Le commun
Da Dardot e Laval, il *comune* non designa né una cosa, né una risorsa, né un patrimonio condiviso: è il principio politico di un’attività attraverso cui uomini impegnati in uno stesso compito si obbligano reciprocamente. Un fiume, un software, una foresta non sono «comuni» per natura; lo diventano solo quando una pratica li istituisce come tali e ne regola insieme l’uso. Il *comune*, dunque, è un *fare*, non un *avere* — e ciò che istituisce è per principio sottratto all’appropriazione.
Le commun est à penser comme co-activité, et non comme coappartenance, co-propriété ou co-possession.
Ecco la traduzione in italiano idiomatico, mantenendo la struttura Markdown e gli elementi richiesti:
Il gesto di Dardot e Laval è strappare la parola alla cosa. Il pensiero ordinario immagina dei « beni comuni »: l’acqua, l’aria, i semi, risorse che andrebbero sottratte al mercato perché la loro natura le destinerebbe alla condivisione. Gli autori rifiutano questo slittamento. Nulla è comune in sé — nemmeno l’umanità, né un tipo di giudizio, né una qualità d’animo. « È solo l’attività pratica degli uomini che può rendere comuni le cose ». Il comune non risiede nell’oggetto, emerge dalla co-attività che lo istituisce e che si impegna a mantenerlo fuori dall’appropriazione.
Da qui il rovesciamento che il libro mette in luce: a lungo il comune è stato la grande minaccia per la proprietà; oggi è la proprietà a rivelarsi « la prima minaccia per la possibilità stessa della vita ». Istituire un comune non significa mettere una risorsa sotto una campana di vetro in nome della sua fragilità — sarebbe ancora farne un patrimonio senza soggetto. È l’esatto contrario dei focolari da ravvivare in Morizot: non santuarizzare, ma riaprire una responsabilità condivisa, una co-obbligazione per tutti coloro che sono coinvolti nella stessa attività. Il gesto si ricollega alla convivialità di Illich nel rifiutare di affidare a un corpo di specialisti ciò che riguarda l’agire insieme.
Il comune di Dardot e Laval ≠ i « beni comuni » degli economisti: questi ultimi collocano la condivisione nella proprietà di una cosa, quello in una pratica istituente. E il comune ≠ la comproprietà: laddove questa divide un avere tra aventi diritto, il comune fonda un’obbligazione tra chi agisce.