Hau
Parola māori: il respiro, il vento, la forza vitale che circola. Nel senso comune, *hau* indica il vento, e si ritrova in *hauora*, «soffio di vita, salute, vigore». Ma il concetto che Marcel Mauss ha reso celebre, attraverso l’antico Tamati Ranapiri, è lo *hau* del dono: lo spirito della cosa donata. Quando un *taonga* (oggetto prezioso) passa di mano in mano, porta con sé una parte della forza vitale del donatore e della sua parentela, intrecciando le vite di chi dà e di chi riceve. Tenere per sé lo *hau* mette in pericolo; deve ripartire. Lo *hau* non salda lo scambio — lo rilancia, e tesse la solidarietà di vicinanza in vicinanza.
Whether it is a very good taonga or a bad one, I must give to you, because it is the hau of your taonga, and if I hold on to it for myself, I will die.
Hau significa innanzitutto il vento, il soffio. Lo si ritrova in hauora — il soffio vitale, la salute, il vigore. Ma l’hau ha una seconda vita, quella resa celebre da Marcel Mauss: l’hau del dono. La citazione letterale proviene qui da una mediazione esterna — Anne Salmond, storica pākehā (non māori) —, che riporta le parole dell’anziano Tamati Ranapiri all’etnologo Elsdon Best nel 1907: « Che si tratti di un taonga molto prezioso o di uno scadente, devo darlo a te, perché è l’hau del tuo taonga, e se lo trattengo per me, morirò ».
Quando un taonga, un bene prezioso, passa di mano, porta con sé una parte della forza vitale di chi lo dona e di tutta la sua parentela. L’oggetto donato non è libero: reca ancora l’hau del donatore. Ranapiri lo spiega a Best — se ricevo un taonga, poi lo trasmetto a un terzo, e un altro oggetto mi torna indietro, quel ritorno è l’hau del tuo taonga; trattenerlo per me mi farebbe morire. L’hau vuole ripartire.
L’hau del dono non è dunque il mauri, la scintilla vitale legata al corpo, né il wairua, lo spirito della persona: è la forza che circola nelle cose scambiate e unisce gli esseri. Rifiutare la reciprocità — l’hau whitia, l’hau deviato — spezza il tessuto. La stessa logica si ritrova nella raccolta onorevole e nell’ayni andino: si restituisce perché si è ricevuto.
L’hau non è il « regalo » dello scambio mercantile, che chiude la relazione nell’istante in cui si esaurisce e libera le parti l’una dall’altra. L’hau rilancia il dono: la cosa ricevuta obbliga, il contraccambio chiama un nuovo contraccambio, e così, passo dopo passo, si tesse la solidarietà — non l’estinzione di un debito, ma la cura di un legame.