji Nishitani, il nulla assoluto non è il niente che minaccia — è la vacuità (*śūnyatā*) ripresa come campo in cui essere e nulla cessano di opporsi. Il nichilismo moderno apre anzitutto un abisso, la nihilità, questo nulla rappresentato dal lato dell’essere, posto contro di esso; ancora relativo, lascia le cose precipitare nel senza-fondo. Nishitani esige che non ci si fermi lì, ma che lo si attraversi: la nihilità deve convertirsi in vacuità, un nulla così assoluto da essersi svuotato persino dell’idea stessa di vuoto, e che, per questo, torna a farsi uno con l’essere.
The emptiness of sunyata is not an emptiness represented as some “thing” outside of being and other than being. It is not simply an “empty nothing,” but rather an absolute emptiness, emptied even of these representations of emptiness. And for that reason, it is at bottom one with being, even as being is at bottom one with emptiness.
La parola giapponese zettai-mu — 絶対無, « nulla assoluto » — designa il compimento della scuola di Kyōto: non una mancanza, ma il campo che rende possibile ogni apparizione. Nishitani la forgia in risposta diretta al nichilismo europeo. Là dove l’Occidente scopre, sotto il crollo dei valori, un abisso che divora, egli riprende questo baratro come passaggio obbligato — e rifiuta di fermarvisi.
La sua distinzione decisiva si condensa in due parole. La nihilità è quel nulla che si vede ancora dall’essere: un niente posto di fronte alle cose, che le fa precipitare nell’abisso dell’impermanenza. È il nulla del nichilista, che dice « nulla regge » e si irrigidisce in questa negazione — un nulla relativo, perché rimane legato a ciò che nega. Nishitani esige che la nihilità « faccia un passo oltre e si converta in sunyata ». La vacuità, invece, non è più un nulla rappresentato al di fuori dell’essere: è un nulla così assoluto che si è svuotato persino della rappresentazione del vuoto. Ed è per questo che si ricongiunge all’essere invece di cancellarlo — su questo campo, ogni cosa torna alla propria dimora, « così com’è in se stessa ».
Questo nulla non è dunque una notte in cui tutto si perde, ma il luogo stesso in cui le cose si restituiscono. Il vuoto taoista del mozzo fa girare la ruota; il nulla assoluto di Nishitani fa emergere l’ente nella sua suchness. Prosegue l’intuizione della vacuità classica proiettandola contro la crisi specificamente moderna del senso.
Nulla assoluto ≠ nihilità. La nihilità è un nulla rappresentato dall’essere, relativo, che paralizza; il nulla assoluto ha attraversato la nihilità e l’ha convertita — è uno con l’essere.
Nulla assoluto ≠ śūnyatā classica. La vacuità di Seng-ts’an risponde alla domanda metafisica sulla natura propria delle cose; il nulla assoluto di Nishitani rilegge questa vacuità come risposta al nichilismo storico, nel momento in cui l’Europa ha dichiarato che Dio era morto.
Nulla assoluto ≠ nulla nichilista. Il nichilista si ferma al « nulla esiste » e ne fa un punto d’arrivo; Nishitani ne fa un punto di passaggio che la vacuità compie di rovesciare in pienezza dell’apparire.