L'insuffisance de la richesse
Argomento dialettico di Boezio (libro III): la ricchezza, lungi dal sopprimere il bisogno, lo accresce, e non rende mai il suo possessore autosufficiente. Interrogato sui suoi tesori passati, Boezio ammette di non aver mai conosciuto un giorno senza desiderio né affanno — prova che il ricco ha ancora bisogno, dunque non basta a sé stesso. Peggio: la ricchezza stessa espone a un bisogno supplementare, quello di una protezione contro chi vorrebbe rapirla.
Donc la richesse ne peut faire qu’un homme n’ait besoin de rien et se suffise à lui-même ; c’est pourtant ce qu’elle paraissait promettre.
La Filosofia non rifiuta la ricchezza in generale: interroga Boezio sulla sua. In mezzo a tutti i tesori del passato, ha mai conosciuto un solo giorno senza affanno? Boezio ammette di no. Il suo dolore nasceva sempre dalla stessa molla: il desiderio di vedere presente una cosa assente, o assente una cosa presente. Ora, un desiderio è un bisogno — e chi ha bisogno non basta a sé stesso. La conclusione cade da sé: «Dunque la ricchezza non può fare in modo che un uomo non abbia bisogno di nulla e basti a sé stesso; eppure è proprio ciò che sembrava promettere.»
Un secondo argomento chiude la dimostrazione. Lungi dal sopprimere il bisogno, l’abbondanza ne crea uno nuovo: quello di proteggersi. Il ricco ha bisogno «di una protezione presa in prestito dall’esterno» per custodire ciò che chiunque può strappargli con la forza o con l’astuzia — i processi che intasano i tribunali non hanno altra origine. Le cose si rovesciano allora: chi si credeva affrancato da ogni bisogno dipende in realtà dall’aiuto altrui. E il denaro, anche in quantità, non impedisce né la fame, né la sete, né il freddo: rende il bisogno più sopportabile, ma non lo elimina mai. Altrove nello stesso libro, Boezio generalizza la constatazione — i bisogni crescono in proporzione alle ricchezze, mentre si riducono a ben poco per chi li regola sulla natura e non sull’insaziabilità del desiderio.
Questa doppia dimostrazione isola uno solo dei «falsi beni» che il sommo bene designa collettivamente. Boezio non si limita a includere la ricchezza tra le cinque illusioni della Fortuna: mostra, caso per caso, perché proprio questa fallisca nel mantenere la promessa di autosufficienza.
≠ sommo bene: questo termine indica l’errore comune ai cinque falsi beni — scambiarli per il tutto quando non ne sono che frammenti. Questa voce tratta solo di un frammento, la ricchezza, e dell’argomento specifico che la confuta. ≠ autarkeia: l’autarchia epicurea è una disposizione interiore, acquisita limitando il desiderio. Qui Boezio dimostra il contrario — che la ricchezza, bene esteriore per natura, non produce mai questa autosufficienza, a nessuna quantità, poiché genera sempre un bisogno in più: quello della sua stessa protezione.