Latin · Filosofia occidentale

Conatus

conatus

Lo sforzo con cui ogni cosa tende a perseverare nel proprio essere. In Spinoza, non è un attributo della cosa, ma la sua stessa essenza in atto: una pietra, un albero, un uomo non sono altro che la spinta con cui si mantengono nell'esistenza. Il *conatus* è l'asse attorno a cui ruota tutta l'*Etica* — desiderio, gioia, virtù vi si riconducono.

L’effort par lequel chaque chose s’efforce de persévérer dans son être n’est rien en dehors de l’essence actuelle de cette chose.
Baruch Spinoza, Éthique, Livre III, proposition 7. Garnier Frères, 1913 · trans. Charles Appuhn · source

Il latino conatus — da conari, sforzarsi, tentare — indica lo slancio, la tensione, lo sforzo messo in atto. Spinoza ne fa il primo principio della sua fisica degli esistenti: «Ogni cosa, per quanto è in sé, si sforza di perseverare nel proprio essere» (III.6). Non per un decreto venuto dall’esterno, né per un istinto aggiunto alla cosa, ma perché una cosa non porta in sé nulla che possa distruggerla. Esistere è già resistere alla propria scomparsa.

Il passo decisivo viene compiuto nella proposizione successiva: questo sforzo non è nulla al di fuori dell’essenza attuale della cosa. Il conatus non è ciò che la cosa ha, ma ciò che essa è. Non c’è prima un essere, poi una tendenza a conservarsi; la tendenza è l’essere stesso, colto come potenza in atto. Da qui tutto il seguito: riferito all’anima e al corpo insieme, il conatus si chiama appetito; consapevole di sé, diventa desiderio. La gioia non è che il suo accrescimento, la tristezza la sua diminuzione.

Da distinguere dalla volontà o dal desiderio consapevole: il conatus non è una scelta, non è una facoltà deliberante. Precede ogni coscienza e la fonda. Noi non desideriamo una cosa perché la giudichiamo buona — la giudichiamo buona perché il conatus già ci spinge verso di essa. È rovesciare l’ordine comune delle ragioni: l’appetito è primo, il giudizio segue.

Da distinguere anche dall’istinto di conservazione biologico: il conatus non è una pulsione vitale tra le proprietà di un vivente, ma la formula ontologica di tutto ciò che è — modi finiti che esprimono, ciascuno a suo modo determinato, la potenza infinita della sostanza. Quando questa potenza è mossa dall’esterno e rivolta contro se stessa, l’esistente cade nella servitù; quando procede dalla sua sola natura, è virtù e potenza d’agire.

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