Metanoia
μετάνοια (metanoia)
Parola greca composta da *meta* (oltre, cambiamento) e *nous* (lo spirito, l’intelligenza): il rovesciamento del pensiero, il mutamento di sguardo da cui scaturisce la conversione. Il Nuovo Testamento ne fa la prima parola della predicazione («convertitevi»), e i Padri del deserto la spostano dal *foro* esteriore al *foro* interiore — non un atto che si compie una volta sola, ma un riorientamento continuo dell’anima. Il francese l’ha a lungo resa con *pénitence* o *conversion*, col rischio di ridurne il senso a un semplice rimpianto.
Il recommanda aux solitaires de ne pas se contenter de renoncer de bouche ou extérieurement au démon, nommé le prince du siècle, mais de le faire aussi intérieurement et réellement en corrigeant leurs vices.
Il greco metanoia non indica il rimorso, ma lo spostamento: meta-noein, pensare altrimenti, cambiare mente. È con questa parola che inizia la predicazione evangelica — un imperativo, non un’emozione. I monaci d’Egitto l’hanno accolta come un lavoro mai concluso. San Giovanni di Licopoli, accogliendo Rufino e i suoi compagni venuti da Gerusalemme per ascoltarlo, riduce tutta la sua dottrina a una distinzione: rinunciare «a parole o esteriormente» non basta; bisogna farlo «interiormente e realmente, correggendo i propri vizi». Il cambiamento di rotta è acquisito solo se raggiunge il luogo da cui si giudica e da cui si vuole.
Da qui il ruolo del penthos, il lutto di sé: non è il fine, ma il motore, il dolore che stacca l’anima da ciò a cui aderiva. E da qui la vigilanza della nepsis, che custodisce la soglia affinché il cambiamento non si dissolva al primo ritorno dei pensieri antichi. La metanoia non è mai un punto nel tempo; è un regime — l’intera età della vita rivolta da una parte piuttosto che dall’altra.
La metanoia non è dunque il rimorso. Il rimorso si volge al passato e vi si impantana; la metanoia volta le spalle al passato per guardare a ciò che chiama. L’uno è un’affezione che si subisce e può benissimo non cambiare nulla — ci si può rodere per un atto senza mai mutare pensiero. L’altra è una decisione dell’intelligenza, seguita da effetti. Il peccatore delle Vite che si converte non piange solo le sue colpe: «si rialza», e il suo esempio «serve da modello» agli altri. Piangere ciò che si è stati è il penthos; cessare di esserlo è la metanoia.