Potawatomi · Potawatomi

Emingoyak

Terra potawatomi con cui Robin Wall Kimmerer indica la terra: *« ciò che ci è stato donato »*. Il nome porta in sé il dono e il dono obbliga: la terra è ricevuta, mai posseduta. Kimmerer lo contrappone esplicitamente a *«risorse naturali»* e *«servizi ecosistemici»*, espressioni che relegano fin da subito il vivente dalla parte della proprietà.

En potawatomi, nous parlons de la terre sous le terme emingoyak : « Ce qui nous a été donné »
Robin Wall Kimmerer, Tresser les herbes sacrées, Épilogue : Rendre le don. Le lotus et l'éléphant, 2021 · trans. Véronique Minder

Emingoyak non descrive la terra, ma dice il nostro legame con essa: « ciò che ci è stato dato ». Mentre un nome comune pone un oggetto davanti a noi, questo inscrive nella cosa stessa un destinatario e un debito – non un debito da saldare, ma l’onere di averne cura e di trasmetterla.

La parola colma ciò che le nostre lingue omettono. Dire « risorse naturali » o « servizi ecosistemici » significa, scrive Kimmerer, parlare « come se la vita degli altri esseri fosse nostra proprietà »; « come se la Terra non fosse una ciotola colma di bacche, ma una miniera a cielo aperto, e come se il cucchiaio fosse una ruspa ». Il vocabolario gestionale classifica subito il vivente nell’avere. Emingoyak lo colloca nel ricevuto.

La differenza non è di tono, ma di grammatica: un dono resta in transito, attende di essere passato; una proprietà si ferma al suo proprietario. Chiamare la terra emingoyak significa ricordare che non ne siamo i padroni, ma i depositari – affine in questo all’urihi di Davi Kopenawa, la terra-foresta vivente di cui gli umani sono solo abitanti tra gli altri, e che la parola « natura » già tradisce.

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