French · Filosofia occidentale

Espace lisse et espace strié

Due modelli di spazio che Deleuze e Guattari oppongono e poi fanno continuamente comunicare: lo *striato* organizza attraverso l’intreccio di costanti e variabili (catena e trama, longitudine e latitudine), è chiuso, misurato, suddiviso in griglie; il *liscio* è un’eterogeneità di base, aperto, non metrico, occupato senza essere contato (feltro piuttosto che tessuto, *nomos* piuttosto che *logos*). I due spazi esistono in realtà solo mescolati, traducendosi incessantemente l’uno nell’altro.

L’espace lisse et l’espace strié, – l’espace nomade et l’espace sédentaire, – l’espace où se développe la machine de guerre et l’espace institué par l’appareil d’État, – ne sont pas de même nature.
Gilles Deleuze & Félix Guattari, Mille Plateaux. Capitalisme et schizophrénie 2, plateau 14, « 1440 — Le lisse et le strié ». Éditions de Minuit, coll. « Critique », 1980

La frase che apre il plateau pone tre opposizioni a cascata — liscio e striato, nomade e sedentario, macchina da guerra e apparato di Stato — senza confonderle in una sola. Esse non coincidono termine a termine: è anzi tutto lo sforzo del capitolo mostrare, attraverso una serie di modelli (tecnologico, musicale, marittimo, matematico, estetico), come queste distinzioni di diritto si mescolino di fatto — «lo spazio liscio non cessa di essere tradotto, attraversato in uno spazio striato; lo spazio striato è costantemente riversato, restituito a uno spazio liscio».

Il modello tecnologico fissa il vocabolario: la tessitura intreccia due serie di fili perpendicolari, catena fissa e trama variabile, uno spazio necessariamente chiuso e omogeneo; il feltro, al contrario, si ottiene per follatura di fibre aggrovigliate senza ordine, senza alto né basso, materia propria del nomade e della sua tenda. Il modello greco raddoppia questa distinzione con un vocabolario politico: *«Il liscio è un nomos, mentre lo striato ha sempre un logos». Il nomos designa lo spazio aperto, non ripartito — steppa, altopiano, fianco di montagna —, la legge della distribuzione in uno spazio senza confini; il logos, quello della città che misura, divide, squaderna. Deleuze e Guattari seguono infine questa stessa partizione fino al mare, «archetipo di tutti gli spazi lisci», che la navigazione astronomica finisce progressivamente per striare — e poi fino all’aria e alla stratosfera, lisciate a loro volta per meglio controllare la terra striata.

Da distinguere dalla macchina da guerra, che occupa lo spazio liscio senza ridurvisi: lo spazio liscio e striato è il corrispettivo geometrico, la descrizione di un ambiente; la macchina da guerra è l’agencement collettivo che vi si muove, con i suoi affetti e i suoi divenire propri. Si può abitare in modo striato un deserto, o in modo liscio una città — la distinzione non è dunque semplicemente oggettiva, a ≠ delle strate, che catturano effettivamente la materia in unità stabili. Il liscio non si oppone all’organizzato come l’informe si oppone al formato: è uno spazio di variazione continua, non un’assenza di spazio.

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