Homonoia
ὁμόνοια (homonoia)
La concordia: ciò che Aristote chiama *«l’amicizia civile»*, l’accordo di una città su ciò che si deve volere e fare. Non una semplice conformità di opinioni — degli sconosciuti possono pensare allo stesso modo sull’astronomia senza alcuna concordia tra loro — ma l’intesa pratica sugli interessi generali: prendere la stessa parte ed eseguire di concerto la risoluzione comune. Essa si applica sempre ad atti, e a quelli che importano a tutti. Presuppone persone perbene, poiché i malvagi, per egoismo senza freni, sono perpetuamente in disaccordo.
La concorde aussi parait bien avoir quelque chose de l'amitié ; et voilà pourquoi il ne faut pas la confondre avec la conformité d'opinions
La parola greca homonoia (ὁμόνοια) — letteralmente «unità di pensiero» — indica in Aristotele la concordia, che egli annovera tra le cose dell’amicizia. «Anche la concordia sembra avere qualcosa dell’amicizia; ed è per questo che non va confusa con la conformità di opinioni» (il corpus scritto riporta parait senza accento circonflesso: paraît). Tutto il sesto capitolo del nono libro si regge su questo monito contro la confusione.
Pensare la stessa cosa di un altro, infatti, non significa accordarsi con lui. Una conformità di opinioni può esistere tra persone che non si conoscono affatto, e su un oggetto privo di conseguenze. Due sconosciuti che la pensano allo stesso modo sull’astronomia non per questo hanno alcuna concordia: essere d’accordo su tali questioni non implica la minima affezione. La concordia richiede qualcosa di diverso da un sapere condiviso — richiede una volontà condivisa.
Aristotele la colloca dunque nell’azione, non nella speculazione. «La concordia si applica sempre ad atti», e tra gli atti, a quelli che hanno importanza e possono essere ugualmente utili a tutti. Si dice che una città goda di concordia quando ci si intende sugli interessi generali, si prende la stessa decisione e si mette in pratica insieme la risoluzione comune: che i poteri siano elettivi, che ci si allei con un determinato popolo. È in questo senso che la definisce amicizia civile — la philia estesa alla dimensione della città.
Presuppone, infine, persone virtuose. Queste vogliono ciò che è giusto e utile alla comunità, e vi si dedicano insieme. I malvagi, incapaci di concordia se non a frammenti, si contendono il vantaggio e rifuggono gli oneri e le fatiche; ciascuno volendo tutto per sé, sono in perpetuo disaccordo, costringendo l’altro senza mai volere essi stessi la giustizia. L’egoismo senza freni dissolve il legame che la concordia intreccia.
Homonoia (concordia) ≠ conformità di opinioni: pensare allo stesso modo su un oggetto astratto, anche tra sconosciuti, non crea concordia, che riguarda invece gli atti e gli interessi comuni. Homonoia ≠ eunoia: la benevolenza è un sentimento individuale verso una persona, mentre la concordia è l’accordo collettivo di una città su ciò che occorre fare. E la concordia non è un’unanimità forzata: presuppone persone virtuose che si accordano liberamente, non volontà costrette alla stessa scelta.