Kaitiaki
Parola māori: il guardiano — spesso un'intera tribù, piuttosto che un individuo — investito del compito di vigilare su un luogo, una risorsa o un popolo. Secondo Hirini Moko Mead, tradizionalmente erano le tribù in occupazione a essere i *kaitiaki* di tutti i luoghi del loro territorio; rivendicare oggi lo status di *kaitiaki* di un *wāhi tapu*, un luogo sacro, serve anche a consolidare una pretesa di occupazione o di proprietà. Il *kaitiaki* indica l'agente, colui o coloro che custodiscono; la *kaitiakitanga*, già pubblicata in questo dizionario, indica il compito stesso, l'esercizio continuo di questa custodia. Il termine non è quindi innanzitutto un concetto ecologico: è una posizione insieme genealogica e politica, oggi reinvestita nelle rivendicazioni fondiarie e nelle richieste di riconoscimento.
They were the kaitiaki of all places in their areas of occupation. Today some groups want to be identified as the kaitiaki of a wāhi tapu as a way of asserting an occupation or owning claim.
Hirini Moko Mead — Ngāti Awa — colloca il kaitiaki nel contesto preciso dei wāhi tapu, i luoghi sacri, e del loro riconoscimento da parte delle amministrazioni contemporanee. Ricorda l’ordine antico: « They were the kaitiaki of all places in their areas of occupation » — le tribù erano i custodi di tutti i luoghi del loro territorio di insediamento. Non è un incarico che si ottiene, è una posizione che si detiene, per il solo fatto di abitare e mantenere un luogo da generazioni.
Mead nota subito lo slittamento del presente: « Today some groups want to be identified as the kaitiaki of a wāhi tapu as a way of asserting an occupation or owning claim » — oggi alcuni gruppi vogliono essere riconosciuti come kaitiaki di un luogo sacro, un modo per affermare una rivendicazione di occupazione o di proprietà. La parola, antica, viene ridefinita dal diritto fondiario neozelandese, dalle richieste di risarcimento del trattato di Waitangi, dagli studi di impatto ambientale. Essere kaitiaki oggi significa anche difendere una causa davanti a un’amministrazione che ignora la genealogia.
Il kaitiaki non è né un individuo isolato né una funzione che si assume per vocazione personale: il più delle volte è la tribù stessa, o il sottogruppo che ne custodisce la memoria dei luoghi. La sua legittimità deriva dal whakapapa, la genealogia che lega una stirpe a una terra precisa — non da un titolo esibito, ma da una continuità dimostrata attraverso i racconti, le tombe, gli usi tramandati.
Resta da distinguere chiaramente il kaitiaki dalla kaitiakitanga, già presente in questo dizionario nella voce di Anne Salmond. La kaitiakitanga è l’incarico stesso — il principio, l’esercizio costante della cura, gli obblighi che legano un custode a ciò che protegge. Il kaitiaki è colui che lo porta: l’agente, non l’astrazione. Si può descrivere la kaitiakitanga senza nominare nessuno; non si può essere kaitiaki senza un luogo preciso e una stirpe precisa che vi ti leghino. L’una è il principio, l’altro ne è il soggetto vivente — ed è proprio questa differenza che Mead chiarisce quando mostra la parola stravolta, nel presente, a strumento di rivendicazione.