Devenir-animal
Il divenire-animale non è l'imitazione di un animale né l'identificazione con esso: è entrare in una zona di vicinanza con particelle, velocità, affetti che sono quelli dell'animale senza diventarlo realmente. È un processo molecolare, un'alleanza piuttosto che una filiazione, un contagio piuttosto che una somiglianza — un blocco di divenire in cui due termini si trasformano l'uno con l'altro senza che né l'uno né l'altro resti ciò che era.
Devenir, c'est, à partir des formes qu'on a, du sujet qu'on est, des organes qu'on possède ou des fonctions qu'on remplit, extraire des particules, entre lesquelles on instaure des rapports de mouvement et de repos, de vitesse et de lenteur, les plus proches de ce qu'on est en train de devenir, et par lesquels on devient.
Il titolo del plateau è datato — 1730 — in riferimento ai lupi mannari che la stregoneria del XVIII secolo ancora evocava. Deleuze e Guattari partono da qui non per l’etnografia, ma per una questione di filosofia: che cos’è un rapporto con l’animale che non sia né metafora né imitazione?
La storia naturale classica pensava gli animali per somiglianza — serie o strutture di analogia. L’evoluzionismo pensò la vita per filiazione — discendenza e parentela. Il divenire-animale non è né l’uno né l’altro. Non prende in prestito dall’animale i suoi caratteri distintivi per trasporli sull’uomo (metafora). Non risale a un antenato comune (genealogia). Procede per alleanza e contagio: entrare in un vicinato di particelle, di velocità, di affetti che circolano tra corpi eterogenei e li trasformano nel passaggio. Il film Willard (1972), che analizzano in apertura, mostra Willard meno «con» i suoi ratti che in divenire-ratto: non per costume né per desiderio di essere un roditore, ma perché qualcosa passa tra loro, un blocco di alleanza e contagio che disfa le coordinate edipiche e professionali del personaggio.
Ciò che caratterizza il divenire-animale è il branco piuttosto che l’individuo. Non si diventa il lupo, si entra in un lupulemento, una molteplicità di movimenti e intensità. Il lupo solitario sarebbe già una riterritorializzazione — l’animale domestico, l’animale-archetipo, l’animale del sogno individuale. Il branco, invece, è molecolare: resiste a ogni soggettivazione, a ogni assegnazione di un io stabile.
Da distinguere dalla metafora e dal totemismo. La metafora mantiene i due termini separati (l’uomo è come un lupo) e non trasforma nulla. Il totemismo istituisce una corrispondenza strutturale tra serie umane e serie animali — un’analogia di proporzionalità, non un vicinato reale. Il divenire-animale non somiglia, non corrisponde: passa tra, crea un blocco in cui i due termini si deterritorializzano insieme. Non è l’uomo che imita l’animale, né l’animale che simboleggia l’uomo — è una zona di prossimità in cui le particelle dell’uno e dell’altro diventano indiscernibili, per il tempo del passaggio.