Nada
nada (« rien »)
Parola spagnola per « *nulla* ». In Giovanni della Croce, indica la via dello spogliamento totale con cui l’anima si svuota di ogni appetito — gustare, sapere, possedere, *essere* — per raggiungere il *todo*, il Tutto di Dio. Il *nada* non è una privazione subita, ma una notte scelta: si lascia ogni « qualcosa » di finito come un piolo, per salire verso ciò che non si possiede come una cosa. Il nulla qui è una soglia, non un termine.
Pour goûter tout, il faut n'avoir de goût pour rien ; pour savoir tout, il faut désirer de ne rien savoir ; pour posséder tout, il faut souhaiter de ne rien posséder ; pour être tout, il faut vouloir n'être rien.
Nada, in spagnolo, significa « nulla ». Giovanni della Croce ne fa il nome di un’ascesa paradossale: per scalare il Monte Carmelo fino al todo, il Tutto di Dio, l’anima non prende la via dell’acquisizione, ma il suo esatto contrario. A ogni appetito – gustare, sapere, possedere, essere – corrisponde un nada affine. Non si tratta di avere di meno, ma di smettere di voler trattenere; e l’ultimo gradino, il più alto, non riguarda più l’avere, ma l’essere: per essere tutto, bisogna voler non essere nulla.
Il nada non è un vuoto né una mortificazione fine a sé stessa. Svuota per lasciare spazio ad altro: l’anima svuotata è un luogo preparato, e il vuoto attende il suo ospite. È la « quadruplice notte » dei sensi e dello spirito in cui ci si immerge « per giungere alla luce del tutto ». Da distinguere dalla chénosi, che designa anzitutto il gesto di Dio che si abbassa, mentre il nada indica lo sforzo della creatura che si spoglia; e dalla decréation weiliana, che dissolve l’io senza sempre porre al termine l’unione nuziale a cui mira il Carmelo.
Il contrasto più netto riguarda l’Oriente. Il nada e il nibbāna condividono lo stesso gesto – svuotare, lasciare, non aggrapparsi più a nulla – ma i loro orizzonti si oppongono. Il nada è scavato per essere colmato: si apre a una pienezza, l’unione con un Dio che è il Tutto. Il nibbāna, l’estinzione di un fuoco privo di alimento, non si apre a nessun Tutto: ciò che cessa è la sete, e con essa le rinascite. Un nulla invoca un ospite; l’altro spegne la fiamma. Nada non è śūnyatā né nibbāna: stessa porta, due cieli.