French · Filosofia occidentale

Complexité-conscience

La legge della complessità-coscienza è l’asse di tutto il pensiero di Teilhard: più una materia si organizza e si complica, più si interiorizza e diventa consapevole. Complessità all’esterno e coscienza all’interno non sono due fenomeni paralleli, ma le due facce di uno stesso movimento — l’avvolgimento dell’universo su se stesso, dal semplicissimo all’estremamente complicato, pagato con un’ascesa correlativa di interiorità.

cet enroulement particulier « de complexité » se trouvant expérimentalement lié à une augmentation corrélative d’intériorisation, c’est-à-dire de psyché ou conscience.
Pierre Teilhard de Chardin, Le Phénomène humain, Postface « L'essence du phénomène humain ». Éditions du Seuil, 1955

Ecco la traduzione in italiano idiomatico, mantenendo la struttura Markdown e gli elementi richiesti:

Teilhard parte da un’osservazione che considera empirica: risalendo la scala del vivente, dal minerale alla cellula, dalla cellula al cervello, due grandezze crescono insieme. All’esterno, la complessità — non il semplice accumulo di parti, ma l’organizzazione sempre più serrata di elementi sempre più numerosi intorno a un centro. All’interno, la coscienza — l’interiorità, ciò che chiama la psyché. Dove la materia si avvolge e si concentra, qualcosa comincia a percepire, poi a sapere. La pietra non ha quasi un dentro; l’uomo ne ha un abisso.

Ciò che Teilhard definisce una legge è l’affermazione che questa correlazione non sia un accidente tardivo riservato al cervello, ma la trama stessa dell’universo fin dalle origini. Tutta la materia ha un lato interno, infinitesimale all’inizio, che cresce con l’organizzazione. L’evoluzione cessa allora di essere una semplice complicazione meccanica: è un’ascesa di anima. La noosfera ne è la soglia varcata sulla Terra — il momento in cui l’interiorità, divenuta riflessione, tesse la propria trama.

Complessità-coscienza ≠ un progresso lineare che proceda, ingenuamente, dal peggio al meglio: Teilhard descrive un’ascesa orientata, costosa, attraversata da tentativi ed errori, che converge verso il Punto Omega. E non coincide con la complessità di Morin: questi elabora un principio per il pensiero che connette, senza presupporre alcuna direzione del mondo; Teilhard, invece, fa della complessità crescente la freccia stessa dell’universo. L’uno riforma lo sguardo; l’altro orienta il cosmo.

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