French · Filosofia occidentale

Convivialité

Da Ivan Illich, la *convivialità* indica un modo di vita in cui lo strumento resta al servizio della persona integrata nella sua comunità, e non il contrario. Una società è conviviale quando ciascuno conserva la libertà di agire con strumenti controllabili; cessa di esserlo quando lo strumento, superata una certa soglia, manipola l’uomo e lo riduce a consumatore-utente. La parola non designa il calore di un pasto condiviso, ma una politica dello strumento.

J’appelle société conviviale une société où l’outil moderne est au service de la personne intégrée à la collectivité, et non au service d’un corps de spécialistes.
Ivan Illich, La Convivialité, Introduction. Seuil, 1973

Illich devia una parola legata alla tavola per farne un concetto di politica tecnica. Nella accezione che forgia, precisa, « è lo strumento a essere conviviale e non l’uomo »: la convivialità qualifica innanzitutto il rapporto tra una persona e gli strumenti che impiega. Finché lo strumento resta maneggevole, riparabile, comprensibile, prolunga la libertà di chi lo usa. Superata una soglia, diventa despota: la macchina impone il suo ritmo, lo specialista si appropria della decisione, l’utente non ha più voce in capitolo sul modo in cui le cose vengono fatte.

Da qui la sua formula più densa: « Per convivialità intendo l’opposto della produttività industriale ». La produttività allinea i corpi al riflesso condizionato, moltiplica i bisogni che nessuna crescita sazia, e « si coniuga in termini di avere »; la convivialità, invece, « si coniuga in termini di essere ». Non è un rifiuto dello strumento — Illich vuole strumenti, ma dominabili, tenuti al di sotto della soglia in cui trasformano l’uomo in servo della macchina. Il gesto si ricollega all’attenzione richiesta da ogni ecologia dell’azione: giudicare un mezzo non in base al suo rendimento, ma a ciò che produce sul tessuto delle relazioni.

La convivialità di Illich ≠ la convivialità del linguaggio comune, quel calore di un pasto tra amici: non descrive un’atmosfera, ma una struttura dello strumento. E non coincide con la produttività: mentre questa misura un flusso, la convivialità misura la quota di libertà lasciata a chi agisce.

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