Entraide
Da Pablo Servigne e Gauthier Chapelle, l’aiuto reciproco non è una virtù da praticare, ma un fatto del vivente: la tendenza degli organismi — batteri, piante, funghi, animali, umani — ad associarsi e sostenersi, osservabile dalla simbiosi alla reciprocità umana. Lungi dall’essere l’eccezione sentimentale in una natura *«rossa di denti e di artigli»*, è una delle due forze che strutturano il mondo vivente, intimamente legata alla competizione. Riprendendo l’intuizione di Kropotkin, gli autori ne fanno *«l’altra legge della giungla»*.
l’entraide est un fait omniprésent dans le monde vivant. C’en est même l’un des grands principes.
Servigne e Chapelle rovesciano una parola d’ordine. La cultura ereditata dal XVIIo secolo ha posto la competizione come lo stato « naturale » del vivente e la cooperazione come un rivestimento « ideologico »; loro dimostrano il contrario a partire da un secolo e mezzo di lavori: « La scienza ha raccolto abbastanza argomenti per poter dire ciò che avrebbe sempre dovuto restare una sconcertante banalità ». L’aiuto reciproco si legge ovunque — le leonesse cooperano per cacciare, gli alberi e i funghi si scambiano sostanze attraverso le radici, gli umani danno prima di ricevere. Non è l’opposto della competizione, ma il suo partner: il vivente mantiene « un equilibrio tra competizione e cooperazione, due forze contrarie intimamente legate e che non hanno senso l’una senza l’altra. Una sorta di yin e yang ».
L’eco rivendicato è quello di Pëtr Kropotkin, che già in Siberia osservava come « gli organismi che si aiutano reciprocamente sono quelli che sopravvivono meglio », e pubblicava nel 1902 L’aiuto reciproco, un fattore dell’evoluzione. Servigne e Chapelle aggiornano la sua tesi con l’etologia, l’economia sperimentale e la genetica molecolare — senza moralismi: « è importante non vedere sistematicamente l’aiuto reciproco come un atto moralmente buono ». Ci si aiuta anche per sopravvivere, per chiudere un gruppo, a volte per fare la guerra.
L’aiuto reciproco ≠ la « legge della giungla » nel senso del darwinismo sociale, quella lettura competitiva della selezione naturale che ne coglie solo la lotta del più forte: ne è l’altro versante, a lungo invisibile. E l’aiuto reciproco ≠ l’altruismo-virtù: non è innanzitutto un dovere che ci si impone, ma un fatto del vivente che si può inibire o esibire. Il gesto morale viene dopo la constatazione biologica, mai prima.