Espèce gardienne
custodial species (concept de T. Yunkaporta)
Concetto dell’accademico aborigeno Tyson Yunkaporta (clan apalech) in *Sand Talk* — in inglese *custodial species*, reso in francese con « specie guardiana » nella traduzione di Anne Delmas. Definisce il ruolo proprio dell’essere umano nella creazione: non dominarla né farsene padrone, ma averne cura dall’interno, « tenere la creazione in movimento » e contenere l’eccesso — a cominciare dal proprio. In un racconto del Sogno che Yunkaporta riceve da un anziano nyoongar, Noel Nannup, le specie si riuniscono per decidere quale sarà la *specie guardiana*; quella che pretende di essere il capo (l’<em>Emu</em>) è proprio quella che le altre devono riportare a terra. Essere la *specie guardiana* non è dunque un privilegio di supremazia, ma un compito volto a preservare l’insieme — l’opposto dell’amministrazione che si pone al di fuori del sistema che gestisce.
il raconte l’histoire du Rêve où a eu lieu une rencontre au cours de laquelle toutes les espèces avaient siégé pour débattre, afin de décider laquelle allait être l’espèce gardienne de toute la création.
L’espressione non è una parola autoctona, ma un concetto che Tyson Yunkaporta scrive nella sua lingua di scrittura, l’inglese — custodial species —, e che la traduzione francese rende con « specie guardiana ». Colma una lacuna precisa: abbiamo « padrone », « gestore », « amministratore » della natura, tutte parole che pongono l’essere umano al di sopra di ciò di cui risponde. Ci mancava il nome di un ruolo che si colloca al suo interno.
Perché è proprio questa la differenza. L’amministratore gestisce un dominio dall’esterno; ne risponde, ma lo sovrasta. La specie guardiana, invece, è una specie tra le altre, immersa nella creazione che custodisce e da essa vincolata. Il racconto del Sogno riportato da Yunkaporta lo esprime con un’immagine: quella delle bestie che si proclamano superiori e vogliono comandare, l’Emù, è proprio quella che il Canguro, l’Echidna e il Serpente devono contenere. La custodia del mondo si esercita contro la pretesa di dominarlo.
Da qui la stretta vicinanza con il Country dello stesso autore — la Terra di cui si è membri responsabili, mai proprietari: non si impara sul mondo, ci si rende simili ad esso per custodirlo « in movimento ». E da qui la sua opposizione al windigo, la figura della fame insaziabile: mentre la specie guardiana frena l’eccesso, il windigo è l’eccesso incarnato. Come la raccolta onorevole di Kimmerer, è una parola che misura l’umano non su ciò che può prendere, ma su ciò che sa trattenere.