Hominisation
Per Teilhard de Chardin, l'*ominizzazione* designa il superamento del « passo » della riflessione: il momento in cui la vita, nell'uomo, si ripiega su sé stessa e diventa capace di conoscersi. Non è un grado in più nell'evoluzione animale, ma un cambiamento di stato — il passaggio dall'istinto al pensiero. Il termine abbraccia due scale: la soglia individuale, in cui un essere accede alla coscienza riflessa, e la soglia collettiva, in cui la specie intera si umanizza e si spiritualizza nel corso della civiltà.
C’est à ce grand processus de sublimation qu’il convient d’appliquer, avec toute sa force, le terme d’Hominisation. L’Hominisation, qui est d’abord, si l’on veut, la saute individuelle, instantanée, de l’instinct à la pensée. Mais l’Hominisation qui est aussi, en un sens plus large, la spiritualisation phylétique, progressive, en la Civilisation humaine, de toutes les forces contenues dans l’Animalité.
Teilhard conia ominizzazione per designare ciò che nessun termine biologico riusciva a cogliere: non la comparsa di un nuovo animale, ma l’emergere del pensiero riflesso. La vita, dice, non si limita a evolvere; a una certa soglia, «si ripiega su sé stessa» e un essere comincia a sapere di esistere. È «il salto individuale, istantaneo, dall’istinto al pensiero»: un salto di natura, non di grado. L’occhio che guardava il mondo diventa un occhio che sa di guardare.
Il termine racchiude due dimensioni. C’è il passo elementare — l’ominizzazione dell’individuo, l’accesso di una coscienza alla riflessione — e il passo filetico, l’ominizzazione della specie, quella «spiritualizzazione progressiva» attraverso cui l’umanità intera si costruisce nel corso della civiltà. La stessa curva si prolunga poi nel pensiero collettivo, lo strato riflessivo che avvolge il pianeta: ciò che Teilhard chiama noosfera, generata da una noogenesi che sospinge l’insieme verso il punto Omega. L’ominizzazione è la cerniera di questo movimento verso una sempre maggiore complessità-coscienza.
L’ominizzazione ≠ l’evoluzione biologica. L’evoluzione ordina gradi — un organo più raffinato, un cervello più grande — nella continuità di un medesimo tessuto vitale. L’ominizzazione segna una discontinuità: un cambiamento di stato, il passaggio dal chiuso sul mondo al ripiegato su sé stesso. La differenza anatomica tra l’uomo e l’animale può restare minima; quella che separa un essere che pensa da uno che non pensa è, per Teilhard, totale.