Divertissement
divertere (latin)
Da Pascal, il *divertimento* con cui l’uomo si strappa alla vista della propria condizione. La parola non indica il semplice svago, ma un’operazione precisa: tutto ciò che occupa e agita — il gioco, la caccia, la guerra, la carica, persino gli affari più seri — in quanto ci volge altrove e ci impedisce di pensare a noi stessi. Il suo motore non è l’oggetto inseguito («*non lo si vorrebbe se fosse offerto*»), ma il trambusto che distrae. Il *divertimento* è dunque un velo teso sul nulla, sulla miseria e sulla morte, che l’uomo non sopporta di guardare in faccia.
tout le malheur des hommes vient d’une seule chose, qui est de ne savoir pas demeurer en repos, dans une chambre
La parola deriva dal latino divertere, « voltarsi da un’altra parte », « distogliersi ». Il linguaggio comune l’ha addolcita facendone un sinonimo di piacere e distrazione; Pascal le restituisce la sua forza originaria. Divertire non significa rallegrare, ma distogliere — sottrarre lo sguardo a ciò che si rifiuta di vedere. Sotto questo unico termine, egli raccoglie condotte che tutto sembra separare: il gioco e la guerra, la conversazione e il governo dello Stato, la caccia e lo studio. Ciò che le accomuna non è il loro oggetto, ma la loro funzione: impedire all’uomo di rimanere solo con sé stesso, dove lo attende il pensiero della sua miseria e della sua morte.
Da qui il paradosso che Pascal mette in luce: non si cerca la preda, ma la caccia; non il guadagno, ma il movimento che ne distrae. Lo stesso re è circondato da persone la cui funzione è impedirgli di pensare a sé. Il divertimento non è dunque un vizio aggiunto alla natura: è la risposta spontanea di una « condizione debole e mortale » alla prospettiva insostenibile della quiete, in cui l’uomo « sente il suo nulla, il suo abbandono, la sua insufficienza ».
Occorre distinguerlo dai suoi vicini. L’accidia è subita — un disgusto che spinge fuori dal luogo —, mentre il divertimento è amato: ci si precipita, lo si paga a caro prezzo. L’occupatio degli stoici indica l’affaccendarsi che ruba il tempo; il divertimento pascaliano scava più a fondo, fino al motivo del nulla che l’affaccendarsi ricopre. E non si oppone all’ozio, ma al faccia a faccia: un riposo pieno di distrazioni resta divertimento; solo il riposo nudo, che i monaci chiamano quiete, pone l’uomo davanti a ciò che fugge.