Écologie de l'action
Concetto di Edgar Morin: un'azione, una volta avviata nel mondo, cessa di appartenere a chi l'ha intrapresa. Entra in un gioco di interazioni e retroazioni con l'ambiente in cui si svolge, che può deviarla dal suo corso o persino ritorcerla contro l'intenzione iniziale. Riconoscere questa *ecologia* significa ammettere di essere padroni dell'inizio di un'azione, mai delle sue conseguenze.
Par « écologie de l’action » on entend que toute action, une fois engagée, entre dans un jeu d’inter-rétro-actions dans le milieu où elle se déroule, et peut non seulement dévier de sa voie, mais déclencher des forces adverses plus puissantes que celles qui l’ont initiée pour finir par revenir comme un boomerang frapper la tête de ses auteurs.
Avviare un’azione significa affidarla al mondo. Finché resta un progetto, essa obbedisce a chi la concepisce; non appena si impegna, entra in una trama di interazioni e retroazioni che nessuno controlla. Il contesto la riprende, la combina con altre forze, e il risultato può discostarsi dall’intenzione — talvolta fino a rovesciarla. È questo il senso dell’immagine del boomerang: l’effetto torna a colpire chi lo ha innescato.
Morin ne trae due principi. Primo, l’azione una volta avviata sfugge alla volontà di chi l’ha iniziata; secondo, i suoi effetti a lungo termine restano imprevedibili. La conseguenza è etica e pratica: a un mondo incerto non si addice il programma — una sequenza di ordini eseguiti senza guardare fuori — ma la strategia, che si corregge man mano che incontra imprevisti e riceve informazioni lungo il percorso. Agire significa scommettere, poi restare attenti al ritorno della scommessa.
L’ecologia dell’azione è l’applicazione al campo dell’agire del pensiero della complessità: un’azione non è un tratto isolato che si può prolungare a piacimento, ma un filo intrecciato in una trama di interdipendenze, soggetto alla stessa relianza che lega ogni cosa al suo contesto. Ciò che credevamo di controllare da cima a fondo era sotto controllo solo all’inizio.
A volte la si confonde con il consequenzialismo, che giudica un atto dai suoi risultati: è l’opposto. Il consequenzialismo presuppone che si possano calcolare le conseguenze; l’ecologia dell’azione ne afferma l’imprevedibilità di principio. Non coincide nemmeno con il fatalismo: se l’autore non è padrone del risultato, resta comunque responsabile di aver messo in gioco l’azione. Non si risponde di ciò che non si poteva prevedere, ma si risponde sempre di aver deciso di agire.