Sanskrit · Vedānta

Dharma

धर्म (dharma)

Il dharma è l'ordine che regge le cose: la legge cosmica, ma anche il dovere proprio di ogni essere secondo il suo posto e la sua natura. Burnouf lo rende con «legge» o «dovere». La sua forma più esigente è lo *svadharma*, «la propria legge» — il compito adatto a ciò che si è, fosse anche modesto. Meglio adempierlo in modo imperfetto che eccellere in quello altrui.

Il vaut mieux suivre sa propre loi, même imparfaite, que la loi d’autrui, même meilleure ; il vaut mieux mourir en pratiquant sa loi : la loi d’autrui a des dangers.
anonyme (Mahābhārata), Bhagavad-Gîtâ, Lecture III, 35. Bibliothèque orientale, 1861 · trans. Émile Burnouf · source

La radice dhṛ- significa « tenere », « sostenere ». Il dharma è ciò che tiene il mondo in ordine e tiene ogni essere al suo posto: l’ordine cosmico, la giustizia, la legge e — declinato nel modo più vicino all’individuo — il dovere che gli spetta in proprio. Burnouf lo traduce ora con « legge », ora con « dovere », a seconda che l’accento cada sulla regola o sul compito.

La sua forma decisiva nella Gītā è lo svadharma, « la propria legge ». Arjuna, guerriero, vorrebbe deporre le armi per la quiete dell’asceta; Krishna gli risponde che è meglio fallire nel compito che è il suo che riuscire in quello di un altro. Lo svadharma non è un ideale da scegliere: è l’atto adeguato alla propria natura e alla propria posizione, là dove già ci si trova. Legato al karma, fonda la possibilità di agire con giustizia senza tuttavia vincolarsi al frutto dell’azione.

Svadharma ≠ una legge morale universale e astratta. Il principio kantiano vale per ogni soggetto razionale indifferentemente; lo svadharma è situato, irriducibilmente mio, e ciò che è dovere per il guerriero non lo è per il sacerdote. Non si confonde nemmeno con il ruolo sociale imposto: non è la casta a assegnare dall’esterno, ma l’atto conforme alla propria natura compiuto dall’interno, « poiché il saggio tende a ciò che è conforme alla sua natura ».

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