Min bao wu yu
民胞物與 (mín bāo wù yǔ)
« Il popolo è mio fratello, gli esseri miei compagni. » Formula condensata dell’*Iscrizione occidentale* di Zhang Zai (1020-1077): poiché il Cielo è mio padre e la Terra mia madre, ogni vivente mi è parente. Ma la fratellanza cosmica non è un sentimento — è un dovere graduale: rispettare gli anziani, amare l’orfano e il debole, riconoscere come fratelli tutti coloro che soffrono e non hanno alcun sostegno. La parentela universale si misura dagli obblighi che comporta. (Il confucianesimo non ha una voce propria nella nomenclatura: questo termine vi è classificato come trasversale.)
Even those who are tired, infirm, crippled, or sick; those who have no brothers or children, wives or husbands, are all my brothers who are in distress and have no one to turn to.
« Anche coloro che sono stanchi, infermi, storpi o malati; quelli che non hanno né fratelli né figli, né mogli né mariti, sono tutti miei fratelli in difficoltà, senza nessuno a cui rivolgersi. » — persino gli esausti, gli infermi, gli storpi, i malati; chi non ha né fratello né figlio, né sposa né marito, sono tutti miei fratelli nella sventura, senza nessuno verso cui volgersi. Così si conclude l’Iscrizione occidentale, quelle poche righe che Zhang Zai fece incidere sulla parete ovest del suo studio, e che il neoconfucianesimo terrà come sua carta morale.
La formula min bao wu yu (民胞物與) ne riassume il senso: « il popolo, mio fratello; gli esseri, miei compagni ». Ma l’iscrizione non si limita alla dichiarazione di parentela (ripresa altrove); ne trae la conseguenza pratica. Se il Cielo è mio padre e la Terra mia madre, allora « rispettare gli anziani » e « aver cura dell’orfano e del debole » non sono più precetti imposti dall’esterno: sono gli obblighi che si devono ai propri familiari. L’umanità (ren) cessa di essere una virtù interiore per diventare un dovere domestico, esteso alla scala del cosmo.
Il punto decisivo sta in quest’ultima frase: il fratello privilegiato non è il potente, ma lo storpio, l’isolato, colui « che non ha nessuno verso cui volgersi ». La fraternità cosmica si verifica al suo margine più fragile — non per slancio sentimentale, ma come un debito verso chi nessuno reclama, debito che prolunga la logica dell’aiuto reciproco dandole un fondamento cosmologico: siamo fatti della stessa sostanza.
Il min bao wu yu non è dunque filantropia, che soccorre un altro rimasto altro: è il riconoscimento che l’afflitto è letteralmente della mia famiglia. E non è nemmeno la fusione mistica con il Tutto — Zhang Zai non si dissolve nell’universo, ma vi prende posto come figlio, con doveri ben definiti.