Karma
karma (karman)
L'atto, e per estensione la conseguenza dell'atto. Nella *Bhagavad-Gītā*, il karma non è anzitutto la legge morale di retribuzione che ne ha fatto l'Occidente, ma il principio stesso dell'attività: tutto, nel cosmo, si regge sull'*Atto*. Nessuno può astenersene; la questione non è quindi agire o meno, ma il modo di agire.
En effet, les animaux vivent des fruits de la terre ; les fruits de la terre sont engendrés par la pluie ; la pluie, par le Sacrifice ; le Sacrifice s’accomplit par l’Acte.
Burnouf traduce karman con « l’Atto », maiuscolo che ne segnala il rango cosmico. Il verso dispiega una catena: gli esseri viventi vivono dei frutti della terra, la terra delle piogge, la pioggia del Sacrificio, il Sacrificio dell’Atto — e l’Atto « procede da Brahma ». Il karma non è dunque solo ciò che compie un individuo; è il movimento con cui il mondo si sostiene e si rinnova.
Da qui nasce l’argomentazione centrale della Gītā contro la tentazione del ritiro. « Non è possibile che l’uomo, dotato di un corpo, si astenga del tutto da ogni azione ». Vivere è agire; non agire è ancora un modo di agire, e il più sterile. Il problema posto ad Arjuna non è mai stato smettere di agire, ma smettere di incatenarsi a ciò che fa.
Da distinguere dal kama, il desiderio, che corrompe l’atto innestandovi l’attesa del frutto: l’atto è neutro, il desiderio lo rende vincolante. Ecco perché il karma-yoga non elimina il karma ma lo purifica, e il nishkama-karma consiste nel mantenere l’Atto sottraendovi solo il desiderio. La retribuzione morale che si associa spontaneamente alla parola viene dopo: non è che il frutto da cui la Gītā insegna a svincolarsi.