Ecosofia
ecosophy (angl., Arne Naess) — de oikos, la maisonnée, + sophia, la sagesse
Parola coniata dal filosofo norvegese Arne Naess: non una scienza della natura, ma una saggezza vissuta — una visione del mondo ispirata dalle condizioni della vita nell'ecosfera, che orienta le decisioni concrete di chi la abbraccia. L'ecologia descrive; l'*ecosofia* impegna. Ognuno articola la propria: Naess chiama «Ecosophy T» la sua variante, senza pretendere che debba essere adottata.
So an ecosophy becomes a philosophical world-view or system inspired by the conditions of life in the ecosphere.
La parola composta oikos, la casa – la « dimora Terra » che Naess estende ben oltre la famiglia e il villaggio –, e sophia, la saggezza. La scelta del suffisso non è neutra: Naess distingue i composti in -logia (biologia, geologia), che mirano a una conoscenza impersonale, da quelli in -sophia, in cui l’intuizione deve essere « direttamente rilevante per l’azione ». Un’ecosofia non è ciò che si sa della natura, ma ciò a partire da cui si decide.
Da qui il suo statuto: « un’ecosofia è un sistema personale, una filosofia personale ». Non è né dimostrata né imposta; la si abita, la si rivede nel corso della vita. Naess non espone *l’*ecosofia, ma costruisce *un’*ecosofia, che battezza arbitrariamente Ecosofia T, e invita ognuno a elaborare la propria – Ecosofia X, Y o Z. Il gesto è deliberatamente non dottrinale: una saggezza che prescrivesse a tutti lo stesso sistema smetterebbe di essere saggezza per ridiventare dogma.
Da distinguere dall’ecologia in senso stretto, scienza descrittiva delle relazioni tra viventi: questa non stabilisce alcuna priorità di valore. Da distinguere anche dall’ambientalismo gestionale, che ottimizza risorse senza mutare lo sguardo. E da distinguere, infine, da ogni sistema chiuso che si imporrebbe uniformemente: un’ecosofia è plurale per costruzione, vicina in questo alla relianza e alla complessità – non un ordine ricevuto, ma un modo di tenere insieme il proprio pensiero e la propria dimora.