Greek · Filosofia occidentale

Eunoia

εὔνοια (eunoia)

La benevolenza: volere il bene altrui unicamente per lui stesso, senza attendersi nulla in cambio. Aristotele, nel libro IX, ne fa l’inizio dell’amicizia senza che sia ancora amicizia — si può essere benevoli verso sconosciuti, persone mai viste, o atleti che si ammirano da lontano. Manca la reciprocità riconosciuta e lo scambio condiviso che creano il vero legame. La benevolenza è così «un’amicizia pigra» che, maturata dal tempo e dalla familiarità, può diventare amicizia.

Pour un ami au contraire, on dit qu'il faut lui vouloir du bien uniquement pour lui-même; et l'on appelle bienveillants les cœurs qui veulent ainsi le bien d'un autre, quand même ils ne seraient pas payés de retour par celui qu'ils aiment.
Aristote, Éthique à Nicomaque, Livre IX, ch. V. La Morale d'Aristote, Ladrange, 1856 · trans. Jules Barthélemy-Saint-Hilaire · source

La parola greca eunoia (εὔνοια) esprime la buona disposizione del cuore verso gli altri – letteralmente il «buon pensiero» che si nutre per qualcuno. Aristotele la distingue con cura, nel nono libro dell’Etica Nicomachea, dall’affetto che si può provare per le cose inanimate. Si può augurare che un vino si conservi, ma solo per berlo al momento giusto, non per il bene del vino in sé. «Per un amico, invece, si dice che bisogna volergli bene unicamente per lui stesso; e si chiamano benevoli quei cuori che desiderano il bene altrui, anche quando non ricevono nulla in cambio da chi amano.»

Il tratto distintivo della benevolenza risiede proprio in quest’ultima clausola: non esige nulla in cambio. La si può provare per persone mai viste, purché le si creda oneste o capaci di qualcosa di grande – l’ammirazione per un atleta che si vede gareggiare ne è l’esempio tipico. Il benevolo vuole il suo bene, e persino che vinca; ma non muoverebbe un dito per lui, né condividerebbe con lui fatica o fortuna. È ancora solo un moto dell’animo, senza azione comune.

Da ciò Aristotele deduce che la benevolenza è il germe dell’amicizia, il suo inizio, non il suo compimento. Sta all’amicizia come il piacere degli occhi sta all’amore: non ci si innamora se prima non si è provato gusto a guardare. Allo stesso modo, nessuno è amico se prima non è stato benevolo; ma il benevolo non è per questo amico. La benevolenza resta un affetto ozioso, che genera amicizia solo se il tempo e la frequentazione reciproca la maturano, aggiungendovi familiarità e reciprocità riconosciuta.

È anche attraverso di essa che si apre la concordia della città: non ci si può accordare durevolmente con chi non si desidera alcun bene. La benevolenza individuale è la soglia dell’homonoia, l’amicizia civile estesa agli interessi comuni.

Eunoia (benevolenza) ≠ philia (amicizia compiuta): la prima ne è solo l’inizio, senza reciprocità nota né vita condivisa, mentre la seconda presuppone tempo, abitudine e uguaglianza d’animo. Eunoia ≠ attaccamento interessato: si vuole il bene dell’altro solo per lui, non per il vantaggio che se ne trae, il che la distingue dalle amicizie di utilità o di piacere. E la benevolenza resta un sentimento individuale, mentre l’homonoia è l’accordo pratico di un’intera città su ciò che va fatto.

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