Guṇa
गुण (guṇa)
I tre *guṇa* sono i modi costitutivi della natura (*prakṛti*): *sattva* (chiarezza, equilibrio), *rajas* (passione, movimento) e *tamas* (inerzia, oscurità). Burnouf li traduce con «Verità, istinto, oscurità». Tutto ciò che esiste nel mondo manifesto è frutto del loro intreccio e della loro mutevole predominanza. Non sono virtù da acquisire, ma forze impersonali che tessono la materia — compresa l’anima finché crede di esservi legata.
Vérité, instinct, obscurité, tels sont les modes qui naissent de la nature et qui lient au corps l’âme inaltérable.
La parola guṇa significa innanzitutto « filo », « filo sottile », « corda ». I tre guṇa sono i tre fili che, intrecciati, tessono la trama della natura (prakṛti): sattva, la trasparenza e l’equilibrio; rajas, l’impulso, la passione, il movimento; tamas, la pesantezza, l’inerzia, il torpore. Nulla nel mondo manifesto sfugge al loro intreccio — un oggetto, un’azione, un pensiero, persino un pasto portano l’impronta dell’uno o dell’altro, a seconda di quale vi predomini.
La loro funzione è di legare. La Gītā afferma che essi « legano al corpo l’anima immutabile »: incatenano l’ātman alla successione delle nascite, facendogli scambiare i loro vortici per la propria azione. La verità lega « attraverso la tendenza alla felicità e la conoscenza », l’istinto « attraverso la tendenza all’azione », l’oscurità « attraverso la stoltezza, l’indolenza ». Persino sattva, la più elevata, resta una catena — dorata, ma pur sempre una catena. Il traguardo del cammino non è coltivare la qualità luminosa a scapito delle altre due, ma trascendere tutte e tre: chi le ha superate è triguṇātīta, « oltre le qualità », e « si nutre di ambrosia ».
I tre guṇa ≠ virtù morali da perfezionare. Una virtù si coltiva e si attribuisce a un soggetto che la possiede; i guṇa sono modi impersonali della materia che attraversano il soggetto senza appartenergli. Il saggio non diventa « più sāttvico» come si diventerebbe più coraggiosi — cessa di identificarsi con l’intero gioco dei tre, assistendo al loro svolgersi « da spettatore e senza turbarsi ».