Complexité
Da Edgar Morin, la complessità non è la complicazione (un gran numero di elementi da enumerare), ma il carattere di ciò che è tessuto insieme — la parola latina *complexus* significa letteralmente « ciò che è intrecciato ». Un fenomeno complesso non si lascia ridurre alle sue parti: il tutto e le parti vi si generano a vicenda. Pensare la complessità significa rifiutare il pensiero che seziona, isola e semplifica.
La société est un « complexe » au sens du mot latin complexus qui signifie « ce qui est tissé ensemble ».
Ecco la traduzione in italiano idiomatico, mantenendo la formattazione Markdown e gli elementi richiesti:
Il fraintendimento comune assimila complessità e complicazione. Un orologio è complicato: tanti ingranaggi, ma uno smontaggio paziente ne dà conto interamente. Un ecosistema, una società, un organismo sono complessi: non si possono comprendere sommando i loro elementi, perché questi elementi si co-producono. Morin inserisce il tutto nelle parti tanto quanto le parti nel tutto.
Da qui il rifiuto di ciò che definisce pensiero disgiuntivo — quello che separa l’oggetto dal suo contesto, la disciplina dalle sue vicine, l’umano dalla natura. La complessità non è un elogio del vago: esige al contrario di tenere insieme la distinzione e la congiunzione, l’ordine e il disordine, senza sacrificare l’uno all’altro. È una disciplina, non una rinuncia.
Talvolta la si accosta alla noosfera di Teilhard o ai sistemi auto-organizzati della cibernetica, che condividono questa attenzione al tutto vivente. Ma il gesto proprio di Morin è meno una cosmologia che una riforma della conoscenza, indissociabile dalla relianza che collega ciò che la specializzazione ha separato. La complessità ≠ la complicazione: la seconda si risolve con l’analisi, la prima richiede che si impari a connettere.