Logismoi
λογισμοί (logismoi)
I pensieri-tentazioni nella spiritualità dei Padri del deserto. Non i pensieri ordinari, ma quei moti dello spirito che si presentano dall’esterno come suggeriti, e che, se trattenuti, conducono al peccato. Evagrio Pontico ne ha stilato l’elenco degli otto principali. Il monaco non li sceglie; la sua lotta consiste nel non acconsentirvi.
Il nous fit voir clairement, dit-il, que ces pensées, que le diable avait inspirées dans notre cœur, étaient des piéges où il nous voulait faire tomber ; et il nous enflamma du désir d’une véritable mortification.
La parola greca logismós significa innanzitutto «calcolo», «ragionamento», «pensiero». Nel vocabolario monastico assume un significato tecnico: il pensiero che assale, l’idea che sorge e sollecita l’assenso. Cassiano racconta che il desiderio di tornare in patria, presso i suoi genitori, gli si era presentato in questa forma – e che l’abate Abramo gli mostrò come «questi pensieri, che il diavolo aveva ispirato nel nostro cuore, erano tranelli». Il logismós viene dall’esterno; la colpa non sta nell’avvertirlo, ma nel cedervi.
Da qui una sottile psicologia spirituale, che distingue vari gradi. La suggestione iniziale non impegna; segue poi il commercio con il pensiero, in cui ci si sofferma e si dialoga; infine il consenso, in cui la volontà si arrende. Tutta l’arte del monaco si gioca in questo intervallo: non impedire al pensiero di nascere, cosa che non dipende da lui, ma riconoscerlo per ciò che è e negargli dimora.
Da distinguere dalla vana-gloria, che non è il genere ma una specie: un logismós particolare, quello che insidia la stima degli uomini, e che i Padri annoverano tra gli otto. Parlare dei logismoi significa nominare l’intera classe di questi pensieri nemici, di cui la vana gloria e la superbia non sono che due esemplari. Da distinguere infine dalla sati buddhista: il monaco cristiano combatte e scaccia i suoi pensieri come assalitori, mentre l’attenzione buddhista li osserva senza guerra, finché non si sciolgono da sé.