Kiatsi
Tra i Nomatsiguenga, il Kiatsi è un signore delle profondità dei fiumi e dei laghi: un essere dal lungo pelame, con barbe lunghe *«come bisce»*, che afferra con esse chi passa sull’acqua. Non attacca per attaccare: ha molte figlie, e fa rovesciare le imbarcazioni perché gli uomini richiesti da loro restino a vivere sul fondo, sposati. Quelli che scompaiono nel gorgo non salgono in cielo — la loro anima è *«richiesta»* dagli esseri delle profondità. Il Kiatsi non è né un mostro da sconfiggere né un incidente: è un *dueño*, un proprietario del mondo acquatico che preleva vivi come generi.
su pelo es largo, sus barbas son largas como las culebras y eso le permite atrapar a su presa, a alguna persona cuando pasa por ahí. Pero este Kiatsi no ataca por atacar, sino porque tiene bastantes hijas.
Kiatsi è un lessema nomatsiguenga, attestato così com’è nel racconto di Mabanga Casantyo. Designa uno dei signori del mondo acquatico — quel livello della cosmovisione in cui si trova anche l’Itimaiti Jokatague-tachari, « la città dei morti che hanno fatto naufragio ». Il Kiatsi regna sul fondo dei fiumi e dei laghi. Il suo segno distintivo è un corpo: peli lunghi, e soprattutto barbe lunghe como las culebras, come le bisce, che usa per afferrare chi gli passa sopra.
Ciò che distingue il Kiatsi da un semplice predatore è il suo movente. Non attacca per fame né per malvagità — no ataca por atacar — ma perché ha molte figlie da maritare. Quando una di loro desidera uno sposo nomatsiguenga che passa in zattera, il Kiatsi solleva un mulinello e l’equipaggio si rovescia. Gli uomini che scompaiono sono quelli che le figlie hanno richiesto: resteranno sul fondo, sposati. Quelli che nessuno ha reclamato a volte si salvano. L’annegamento non è quindi un caso, ma un’alleanza forzata; l’anima del disperso non va in cielo, è pedida, reclamata dagli esseri di sotto.
Il Kiatsi appartiene alla stessa famiglia di figure del Kimosito, che afferra il bagnante per il piede nelle profondità delle pozze. Sono i dueños dell’acqua, coloro che prelevano i vivi.
Il Kiatsi non è la tigre de la sua anima è tigre, dove l’uomo condivide l’anima con la bestia e diventa essa: lì, una stessa vita circola tra umano e animale; qui, il signore delle acque non si confonde con nessuno — resta un altro, una potenza che cattura e sposa. E a differenza del mondo più che umano come concetto che estende la comunità morale al vivente, il Kiatsi ricorda che questo mondo popolato di persone non è benevolo: navigarvi significa passare sul tetto di qualcuno che cerca generi.