English · Trasversale

Écologie des savoirs

ecology of knowledges ; epistemologies of the South

Da Boaventura de Sousa Santos, l'*ecologia dei saperi* respinge il monopolio che la scienza occidentale si arroga sulla verità. Essa afferma che ogni forma di conoscenza è incompleta a modo suo, e che prendere coscienza di questa incompletezza reciproca condiziona ciò che egli definisce *giustizia cognitiva*. Si inserisce nelle «*epistemologie del Sud*»: un insieme di indagini sulla costruzione e la validazione dei saperi nati dalle lotte contro l'oppressione del capitalismo, del colonialismo e del patriarcato. Riconoscere questi saperi non significa giustapporli, ma farli dialogare nella loro diversità.

The ecology of knowledges is based on the idea that different forms of knowledge are incomplete in different ways and that creating awareness of this reciprocal incompleteness is a precondition for achieving cognitive justice.
Boaventura de Sousa Santos, The Pluriverse of Human Rights: The Diversity of Struggles for Dignity, Chapitre 1, « Human Rights, Democracy and Development » (citation en anglais). Routledge, 2019 · trans. texte original anglais ; rendu français maison

La diagnosi di Santos mira a una « monocultura »: l’idea che la scienza moderna occidentale sia l’unico sapere valido, il metro con cui misurare tutti gli altri, destinati a rimanere credenze, folklore o superstizione. Contro questa visione, propone un’ecologia – una coesistenza di saperi eterogenei. « The ecology of knowledges is based on the idea that different forms of knowledge are incomplete in different ways and that creating awareness of this reciprocal incompleteness is a precondition for achieving cognitive justice. »: l’ecologia dei saperi si fonda sull’idea che le diverse forme di conoscenza siano incomplete, ciascuna a modo suo, e che prendere coscienza di questa incompletezza reciproca sia la condizione per una giustizia cognitiva.

Il punto non è che tutti i saperi si equivalgano indistintamente. È che ognuno illumina una parte del reale e ne lascia un’altra nell’ombra; anche il sapere scientifico. Da qui il secondo termine, che radica questa ecologia: le epistemologie del Sud, che Santos definisce come « a set of inquiries into the construction and validation of knowledge that has emerged out of the struggles of those who have resisted the systematic oppression of capitalism, colonialism and patriarchy » – un insieme di indagini sulla costruzione e validazione dei saperi nati dalle lotte contro l’oppressione. Questo « Sud » non è una geografia, ma una posizione: quella degli oppressi, ovunque essi siano. Questa pluralità di mondi del sapere prolunga il pluriverso di Escobar e il suo modo di conoscere nel sentire-pensare; vale anche per la difesa dei beni comuni.

L’ecologia dei saperi ≠ relativismo: quest’ultimo rinuncia a ogni criterio e decreta che tutto si equivalga; Santos, invece, mantiene l’esigenza di validazione, ma la rende plurale anziché affidarla a un’unica giurisdizione. E le epistemologie del Sud ≠ un sapere « del Sud » riservato a una regione: è un’epistemologia della lotta, che può emergere ovunque ci si opponga alla cancellazione dei propri modi di conoscere.

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