Fa
法 (fǎ)
La legge come la concepisce il legismo di Han Fei: uno standard oggettivo, pubblico, scritto, uguale per tutti senza riguardo al rango. Statuti e ordini formulati dallo Stato, accompagnati da ricompense per chi obbedisce e da castighi per chi trasgredisce. Il sovrano non governa attraverso la virtù né con l’esempio, ma rendendo il male impraticabile — «*utilizza l’incapacità degli uomini a fare il male*» piuttosto che contare sulla loro bontà.
By law is meant statutes and orders formulated by the government, with punishments which will surely impress the hearts of the people. Rewards are there for those who obey the law and punishments are to be imposed on those who violate orders.
« Per legge si intendono statuti e decreti formulati dal governo, con pene che colpiranno senz’altro il cuore del popolo. » — Fa (法) indica il modello, il parametro, la regola; per i legisti, la legge positiva dello Stato. Han Fei ne dà una definizione da amministratore: testi promulgati, pubblici, sostenuti da due leve — la ricompensa e il castigo, che altrove definisce le « due maniglie » del potere.
Il motore non è la fiducia nell’uomo, ma la sfiducia. « Quando il saggio governa lo Stato, non si affida al fatto che gli uomini agiscano bene per lui, ma sfrutta la loro incapacità di fare il male. » La legge non presuppone alcuna virtù: organizza paure e appetiti in modo che l’interesse di ciascuno coincida con l’ordine. Da qui la necessità di pubblicità — una regola nascosta non può impressionare i cuori — e di uniformità: vale per il ministro come per il popolano.
È in questo che il fa rompe con la tradizione confuciana. Il governo attraverso i riti (li, 禮) modellava i comportamenti dall’interno, attraverso la vergogna e la deferenza, ed era graduato: diversi riguardi per il principe rispetto al servo. Il fa livella: non educa il cuore, ne incanala gli effetti, e tratta i ranghi con la stessa misura.
Il fa ≠ il rito confuciano, interiorizzato e differenziato, laddove la legge è esterna e uniforme. Il fa ≠ la rettitudine, quel senso interiore del giusto: Han Fei diffida proprio di ogni misura radicata nella coscienza, troppo incerta per governare. Il fa ≠ infine la legge naturale o la benevolenza che inizia dai più vicini: non è né un ordine cosmico da scoprire, né un amore da estendere, ma un artificio che il sovrano impone e fa temere.