French · Filosofia occidentale

Honneur

Da Schopenhauer, l’onore non è una virtù ma un tribunale: l’opinione che gli altri hanno del nostro valore, e il timore che essa ci ispira. Non misura ciò che valiamo, ma ciò che rappresentiamo agli occhi altrui. È una coscienza rivolta all’esterno, la cui sede è nella testa degli altri e non nella nostra.

L’honneur est, objectivement, l’opinion qu’ont les autres de notre valeur, et, subjectivement, la crainte que nous inspire cette opinion.
Arthur Schopenhauer, Aphorismes sur la sagesse dans la vie, Chapitre IV, De ce que l'on représente, § III — L'honneur. Germer Baillière, 1880 · trans. J.-A. Cantacuzène

Schopenhauer inizia scartando una formula troppo brillante: «L’onore è la coscienza esteriore, e la coscienza è l’onore interiore». L’epigramma affascina, ma resta vago; preferisce quindi una definizione che distingua l’oggettivo dal soggettivo. Oggettivamente, l’onore è l’opinione altrui sul nostro valore; soggettivamente, il timore di tale opinione. Esso appartiene interamente a ciò che si rappresenta, non a ciò che si è — da qui il suo posto nel capitolo sull’apparire, accanto al rango e alla gloria.

Il suo tratto più singolare è di essere negativo. L’onore non riguarda qualità peculiari, ma quelle che si presuppongono in ogni uomo. «L’onore si accontenta dunque di attestare che questo soggetto non fa eccezione, laddove la gloria afferma che ne è una». Non si acquista l’onore: ci si limita a non perderlo. Un solo atto palesemente contrario basta a sottrarlo, e questa perdita è irreparabile.

Da qui l’ironia della posizione schopenhaueriana: questo bene negativo, radicato nell’opinione altrui, governa l’uomo con una forza che la divisione fondamentale tra ciò che si è e ciò che si ha dovrebbe invece relegare all’ultimo posto. Si trema per uno sguardo, si muore per una reputazione, mentre la sede della nostra felicità è altrove.

L’onore schopenhaueriano ≠ la coscienza morale, che è il tribunale interiore e non dipende da alcun testimone. Esso ≠ la gloria, positiva e rara, che afferma un’eccellenza singolare mentre l’onore si limita a escludere la vergogna. ≠ la semplice doxa o la vana-gloria: non il desiderio di essere ammirati, ma il timore strutturato di decadere dal rango comune degli uomini affidabili.

← torna al lessico