Moro
moros (pluriel)
Tra i Kággaba (Kogi) della Sierra Nevada di Santa Marta, il *moro* è il bambino o l’adolescente scelto per divinazione per proseguire, oltre alla formazione iniziale di nove anni che riceve ogni futuro Mama, altri due periodi di nove anni nell’oscurità e nel digiuno — fino a diventare uno di quegli oracoli che, si dice, « hanno visto arrivare la fine del mondo ». Il termine indica anche, più in generale, ogni allievo in formazione per diventare Mama. Non è un titolo onorifico: è una privazione vissuta, di cui Mama Bernardo, formato fin dall’infanzia, ha raccontato la durezza ad Alan Ereira.
When you want to be a Mama you have to concentrate, you can't wander about thinking about girls, thinking about this and about that. You have to concentrate and really listen to what the Mamas say to you. And when you start to be a moro you can't just do whatever you want, everything is controlled. When the Mamas take you out to make an offering you have to fast, you go without eating, and when you come back they also don't give you anything to eat.
Moro è una parola kággaba che il libro di Alan Ereira, documentarista britannico della BBC, riporta senza tradurla — segno che nessun equivalente francese le corrisponde. Ereira stesso non ha mai incontrato un moro: «vivono in alto nella Sierra e parlano solo con i Mamas». Ciò che sappiamo di loro proviene da un informatore, poi da un Mama che fu egli stesso moro — Mama Bernardo —, la cui parola ci raggiunge attraverso due mediazioni: la traduzione orale sul posto, poi l’inglese di Ereira.
Diventare Mama richiede già due periodi di nove anni nell’oscurità — nove, il numero della gestazione, il numero dei mondi. Il moro va oltre: altri due periodi di nove anni, in un isolamento così rigoroso che il contatto con un «impuro» — chiunque resti prigioniero del mondo fisico grossolano — annullerebbe tutta la preparazione. Alcuni escono alla luce solo dopo trent’anni. Mama Bernardo, avviato a questo cammino da bambino e non dalla culla, ne ha conservato la durezza: «devi concentrarti, non puoi perdere tempo a pensare alle ragazze»; quando i Mamas ti portano a fare un’offerta, «digiuni, non mangi, e quando torni non ti danno nulla neppure loro» — se non, forse, nel cuore della notte.
Il moro non è un semplice discepolo: è un corpo e una mente che si preparano, attraverso la fame e il silenzio, a sostenere un sapere che la comunità non affida a nessun altro. La fame non è un incidente dell’ascesi, ne è lo strumento — si impara a desiderare meno per ascoltare meglio. Ciò che il moro impara a portare è ciò che la scheda aluna chiama il pensiero-madre: e una volta diventato Mama, sarà lui a vigilare affinché il debito del pagamento sia saldato secondo la Legge d’origine. Da non confondere con il novizio monastico cristiano, il cui voto impegna una volontà già formata: il moro, spesso scelto da bambino per divinazione, non ha scelto — è la comunità che ha visto in lui, prima ancora che lui si vedesse, colui che un giorno dovrà scorgere la fine del mondo.