Greek · Stoicismo

Doxa

δόξα (doxa)

Parola greca che esprime in un sol termine due cose: l'opinione — ciò che sembra vero — e la reputazione — lo splendore che si ha nell'opinione altrui. Il verbo da cui deriva, *dokeîn*, significa «sembrare, apparire». Presso gli stoici, la *doxa* nel senso di reputazione è annoverata tra i beni esteriori, «ciò che non dipende da noi»: reale, talvolta utile, ma mai opera nostra. La saggezza non sta nel disprezzarla, ma nel non riporvi il proprio riposo.

Celles qui ne dépendent pas de nous, c'est le corps, les biens, la réputation, les dignités : en un mot tout ce qui n'est pas notre œuvre.
Épictète, Manuel, I. Librairie Ch. Delagrave, 1875 · trans. Jean-Marie Guyau · source

Ecco la traduzione in italiano idiomatico, mantenendo la formattazione Markdown e gli elementi richiesti:

Il greco doxa (δόξα) tiene insieme ciò che il francese disperde in due parole. Formato su dokeîn (sembrare, apparire), indica innanzitutto l’opinione — ciò che appare vero a qualcuno, in contrapposizione al sapere certo — e poi, per slittamento semantico, la reputazione: l’immagine che si ha nell’opinione altrui, lo splendore, la gloria. Lo stesso termine designa quindi ciò che appare e la considerazione che se ne ricava.

Tre usi da non confondere. In Platone, la doxa si oppone all’epistēmē: è l’opinione incerta, al di qua della conoscenza. Per gli stoici, la doxa-reputazione è un bene esteriore — Epitteto la annovera, nel primo capitolo del Manuale, tra le cose che «non dipendono da noi». Infine, per i monaci greci, la kenodoxia, la vana gloria, non è più una realtà esterna, ma una passione dell’anima, l’appetito dello sguardo che si insinua persino nelle virtù.

È la lettura stoica che Schopenhauer riprende, secolarizzandola, quando definisce la reputazione «la nostra esistenza nell’opinione altrui». La doxa-reputazione non è dunque, come la vana gloria, un vizio da estirpare in sé: è un bene reale ma estraneo, che non si tiene in mano propria — da distinguere dalla proairesis, l’unica facoltà che lo stoico considera interamente sua.

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