English · Filosofia occidentale

Clôture opérationnelle

operational closure (anglais)

Da Varela, il criterio che consente di comprendere un sistema cognitivo o vivente non attraverso le sue relazioni di input e output, ma attraverso la *chiusura* del suo funzionamento: un sistema a *chiusura operazionale* è una rete di processi i cui risultati sono questi stessi processi — un circuito che non sfocia in nulla di esterno a sé. Non si tratta dell’assenza di scambi con l’ambiente (il sistema resta aperto sul piano materiale ed energetico), ma dell’autonomia della sua organizzazione: ciò che lo definisce non è ciò che entra o esce, ma il fatto che la sua operazione si richiuda su se stessa. Una simile rete sfugge all’eteronomia — al controllo da parte di meccanismi esterni.

A system that has operational closure is one in which the results of its processes are those processes themselves.
Francisco J. Varela, Evan Thompson, Eleanor Rosch, The Embodied Mind: Cognitive Science and Human Experience, chap. 7, « The Cartesian Anxiety », p. 140, note 9 (citation en anglais). MIT Press, 1991

Il brano parte da un’osservazione di Marvin Minsky sul cervello: non lo si può giudicare come si giudica una fabbrica, in base al modo in cui trasforma materie prime in prodotti finiti, perché il cervello opera cambiamenti al proprio interno — i suoi processi producono, tra le altre cose, altri processi. Da qui uno spostamento che Varela eleva a principio: comprendere un sistema cognitivo richiede di smettere di definirlo attraverso le sue relazioni di input e output per definirlo invece attraverso la sua chiusura operazionale — operational closure. La frase che fissa il concetto è netta: a system that has operational closure is one in which the results of its processes are those processes themselves — un sistema a chiusura operazionale è un sistema in cui i risultati dei processi sono quei processi stessi.

Non si tratta di una chiusura nel senso di isolamento: nulla impedisce al sistema di scambiare materia, energia, perturbazioni con il suo ambiente. Ciò che si richiude è l’operazione — il modo in cui la rete, nel suo stesso funzionamento, torna su sé stessa piuttosto che sfociare in un prodotto esterno, come una fabbrica sfocia in automobili. Reti di questo tipo, scrive Varela, sfuggono alla classe dei sistemi definiti da meccanismi di controllo esterni — l’eteronomia.

Da distinguere dall’autopoiesi: l’autopoiesi è il nome del caso biologico concreto — la cellula che produce i componenti che la producono. La chiusura operazionale è il criterio più generale di cui l’autopoiesi è un’istanza: Varela la applica anche ad automi cellulari puramente formali, senza membrana né metabolismo, purché presentino lo stesso anello organizzativo.

Da distinguere soprattutto dal accoppiamento strutturale, che non è sinonimo ma complementare: la chiusura dice ciò che rende il sistema uno e autonomo dall’interno; l’accoppiamento dice come lo stesso sistema, senza cessare di essere chiuso sulla propria organizzazione, entra in relazione con un ambiente che lo perturba senza determinarlo.

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