Cheng
誠 (chéng)
La sincerità confuciana, ma intesa in un senso forte che la parola francese indebolisce: non l'onestà verso gli altri, ma la perfetta coincidenza di un essere con la propria realtà. Lo *Zhongyong* ne fa la Via del cielo stessa; in Zhou Dunyi e Zhu Xi, è il fondamento delle virtù e la molla che porta le cose al loro compimento. Essere pienamente *cheng* significa realizzare la propria natura — e, con lo stesso movimento, compiere quella di tutte le cose. (Il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: questo termine vi è classificato come trasversale.)
Sincerity is the beginning and end of things. Without sincerity there would be nothing. Therefore the superior man values sincerity.
« La sincerità è l’inizio e la fine delle cose. Senza di essa, non esisterebbe nulla. » — La sincerità è il principio e il compimento di tutto; senza di essa, non vi sarebbe nulla. Lo Zhongyong colloca così il cheng (誠) al centro dell’essere stesso, e non della sola morale. Il termine non indica anzitutto la franchezza verso gli altri, ma l’autenticità realizzante: la coincidenza senza residui di una cosa con la propria natura.
Lo stesso capitolo lo esprime diversamente: «La sincerità è la Via del cielo; raggiungere la sincerità è la via dell’uomo». Il cielo è cheng senza sforzo — non mente su ciò che è. L’uomo, invece, deve diventarlo, sviluppando appieno la propria natura fino al suo compimento. Portare a termine il proprio essere, dice il testo, è umanità; portare a termine quello di tutte le cose è saggezza — la sincerità unisce l’interno e l’esterno.
Zhou Dunyi radicalizza: «La saggezza non è altro che la sincerità», fondamento delle cinque virtù costanti e fonte di ogni attività. Per questa corrente, il tao confuciano non è il vuoto taoista, ma proprio quel cheng — un corso delle cose descritto come veritiero, in cui la realtà non si sottrae mai. È per questo che il cheng prepara la fusione del sapere e dell’agire: un essere pienamente sincero non sa diversamente da come agisce.
Il cheng non è la sincerità psicologica, quel sentimento di dire il vero che può accompagnare l’errore: implica la realtà, non l’intenzione. Non è nemmeno una virtù tra le altre — è ciò senza cui nessuna virtù regge.