Minidewak
bodwewadmin (anishinaabe)
Il *potawatomi* che la botanica Robin Wall Kimmerer traduce con « donare dal profondo del cuore ». Indica il *giveaway* cerimoniale, in cui è la persona onorata a offrire, e più in generale un’economia in cui la ricchezza si misura sulla capacità di dare. Esteso al vivente, il *minidewak* designa la circolazione incessante dei doni con cui il mondo si regge — la Terra compresa, ricevuta come un dono da far passare.
C'est notre giveaway traditionnel, le minidewak, qui signifie « donner du fond du cœur »
Minidewak racchiude in una radice, min, ciò che il francese distribuisce su due parole senza legame: il dono e la bacca — «la forma a cuore della fragola», osserva Kimmerer. La lingua intreccia il dono al piccolo frutto rosso, e fa del dono una cosa che cresce, matura e si ridona, non qualcosa che si liquida.
La parola colma una mancanza precisa. Il nostro «dono» oscilla tra due povertà: o l’elemosina (un surplus elargito dall’alto), o lo scambio mascherato (do per obbligare, perché mi si restituisca). Minidewak nomina un terzo regime: il dono che impegna senza asservire. «Un regalo ti chiede qualcosa. Di prendertene cura.» Non ci si libera di un minidewak, lo si rilancia; circola in cerchio, e «i doni seguiranno il cerchio della reciprocità e torneranno a te».
Tre usi si incastrano in Kimmerer. Cerimoniale innanzitutto: nel giveaway, è l’ospite d’onore a offrire, e «la ricchezza dei popoli tradizionali si misura dalla loro capacità di donare». Etico poi: donare diventa la misura di ciò che vali, contro l’accumulo che «appesantisce». Cosmico infine: «la terra e le rocce danzano in un minidewak continuo», e la Terra stessa è «un dono che dobbiamo trasmettere dopo averlo ricevuto».
Da distinguere da la raccolta onorevole, che regola ciò che si prende: il minidewak regola ciò che si restituisce. Due versanti di uno stesso patto di reciprocità, l’uno rivolto al prendere, l’altro al donare.