Japanese · Buddhismo

Makyō

魔境 (makyō)

I makyō sono i fenomeni illusori — visioni, allucinazioni, sensazioni — che emergono durante lo *zazen* intenso, in una fase precisa della pratica. Da *ma* (魔), «demone», e *kyō* (境), «il mondo oggettivo»: le apparizioni «diaboliche» del *sitting*. Segno della forza della concentrazione, punto critico a metà strada, ma trappola se ci si attacca.

Makyo are the phenomena—visions, hallucinations, fantasies, revelations, illusory sensations—which one practicing zazen is apt to experience at a particular stage in his sitting.
Yasutani Hakuun (éd. Philip Kapleau), The Three Pillars of Zen, Part One, « Yasutani-rōshi's Introductory Lectures », 3. Illusory Visions and Sensations. Anchor Books / Random House, éd. révisée 1989

Yasutani-rōshi definisce il termine senza giri di parole: «Makyō sono i fenomeni—visioni, allucinazioni, fantasie, rivelazioni, sensazioni illusorie—che chi pratica zazen è incline a sperimentare in una particolare fase della sua seduta.» La parola unisce ma (魔), il demone, e kyō (境), il mondo oggettivo: sono le apparizioni «diaboliche» che emergono durante la seduta.

Non sono un male in sé. Il rōshi vi scorge persino un punto di riferimento: «È un makyō, prova che hai raggiunto un punto critico, a metà strada. I makyō non si manifestano quando sei svogliato, né quando la pratica è matura.» Né all’inizio pigro, né alla piena maturità: la fantasmagoria segna l’intensità della concentrazione, la soglia del mezzo cammino. Il pericolo non sta nella visione, ma nell’attaccarsi ad essa—lasciarsene catturare, e diventa ostacolo.

Makyō ≠ kenshō o satori: i makyō sono l’illusione che sorge prima della visione autentica, mai questa visione. Makyō ≠ semplice allucinazione patologica: sono fenomeni attesi di una pratica in via di maturazione, da attraversare senza soffermarvisi, non un sintomo da curare.

← torna al lessico